Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Scenari

Doc Fiano delle Puglie, operativo il comitato, al via l’iter per il riconoscimento. Palumbo: “Step importante per il brand Puglia”

21 Gennaio 2013
fiano_O1 fiano_O1

L'idea di rafforzare il paniere dei vini certificati pugliesi è realtà.

Oggi 21 gennaio a Bari presso la sede dell’assessorato regionale alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia è stato ufficializzata la creazione del Comitato promotore della Doc Fiano delle Puglia. Nomi autorevoli oggi in occasione di questo importante evento presieduto dall'assessore all'agricoltura Dario Stefàno (le dichiarazioni sulla nuova Doc di Stefàno pubblicate in questo articolo), dal Movimento Turismo del Vino che insieme agli Assoenologi di Puglia, Basilicata e Calabria si occuperà degli step procedurali, dal professore Antonio Calò che, in collaborazione dell’Accademia della Vite e del Vino, ha redatto la relazione tecnica sul Fiano e dagli operatori che compongono il Comitato. La relazione ha avuto lo scopo di spiegare il valore di questa Doc attraverso l'analisi del vitigno e lo studio delle sue origini storiche e del legame con il territorio.

“E' solo un punto di partenza”, afferma Peppino Palumbo, neo eletto presente del Comitato (e Ad di Tormaresca), che ci parla di questo importante evento come di un “ulteriore tassello di questo percorso avviato ormai da tempo che vede i produttori riprendere le briglie del territorio e delle sue risorse, con l'obiettivo di rendere la Puglia tra le migliori produttrici del mondo”. E' ottimista Palumbo che immagina, in modo concreto, la regione come “rinnovato punto di riferimento della viticotura internazionale, perché se lo è stato nell'antichità, può esserlo anche oggi”.

Lo step successivo, ci dice Palumbo, è passare la relazione tecnica insieme alla bozza del disciplinare di produzione al vaglio della Comunità Europea tramite il canale della Regione, prima, e del Ministero dell'Agricoltura, poi. Passaggi che il presidente del Comitato spera possano chiudersi nell'arco di un anno e mezzo al massimo.

“Nel frattempo –  dice Palumbo –  crediamo fermamente nella spinta promozionale sostenuta dall'assessorato e dalla Regione, la quale, però, deve essere animata dai produttori locali che speriamo diventino molti di più nel sostenere in modo corale il brand Puglia. L'obiettivo, insomma, è quello di fare rete sul territorio”. A livello operativo, poi, “il Comitato è embrione del processo di ristrutturazione del paniere delle Dop e Doc vinicole pugliesi e dà il via –  spiega ancora Palumbo –  all'aggregazione territoriale delle produzioni in modo da passare dalle attuali ventisette esistenti a sei, sette grandi denominazioni rappresentative di aree geografiche, dalla Daunia al Salento, passando per Castel del Monte, in modo da fare del brand Puglia il volano del settore, in modo più chiaro ed energico”.

Al centro di tale inziativa i vitigni autoctoni, come base e motore di questo nuovo progetto di aggregazione e di semplificazione dei prodotti certificati. Tale strategia congiunta, che necessita ora di evolversi man mano, vuole contrastare la “dispersione delle denominazioni dei vini pugliesi per indirizzare in modo più chiaro e determinato le scelte di mercato. Tocca anche ai produttori – conclude Palumbo – allinearsi a tale visione che può inserirsi nello scenario globalizzato in cui è necessario fare sistema”.

Ad oggi, il Comitato è composto dal vicepresidente Sebastiano de Corato (rappresentante della Cantina Riviera), dal tesoriere Cosimo Varvaglione (Varvaglione Vigne & Vini) e dai produttori Botromagno di Gravina in Puglia, Cardone Vini di Locorotondo, Paolo Leo di San Donaci, Conte Onofrio Spagnoletti Zeuli di Andria e dalla cantina Torrevento di Corato. 

Lucrezia Balducci