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L’azienda Tonnino fa rinascere il Ceuso: “Dagli antichi appunti di Giacomo Tachis ridiamo vita a un grande vino”

22 Maggio 2024
Da sinistra Benedetto Tonnino, Francesca Tonnino, Antonino Tonnino, Cristina Grillo, Lorenzo Barbera Da sinistra Benedetto Tonnino, Francesca Tonnino, Antonino Tonnino, Cristina Grillo, Lorenzo Barbera

Un’etichetta che riporta alla rinascita del vino siciliano. Nel senso contemporaneo del termine almeno. Un vino che arriva dalla intuizione, dagli studi e dagli appunti di un grande enologo, Giacomo Tachis, che di quella stagione fu fra i protagonisti indiscussi.

Tra le campagne nelle colline fra Alcamo e Calatafimi Segesta rinasce il Ceuso, vino storico della cantina dei fratelli Melia e adesso rinato sotto l’etichetta Tonnino che ha rilevato non solo il baglio del 1860 ma anche la “ricetta” di quel grande rosso siciliano, nato in una terra votata soprattutto ai bianchi.

Una storia iniziata nel 1995: un blend di Nero d’Avola per il 50%, e la restante metà Cabernet Sauvignon e Merlot. Insomma: un bordolese con taglio siciliano di cui Tonnino produce 4mila bottiglie, destinate per la maggior parte al mercato internazionale, Stati Uniti in testa.

Ceuso è un grande rosso da invecchiamento, ottenuto da una selezione in vigna delle uve, i mosti sono vinificati con la tecnica a cappello sommerso in piccoli serbatoi in acciaio. Finita la fermentazione, il vino matura in cemento e continua la sua evoluzione in barrique Seguin Moreau.

Il vino di Tachis fu prodotto dal 1995 al 2012, poi lo stop. La sua seconda vita riprende nel 2020, contemporaneamente all’acquisto del Baglio Ceuso da parte di Antonio Tonnino, che insieme ai lavori nella struttura ottocentesca ha ripreso la produzione. Proprio il 2020, caratterizzata da eccezionale ampiezza e lunghezza aromatica, tannini nobili e vellutati, è l’annata presentata nel corso di un pranzo con la stampa.

“Abbiamo ritrovato gli antichi appunti di Giacomo Tachis – racconta Tonnino – da cui emergono tutta la sua passione e meticolosità. Con noi lavora ancora il cantiniere di Tachis, Gino Amato, memoria storica dell’azienda e di questa etichetta”.

Al di là del Ceuso, Tonnino produce altre 10 etichette, un totale di 150mila bottiglie che sono il risultato della coltivazione, interamente in biologico, di 120 ettari vitati.

Una storia aziendale nata negli anni Cinquanta, con Paolo Asta, nonno materno di Antonio, fra i pionieri della produzione di vino nella Valle del Belìce, che aveva acquistato dei terreni nella zona di Poggioreale e poi una tenuta a Contessa Entellina. Fino agli anni ’80 si produceva solo vino sfuso, poi da quella data in poi arrivano le cantine sociali con un percorso che andò avanti fino all’arrivo in azienda di Antonio, che inizia a imbottigliare.

L’obiettivo? “Arrivare a 500mila bottiglie – dice Tonnino -, restando sempre artigiani del vino, le nostre parole d’ordine sono biologico e sostenibilità. Non è un caso che la nostra azienda sia totalmente autosufficiente dal punto di vista ecologico, ce lo permette un impianto fotovoltaico da 50 Kw sul tetto del baglio, invisibile ma molto efficiente”.

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