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Scenari

Accordo Ue-Mercosur in bilico. La Francia frena, l’Italia è decisiva

16 Dicembre 2025
da sinistra il presidente francese Emmanuel Macron, la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, la premier Giorgia Meloni da sinistra il presidente francese Emmanuel Macron, la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, la premier Giorgia Meloni

Le resistenze di alcuni stati membri, guidati dalla Francia, rendono incerto l'esito del voto. E l'Italia potrebbe essere davvero l'ago della bilancia

Rischia di saltare l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e Mercosur. Le resistenze di alcuni stati membri – uno su tutti la Francia -, le tensioni sul fronte agricolo e i nodi ambientali ancora irrisolti, rappresentano un percorso a ostacoli che pesano su un dossier ritenuto strategico da Bruxelles. Intanto, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non intende fermarsi, ed è decisa a recarsi in Brasile il 20 dicembre per firmare l’accordo. La Francia, che deve affrontare la rabbia degli agricoltori per i timori di una concorrenza sleale da parte dell’America Latina, si oppone e vuole rinviare il voto. In questo scenario così caotico, l’Italia potrebbe giocare un ruolo decisivo. Alla posizione del presidente Emmanuel Macron, infatti, sembrerebbe essersi associata la premier Giorgia Meloni.

Cosa prevede il Mercosur?

L’accordo Ue–Mercosur è un trattato di libero scambio tra l’Unione Europea e Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Prevede sostanzialmente la riduzione dei dazi su oltre il 90% dei prodotti scambiati, facilitando l’export europeo di beni industriali e l’ingresso nel mercato Ue di prodotti agricoli sudamericani, come carne e zucchero, tramite quote. Per le imprese europee questo si traduce in un accesso più facile ai mercati sudamericani, in particolare per automobili, macchinari, farmaci, prodotti chimici e beni industriali, oggi soggetti a dazi elevati. Sul fronte opposto, per i Paesi europei, si aprirebbe maggiormente il proprio mercato ai prodotti agricoli del Mercosur, come carne bovina e avicola, zucchero, riso ed etanolo, attraverso quote a dazio ridotto. È proprio questo capitolo a suscitare le maggiori resistenze, soprattutto tra gli agricoltori.

Paesi Ue contrari e il ‘no’ della Francia

Perché l’accordo venga adottato, è necessaria una maggioranza qualificata degli stati membri dell’Ue e una minoranza di blocco di quattro Paesi che rappresentano il 35 per cento della popolazione dell’Unione potrebbe far saltare la ratifica. Al momento, i paesi contrari sono Ungheria, Polonia, Austria e la Francia tra i principali detrattori. In particolare, Parigi lamenta il mancato rispetto di tre condizioni poste mesi fa alla Commissione per la ratifica dell’accordo, e rimaste inascoltate. La prima sostanzialmente riguarda ‘una clausola di salvaguardia’, una sorta di ‘pausa’ quando si ferificano troppe importazioni che iniziano a stabilizzare il mercati. La seconda richiesta si riferisce alle ‘clausole di reciprocità o specchio‘, un principio molto semplice che afferma che non si possono lasciare che prodotti fabbricati con pesticidi e additivi vietati in Europa vengano importati nel mercato europeo. La terza, infine, i controlli, ovvero la possibilità di controllare i prodotti sia nei mercati di esportazione che nei nostri porti e mercati in Europa.

Il fronte del ‘no’ in Italia

Nel nostro Paese, il fronte del ‘no’ è guidato dalla Coldiretti che con 1,6 milioni di associati, è la principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo. Un’opposizione netta, quella di Coldiretti, che non ritiene credibile parlare di sostegno al mondo agricolo “mentre si porta avanti un piano che prevede il taglio di 90 miliardi di euro alla Pac, di cui 9 miliardi sottratti all’agricoltura italiana, colpendo direttamente redditi, produzioni e sicurezza alimentare”.  Senza l’obbligo dell’etichetta d’origine e senza una revisione radicale di accordi come il Mercosur, così come oggi impostato, si “continua a spalancare il mercato a produzioni che non rispettano le stesse regole ambientali, sociali e sanitarie” sottoliena ancora Coldiretti, danneggiando “l’agricoltura europea e mettendo a rischio la salute dei cittadini”.  In sintesi, l’accordo rappresenta “l’abbandono consapevole dell’agricoltura e della sovranità alimentare dell’Unione, è la dimostrazione che la Von der Leyen non è in grado di gestire il ruolo istituzionale che ricopre e che, come nel caso del Mercosur, continua ad ingannare agricoltori e cittadini consumatori di tutta Europa”. Una “scelta folle” che dimostrerebbe “tutta la miopia dell’attuale Commissione”, mettendo a rischio “la sovranità alimentare di 450 milioni di cittadini, mentre grandi potenze come gli Usa e la Cina vanno ad aumentare le risorse destinate alla produzione agricola”.

Chi è a favore

Tra chi, invece, si dice a favore, c’è il settore vitivinicolo che giudica  l’accordo Ue-Mercosur “un passaggio di particolare interesse nel quadro delle necessarie garanzie a tutela dell’agricoltura europea”, come sottolinea il presidente il presidente dell’Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, in una lettera inviata al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri degli Affari esteri e dell’Agricoltura, Antonio Tajani e Francesco Lollobrigida. Pur prevedendo l’abbattimento dei dazi nell’arco di otto anni, l’intesa “potrebbe contribuire ad ampliare gli sbocchi commerciali in un contesto in cui l’export italiano resta fortemente concentrato – prosegue Frescobaldi – oggi circa il 60% delle vendite all’estero di vino si concentra su cinque mercati, un livello di dipendenza che rende le imprese più esposte a oscillazioni o criticità del quadro internazionale. L’accordo prevede inoltre la riduzione di molte barriere non tariffarie, oltre al riconoscimento e alla tutela delle indicazioni geografiche europee. In questa prospettiva, l’Unione europea ha l’opportunità di diversificare i propri mercati di riferimento; per questo si invita a proseguire il confronto diplomatico in modo da arrivare a una conclusione dell’accordo con tempi e modalità equilibrati per entrambe le parti”.  Secondo la lettera, l’apertura di un mercato di oltre 250 milioni di consumatori potrebbe sostenere la crescita del settore e favorire la presenza su nuovi mercati in una fase in cui alcune destinazioni tradizionalmente solide risultano in rallentamento o più incerte. Per ragioni storiche e culturali, l’area sudamericana viene indicata come un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani. Oggi, ad esempio, i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti per effetto dei dazi all’importazione: una loro riduzione o eliminazione potrebbe migliorare in modo diretto la competitività delle aziende.

Il voto previsto sabato 20 dicembre

Domenica, Parigi aveva chiesto formalmente il rinvio  della votazione sull’accordo per avere maggiori garanzie per gli agricoltori europei, ma senza il via libera degli Stati membri la presidente della Commissione Ursula von der Leyen non potrà firmare  il 20 dicembre in Brasile a firmare l’intesa con il presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Per bloccare l’accordo, serve un fronte compatto che deve comprendere almeno quattro Stati membri e, al memento, l’Italia non ha ancora chiarito la sua posizione. Il governo è diviso tra la protezione degli agricoltori e la sigla dell’accordo per non andare contro l’Europa. Un silenzio, tuttavia, che potrebbe presagire un voto contrario. E in questo quadro così incerto,  Roma potrebbe diventare l’ago della bilancia tra i sostenitori dell’accordo e i Paesi che cercano di bloccarlo.