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Scenari

I vini rossi non più longevi come un tempo, lo spiega Dubourdieu

06 Giugno 2013
dubourdieu dubourdieu


Denis Dubourdieu

Vendemmie sempre più calde e ritardate, uso di nuove barrique e tendenza ad utilizzare meno anidride solforosa.

Sarebbero queste le cause del fatto che  anche i vini rossi non durano più come un tempo. Lo sostiene uno studio dell'Università di Bordeaux, riportato da Decanter e ripreso da Winenews. I vini rossi sono 'naturalmente' protetti dall'azione dell'ossigeno grazie alla presenza di tannini e polifenoli. Ma questo non basta. I segni di ossidazioni precoci si manifestano con la comparsa di alcuni marcatori aromatici come profumi di prugne, frutta cotta e fichi secchi, che dipenderebbero da due specifiche molecole che si sviluppano rapidamente in presenza di ossigeno. ''Dieci anni fa – ha spiegato l'autore dello studio, Denis Dubourdieu – molte persone erano a conoscenza del problema di ossidazione precoce dei vini bianchi, ma non volevano parlarne. Oggi si sta verificando la stessa situazione con i rossi''. E il fenomeno, secondo lo studioso, non sarebbe limitato alla  sola zona del Bordeaux, ma colpirebbe anche la Toscana e la Napa Valley. Le principali cause sarebbero la vendemmia tardiva, con lo scopo di raggiungere uve piu' mature con bassa acidita', pratiche enologiche che privilegiano barrique nuove, dosi sempre più basse di anidride solforosa. ''Si tratta di pratiche che i produttori stanno facendo con le migliori intenzioni. Uve più mature, rovere nuovo, basso tenore di solforosa, sono tutte cose destinate a migliorare il vino. Ma io preferirei mettere in guardia gli enologi piuttosto che rappresentare una voce solo politically correct''. 

Dubourdieu è considerato uno dei maggiori esperti mondiali di vinificazione e affinamento dei vini bianchi ed è attualmente consulente delle più rinomate Case vinicole in Francia, come Chteau d'Yquem, Chteau Margaux e Chteau Cheval Blanc, e all'estero, oltre a possedere alcuni Domaines a sud-est di Bordeaux.  ''La capacità d'invecchiamento di un vino che sviluppa nel tempo la sua originalità è un fattore determinante. – ha sostenuto in uno studio Dubourdieu – Ma oggi la necessità di tutelare l'ambiente si impone a tutta l'umanità in maniera stringente sia per la propria sopravvivenza sia per perseguire stabilmente un corretto sviluppo economico. Il vino è il simbolo della festa e della felicità, ma nel futuro non gli sarù più sufficiente di essere buono o addirittura migliore di sempre: dovra' essere l'essenza di una natura preservata, di un giardino epicureo intatto, che è parte integrante della sua immagine, componente essenziale del suo valore''.

Per il docente ''Tipicita' e valore di un vino non si ottengono se non in situazioni limite. Il terroir non è un privilegio, nè un dono della natura. Al contrario: è una condanna. A Bordeaux piove troppo e c'è un clima atlantico: al limite per le uve rosse. Egualmente nelle Langhe si coltiva al limite, così nel Duero o in Alsazia, o ancora sul Carso. In queste condizioni i costi di produzione non possono esser bassi, ma quando gli handicap iniziali sono superati e quando l'annata è quella giusta allora la tipicita' dei grandi Bordeaux, come dei grandi Barolo o degli altri grandi vini coltivati in condizioni limite è insuperabile e inimitabile''. ''Perché vinificare, nel senso più  nobile del termine e della pratica, – aggiunge – consiste nel guidare, intervenendo il meno possibile, il processo naturale di trasformazione dell'uva in vino per rivelare il gusto inimitabile del luogo che quel vino fa nascere, vettore della sua immagine, capace di sedurre una comunità ogni giorno rinnovata di amatori e di commercianti di vino''. 

 ''Per arrivare a questo traguardo occorre una tecnologia minimalista illuminata – afferma – da un' enologia sapiente e precisa al servizio della sensibilità di chi fa il vino. Ciò comporta di sviluppare assolutamente una viticoltura che sia esemplarmente rispettosa dell'ambiente. Infine è necessario veicolare e promuovere in tutto il mondo una rappresentazione potente e valorizzante del vino – conclude – nella consapevolezza dei consumatori. Senza questa consapevolezza non ci sarà più una viticoltura duratura''.

Elena Mancuso