L’archiviazione delle vicende giudiziarie sulla Xylella segna la chiusura di una delle pagine più controverse per l’olivicoltura italiana. Una stagione segnata da polemiche, tensioni istituzionali e fratture territoriali che ha accompagnato l’avanzare dell’emergenza fitosanitaria, soprattutto nel Mezzogiorno. Il provvedimento rimette al centro un punto che per la filiera non è mai stato oggetto di dubbio: la Xylella non era un’invenzione, ma un problema concreto, con ricadute profonde su aziende, lavoratori e paesaggi rurali.
Quasi in parallelo, il recente rapporto di Mediobanca (qui l’articolo) ha certificato un dato che nel comparto si avverte da tempo: la produzione nazionale di olive è in calo. Non si tratta di un’oscillazione, ma di una contrazione strutturale, con effetti diretti sulla disponibilità di materia prima e sulla capacità di programmazione dell’intero sistema.
Letti insieme, i due passaggi delineano uno scenario che va oltre la cronaca giudiziaria. Se si chiude la fase delle contrapposizioni legate all’emergenza sanitaria, resta aperta la questione sul come ricostruire e consolidare la base produttiva nazionale.
Per i frantoiani il problema è immediato e tangibile. Meno olive significano minori volumi da lavorare, costi di trasformazione più elevati per quintale, difficoltà a pianificare investimenti e contratti commerciali. Il frantoio non è un semplice snodo tecnico della filiera, ma un presidio economico nei territori rurali, spesso l’ultimo anello capace di generare reddito e occupazione. Quando la produzione agricola si assottiglia, anche la tenuta di queste strutture diventa più fragile.
«L’archiviazione sulle vicende della Xylella è un passaggio importante perché ristabilisce un principio: le emergenze fitosanitarie vanno affrontate con rigore scientifico e responsabilità istituzionale», dichiara Alberto Amoroso, presidente di Aifo, l’Associazione Italiana Frantoiani Oleari. «Ora dobbiamo guardare avanti. Ben venga il lavoro sul piano olivicolo pluriennale su cui si sta impegnando il Sottosegretario Patrizio La Pietra e ben vengano i 300 milioni previsti nel “Coltiva Italia” per la filiera olivicola. Sono segnali concreti. Ma occorre trasformare queste risorse in interventi rapidi e strutturali, capaci di rafforzare davvero la produzione nazionale e garantire stabilità ai frantoiani».
Il tema, per l’associazione, è quello di una strategia che tenga insieme reimpianti, innovazione varietale, ammodernamento degli impianti, aggregazione dell’offerta e strumenti di difesa fitosanitaria efficaci. Senza una base agricola solida, anche i frantoi più attrezzati rischiano di operare sotto capacità, con ripercussioni sulla competitività del sistema Italia.
L’Italia resta un riferimento internazionale per la qualità dell’olio extravergine, ma la riduzione delle olive disponibili espone il Paese a una crescente dipendenza dall’estero e riduce il margine di manovra lungo la filiera. La questione non riguarda soltanto i volumi, ma la possibilità di mantenere un equilibrio tra produzione agricola, trasformazione e mercato.
Per i frantoiani, la stagione delle polemiche deve lasciare spazio a una programmazione comune, con regole chiare e tempi certi. La richiesta è una visione di medio periodo che permetta di ricostruire il patrimonio olivicolo e dare stabilità a un comparto che incide sull’economia e sull’identità di molte aree rurali del Paese.