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Scenari

Gli italiani spenderanno 2,5 miliardi per la cena del 31 dicembre, ma pesa l’inflazione

29 Dicembre 2025
Tavola imbandita per capodanno Tavola imbandita per capodanno

Spesa in crescita di 200 milioni rispetto all'anno precedente, ma è l'inflazione a fare la differenza. Bollicine tricolori superstar con 60 milioni di tappi

A Capodanno gli italiani spenderanno 2,5 miliardi di euro per salutare il 2025 e dare il benvenuto al 2026, con un incremento di 200 milioni rispetto all’anno precedente. Un aumento che non testimonia spensieratezza, bensì rigore e spending review familiare come evidenzia un’indagine del Centro Studi di Confcooperative.

A pesare sono soprattutto il caro vita persistente, l’incremento delle tredicesime (da 51,3 a 52,5 miliardi di euro) e il boom occupazionale del 2025, che ha portato più italiani al lavoro e più redditi nelle famiglie. La crescita della spesa, insomma, è figlia “più dell’inflazione che dell’abbondanza”.

Le abitudini restano consolidate: 4 italiani su 10 accoglieranno il nuovo anno tra le mura domestiche, proprie o di parenti e amici; 3 su 10 brindano in viaggio, tra montagna, terme e città d’arte; altri 3 su 10 scelgono ristoranti e hotel per il cenone organizzato.

Bollicine italiane indiscusse. Lenticchie portafortuna a cui aggrapparsi. Sul podio delle preferenze, le bollicine Made in Italy dominano incontrastate: 60 milioni di tappi salteranno da bottiglie di spumante e prosecco, distanziando lo champagne francese. Immancabili anche le lenticchie, simbolo di prosperità: sold out per quelle di Castelluccio di Norcia, emblema di resilienza dei borghi dell’Italia interna.

Tradizione e qualità restano le bussole della tavola italiana, anche quando il portafoglio impone cautela. Il menù di Capodanno celebra le eccellenze agroalimentari italiane con un paniere ricco e variegato. A guidare la classifica della spesa troviamo i dolci, con panettone e pandoro protagonisti del duello all’ultima fetta, affiancati dalle specialità dolciarie regionali come struffoli, calzoncelli, torroni, mostaccioli, rococo, susamielli, panforte, zelten, pangiallo, buccellato, parrozzo e cartellate, per un totale di 420 milioni di euro.

Seguono carne, salumi e uova con 400 milioni di euro, mentre vini, spumanti e prosecchi si attestano a 395 milioni di euro. Per i secondi piatti trionfa il pesce con 380 milioni di euro, mentre frutta, verdura e ortaggi raggiungono i 305 milioni di euro. La spesa per pasta, pane, farina e olio si attesta a 245 milioni di euro, seguita da vongole e frutti di mare per i primi piatti con 200 milioni di euro, decimati quest’anno dall’invasione del granchio blu. Chiude il ricco carrello della festa il tagliere dei formaggi freschi e stagionati italiani con 160 milioni di euro.

Ma la festa non è per tutti. Dietro lo scintillio delle bollicine si allunga l’ombra della povertà: circa 10 milioni di italiani tra povertà assoluta e relativa, schiacciati da affitti, mutui e spesa quotidiana sempre più pesante. Per il ceto medio declassato e per chi vive ai margini, il brindisi di Capodanno ha il sapore amaro dell’esclusione.

Il cenone degli italiani è specchio fedele del Paese: “c’è chi resiste con dignità e creatività, portando in tavola la migliore tradizione gastronomica nazionale, e chi invece resta fuori dalla festa, vittima di un caro vita che non accenna a mollare la presa”, conclude l’indagine del Centro Studi di Confcooperative.