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Scenari

Made in Italy, prorogato per un anno l’obbligo di indicare in etichetta l’origine

30 Dicembre 2025
Made in Italy Made in Italy

Il regime sperimentale italiano sull'indicazione in etichetta della provenienza riguarda pasta, riso, pomodoro, carni suine trasformate, latte e prodotti lattiero-caseari

L’Italia in prima linea nella difesa dei consumatori e della trasparenza alimentare. Il governo ha prorogato per un altro anno – fino al 31 dicembre 2026 – l’obbligo di indicare l’origine delle materie prime in etichetta. La conferma è arrivata ieri – 29 dicembre – con il decreto interministeriale, firmato da Masaf, Mimit e ministero della Salute, che proroga una misura già attiva negli ultimi anni e destinata a interessare una parte rilevante dell’agroalimentare italiano. Il regime sperimentale italiano sull’indicazione in etichetta della provenienza riguarda pasta, riso, pomodoro, carni suine trasformate, latte e prodotti lattiero-caseari.

Cosa prevede la proroga

La proroga dei decreti nazionali sull’etichettatura d’origine estende l’obbligo di indicare la provenienza della materia prima per diverse filiere alimentari fondamentali per altri 12 mesi. L’obiettivo è garantire la trasparenza ai consumatori e tutelare il Made in Italy in attesa di un’armonizzazione della normativa a livello dell’Unione Europea.

L’obbligo di indicazione dell’origine riguarda svariati alimenti: latte e prodotti lattiero-caseari: indicazione del Paese di mungitura e di condizionamento/trasformazione; pasta di grano duro: origine del grano e luogo di molitura; riso: Paese di coltivazione, di lavorazione e di confezionamento; derivati del pomodoro: provenienza del pomodoro (es. pelati, passate, concentrati): carni suine trasformate: origine della carne utilizzata per salumi e insaccati.

Le reazioni

“Conoscere l’origine dei prodotti che si acquistano è un diritto – ha commentato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida -. Per questo abbiamo firmato il decreto che proroga l’obbligo di inserire l’indicazione di origine dei prodotti. Sapere da dove proviene il cibo che si acquista è garanzia della qualità del prodotto e del lavoro che i nostri agricoltori e allevatori compiono quotidianamente”, ha aggiunto.

Per Coldiretti questa misura conferma “il ruolo dell’Italia di leader nelle politiche di trasparenza e di sicurezza alimentare”, una storica conquista di Coldiretti, con l’obiettivo “di garantire maggiore trasparenza, assicurare la tracciabilità dei prodotti e tutelare i cittadini consumatori – sottolinenea ancora l’associazione di categoria -. Grazie proprio alle battaglie portate avanti dalla più grande organizzazione agricola d’Italia oggi l’indicazione dell’origine copre circa l’80% della spesa alimentare”.

Un impegno che Coldiretti ha rilanciato a livello europeo, con il lancio di una proposta di legge di iniziativa popolare europea per mettere finalmente in trasparenza tutti i prodotti alimentari in commercio nell’Unione europea. “Solo con una normativa chiara e trasparente sarà possibile porre fine all’inganno dei prodotti esteri camuffati da Made in Italy, oggi reso possibile dalle falle del codice doganale europeo, che consente l’”italianizzazione” dei cibi anche dopo semplici trasformazioni marginali effettuate nel nostro Paese”, conclude Coldiretti.