Ci troviamo nell’area della Doc Cirò, la più conosciuta e importante denominazione calabrese. Questo territorio, costituito da colline che degradano dolcemente verso la costa ionica, vanta una storia vitivinicola millenaria, risalente al periodo della Magna Grecia o addirittura a epoche precedenti.
Baroni Capoano nasce dalle tradizioni di un’antica famiglia che annovera nei secoli numerosi personaggi illustri. L’attuale azienda inizia a imbottigliare nella seconda metà degli anni Novanta, quando il dottor B. R. Capoano, medico chirurgo, decide di dare una svolta all’attività produttiva, da lui concepita come un connubio fra tradizioni contadine e moderne tecnologie, puntando alla qualità.
Pochi anni dopo, nel 2005, è Massimiliano Capoano a imprimere un nuovo impulso alla crescita della cantina, che avvia così un percorso di costante sviluppo commerciale. Oggi i vigneti si estendono complessivamente per 25 ettari tra i comuni di Cirò e Cirò Marina, in diverse località storiche: Ceramidio, Sant’Anastasia, Vallo e Feudo. Le viti sono allevate in parte ad alberello e con basse rese.
Vengono coltivate in biologico, con certificazione, varietà autoctone come Gaglioppo, Magliocco, Nerello Calabrese, Greco Bianco, Pecorello e Mantonico. Fondamentale per il coordinamento tecnico è la collaborazione dell’enologo Fabio Mecca, professionista di indiscussa competenza. Ogni anno vengono prodotte circa 200 mila bottiglie, suddivise tra le etichette di una gamma che conta numerose referenze di rossi, rosati e bianchi Cirò Doc e Calabria Igp, oltre ad alcuni spumanti.
Abbiamo degustato l’annata 2024 del Cirò Doc Rosso Classico Superiore Neruda, a nostro parere uno dei vini più centrati di Baroni Capoano, valutazione peraltro confermata negli ultimi anni dall’ottima risposta del mercato. Il nome è un omaggio al celebre poeta Pablo Neruda, che nella sua raccolta Odi elementari include anche l’Ode al vino, celebrando questa bevanda e regalandoci versi densi di significato.
Le uve, Gaglioppo per il 90 per cento e Merlot per il restante 10 per cento, vengono raccolte a mano e, dopo un’attenta selezione, vinificate in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata, con una lunga macerazione sulle bucce. Seguono un periodo di affinamento e il successivo imbottigliamento.
Il colore che osserviamo nel calice è un rosso rubino abbastanza carico, solcato da leggeri riflessi granato. Pulito e intenso il naso, nel quale sentori di frutti rossi come fragola di bosco, ribes, ciliegia e lampone sono accompagnati da una delicata sfumatura floreale, da un cenno erbaceo e da una sottile nota mentolata che aggiunge freschezza. È un profilo dominato dalla frutta, che mostra maturità e dolcezza, tenendosi comunque lontano da ogni eccesso.
Il sorso offre un gusto ricco, in linea con le percezioni olfattive, e risulta ben bilanciato tra una giusta freschezza e la consistenza di un tannino compatto e levigato. La chiusura è lunga e minerale, su note di frutta rossa e scura.
Si tratta di un Cirò Rosso che rappresenta, per certi versi, una sorta di anello di congiunzione tra lo stile più tradizionale e una visione più moderna, offrendo un’interpretazione del territorio piacevole, mai difficile da bere e versatile a tavola. Lo consigliamo in abbinamento a primi piatti della cucina di terra dal sapore deciso, come maccheroni o tagliatelle al ragù, oppure ad arrosti di carne e formaggi semistagionati.
Tappo: sughero agglomerato
Gradazione alcolica: 14%
Temperatura di servizio: 16-18 °C
Bicchiere consigliato: calice ampio e allungato da rossi
Quando berlo: da ora al 2030
Numero di bottiglie prodotte: 20.000
Prezzo in enoteca: 18 euro
Baroni Capoano
Contrada Ceramidio
88811 Cirò Marina (Kr)
Tel. +39 0962 35801
www.capoano.it
Rubrica a cura di Salvo Giusino