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Scenari

La Doc del Pinot Grigio: ecco perchè sarebbe un errore farla

01 Luglio 2015
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di Daniele Cernilli, DoctorWine

Vi devo fare un discorso complesso e un po’ lungo e spero proprio che riusciate a seguirmi. Il perché, almeno quello, è semplice.

È stata fatta la proposta di una Doc interregionale, fra Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, che riguarderà la produzione di Pinot Grigio. Avremo perciò un Pinot Grigio che si avvarrà della Doc Venezia o delle Venezie, con una procedura simile a ciò che è stato fatto nel 2008 per il Prosecco. Il tutto porterà a una denominazione capace di coprire la produzione di almeno 40 milioni di bottiglie, e che sarebbe la maggiore in Italia per vini bianchi “fermi”. Fin qui sembrerebbe comprensibile: una massa critica imponente potrebbe fare chiarezza e rendere il Pinot Grigio italiano in grado di difendersi dagli attacchi commerciali che arrivano dal Nuovo Mondo, che ormai produce Pinot Grigio a manetta.

Però a mio avviso ci sono parecchi “ma”. Intanto una denominazione del genere, senza ricaduta in un Igt o Igp, sarebbe un vero refugium peccatorum per una valanga di produzione di medio e basso livello qualitativo, e di basso prezzo, che verrebbe nobilitata da una Doc ben al di là dei suoi meriti, andando a costituire uno specchietto per le allodole per milioni di consumatori. Poi, la promozione a Doc implica anche dei controlli di filiera che l’ente Valore Italia, che ne è responsabile, difficilmente sarebbe in grado di mettere in opera immediatamente per delle quantità così importanti. Perciò, alla fine, il rischio è quello di prestare il fianco a una serie di irregolarità o di furbate all’italiana, rese possibili dalla difficoltà dei controlli, che potrebbero prevedere usi impropri di vitigni “alternativi” in misura più ampia del 15%, che è la percentuale consentita. E soprattutto di uve o di vini provenienti da altre regioni, cosa consentita, sempre per il 15% dai disciplinari delle Igt, ma non da quelli delle Doc.

Voci di questo genere me ne stanno arrivando molte, peraltro. Si potrebbe dire “e chissenefrega del Pinot Grigio”, sennonché oggi buona parte dell’economia vitivinicola del Nord Est, oltre che dal Prosecco, è sostenuta proprio dal Pinot Grigio, che è un grande successo commerciale nel mondo. Tanto che da più parti ormai lo si considera non solo un vitigno borgognon-alsaziano, come è, ma tradizionale veneto o trentino o friulano.

Ma non è finita qui. Con le nuove leggi sulle denominazioni, se una di esse vede meno del 30% di rivendicazione sulla produzione potenziale, può essere revocata. Un colosso come la Doc Venezia o delle Venezie porterebbe all’abbandono di denominazioni tradizionali, come Friuli Grave, Friuli Isonzo, Friuli Aquileia, Valdadige, Piave, che rischierebbero di essere cassate. Come eliminata sarebbe l’Igt Venezia Giulia, che dovrebbe come minimo cambiar nome, perché un’Igt non può contenere nel suo nome quello di una Doc, in questo caso Venezia. E ancora, se la colonizzazione del Pinot Grigio proseguisse inarrestabile in seguito a tutto questo, monopolizzando gran parte dei vigneti, se per caso le mode cambiassero, o se in Argentina o in Australia cominciassero seriamente a produrre dei Pinot Grigio a prezzi più bassi e identici livelli di qualità, cosa accadrebbe? Senza alternative accadrebbe semplicemente che la vitivinicoltura del Nord Est prenderebbe un colpo tale da rischiare di sparire in pochi anni. Allora mi chiedo, ma siamo sicuri di quello che si sta facendo?

Certo, per il Prosecco ha funzionato, ma lì il problema era un altro. Si trattava di difendere il nome Prosecco, trasformandolo da quello di un vitigno, che non è tutelato dalle leggi comunitarie, a quello di un luogo, che invece è difeso dalle denominazioni di origine. Non mi risulta che esista un luogo chiamato Pinot Grigio, quindi tutta la ratio che era alla base del cambio del disciplinare del Prosecco viene inesorabilmente a cadere.

Se ci aggiungiamo la possibile concorrenza internazionale che potrà utilizzare lo stesso nome e l’iniziale ineluttabile scarsità di controlli, i rischi per lo scandalo prossimo venturo sul vino italiano ci sono tutti, e non sarà riempiendosi la bocca con le parole Venezia o Doc a cambiare lo scenario. Dio sa quanto vorrei sbagliarmi.