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Scenari

L’enoturismo 4.0 in Italia: “Le cantine puntano sul settore, ma manca il personale”

06 Marzo 2024
I relatori del progetto I relatori del progetto "Enoturismo 4.0"

Enoturismo motore di 15 milioni di turisti e potenziale fonte di reddito per le aziende, che secondo l’indagine Nomisma-Wine Monitor 2023, che ha coinvolto 145 comuni e 265 cantine, sono per il 48% di piccole dimensioni e a conduzione familiare e non superano i 500.000 euro di fatturato annuo: dati che costituiscono base e trampolino di lancio per il futuro dell’enoturismo che, per le imprese vitivinicole che fanno affidamento su questa attività, passa per l’aggiornamento e le innovazioni. “Enoturismo 4.0 – Osservatorio enoturismo: evoluzione del digitale”, edito da Agra Editrice, è il volume che esplora queste possibilità, scritto a quattro mani da Dario Stefàno e Donatella Cinelli Colombini con il contributo delle Donne del Vino, Movimento Turismo del Vino, Città del Vino, Nomisma Wine Monitor.

Rilevante che, non arrivando il 14% del campione intervistato ai 100.000 euro di fatturato (solo l’8% supera i 10 milioni), e che quello derivante proprio dall’attività enoturistica per il 53% delle imprese nel 2022 è stato inferiore a 50.000 euro, c’è un potenziale di crescita. Se però si lavora anche sinergicamente per ovviare ad aspetti che allontanano: le cantine turistiche italiane, infatti, scontano soprattutto la lontananza dai flussi turistici (32%), la scarsità di contatti e poco personale (74%), ai quali si potrebbe controbattere con infrastrutture, digitale, formazione. Intanto, tra i servizi cresciuti di più, tesi a una diversificazione, ci sono la dotazione di aree verdi e relax e l’intrattenimento olistico ma anche i posti letto turistici e la sosta camper: dopo l’esperienza in pandemia trend ormai attestati sono il turismo slow e la vita all’aria aperta, per sportivi e non. 

In una filiera che affronta le potenzialità di una grande crescita, tre sono gli aspetti evidenziati dall’autore on.le Dario Stefàno: è ormai acclarato che molti cercano una meta su base enogastronomica; non solo le cantine – anche le città – finalmente hanno compreso il messaggio e si attrezzano per l’hospitality; infine, ci troviamo di fronte a una filiera a trazione femminile. Filiera che va supportata dal ministero dell’Istruzione e da quello del Turismo. E quest’ultimo fu abolito dal referendum del ’93 e ripristinato tre anni fa, in un Paese come l’Italia dove “il turismo impatta sul pil del 13%, con 5.600 borghi dove si produce il 90% delle nostre eccellenze. Il liceo del Made in Italy è finalizzato anche a questo”, dichiara la ministra del Turismo Daniela Santanchè. 

Se nel 1993 si chiudeva un dicastero, si aprivano però cantine. Risale a quell’anno la prima edizione di Cantine Aperte, grazie alla felice intuizione dell’imprenditrice vitivinicola Donatella Cinelli Colombini, che riassume le indicazioni del volume in “più aperture festive”, “più diversificazione” ma soprattutto “più tecnologia”, non tanto nella prenotazione, quanto nel follow up: come si può pensare a un e-commerce o a un wine club? Da noi infatti questi circoli di fidelizzazione, che si rifanno alle riunioni delle associazioni enofile americane e prevedono invii periodici di bottiglie e iniziative particolari e su misura, non decollano. Di simile agli Usa abbiamo però il fatto che le cantine italiane sono il comparto dove le donne sono più vicine alla parità di genere: se in vigna le troviamo solo per il 14%, dominano i settori come il commerciale (51%), marketing e comunicazione (80%), hospitality (90%). 

Alla vigilia dell’8 marzo, il dilemma per le donne non è tanto trovare lavoro, per lo meno in questo settore, ma restarci, osserva amaramente la presidente dell’associazione Donne del Vino Daniela Mastroberardino, quando si affronta la conciliazione tra famiglia e carriera. Anche qui, istruzione e formazione sono fondamentali per un cambio di mentalità e “l’auspicio è che gli istituti turistici, più che gli alberghieri, rendano il vino e le professioni ad esso legate sempre più protagoniste”. Il 74% delle cantine ha dichiarato difficoltà infatti nel reperire personale nel biennio 2021-2022, di cui ancora si è in cerca, meglio se multilingue, disponibile a lavorare nei weekend e che conosca il territorio e la sua storia. Il 65% delle cantine ha infatti dichiarato di aver investito in formazione nel 2022. 

Digitale, formazione e, infine, infrastrutture e pianificazione territoriale: sconosciuto forse a molti è il servizio fornito dall’associazione Città del Vino, descritto dal presidente Angelo Radica. Ogni due anni si premia il miglior piano regolatore per realizzare il quale si offre ai sindaci uno strumento di pianificazione sostenibile del territorio. Osserva bene il presidente del Movimento Turismo del Vino Nicola D’Auria: pur con ingredienti ottimi, ora servono cuochi. In un bicchiere di vino c’è non solo il prodotto di un’opera dell’uomo ma anche passione, storia e cultura. È pur vero che bisogna fare in modo che gli enoturisti vengano a conoscenza di quelle cantine che sanno offrire anche questo racconto: e il manuale opera proprio in questo senso, concentrandosi su quel 4.0 che fa la differenza. E, osserva il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, “il consumatore diventa ambasciatore. L’enoturismo non è un discorso di economia ma divulgativo e la degustazione ne è solo l’ultimo atto”.