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Scenari

Nasce il marchio di tutela dei birrifici italiani

15 Ottobre 2018
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di Andrea Camaschella

“Indipendente, artigianale, una garanzia UnionBirrai”: ecco il marchio di tutela per il comparto artigianale. 

Dopo anni di zone grigie, in cui industrie, grandi e piccole, hanno giocato sul termine artigianale creando confusione nei consumatori, accaparrandosi fette di mercato con le loro “crafty” (birre, di produzione industriale, che scimmiottano però le artigianali), arriva finalmente una difesa del comparto e, come giusto e ovvio che sia, se n’è occupato UnionBirrai, l’associazione di categoria dei birrifici artigianali italiani. Registrato ufficialmente il 5 ottobre 2018 e presentato a Roma al Salone delle Fontane durante EurHop, il marchio, fortemente voluto dal consiglio direttivo, composto dal presidente Vittorio Ferrari (BSA di Vercelli), Alessio Selvaggio (Croce di Malto di Trecate, NO) Andrea Signorini (Birra Ofelia di Sovizzo, VI), Pietro Di Pilato (Brewfist di Codogno, LO) e Andrea Soncini (Birrificio Oldo di Cadelbosco di Sopra, RE), ed è rivolto ai birrifici che rispettino i parametri di legge. Già perché dal 2016 è legale scrivere birra artigianale sulle etichette, secondo l’articolo 2 comma 4 bis, aggiunto alla legge del 16 agosto 1962 (a quell’epoca il governo e il parlamento lavoravano sodo anche in estate, o forse è solo l’ennesima conferma che la birra era considerata una bevanda estiva) che recita: “Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza e la cui produzione annua non superi i 200 mila ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di prodotto per conto terzi”.

Ancora non sono previste sanzioni o altre azioni verso chi viola questo comma, né sono stati definiti con esattezza la pastorizzazione e la microfiltrazione, insomma, una legge che esiste ma è poco attuabile. UnionBirrai ha preso il toro per le corna e accelerato i tempi per creare il marchio di tutela, come già in altri – pochissimi a dire il vero – paesi: Stati Uniti, Gran Bretagna, Irlanda e Australia. Ma, grazie alla definizione legale, UnionBirrai può citare sul marchio anche “Artigianale” e non solo birrificio Indipendente, come avviene invece negli stati appena citati. Si sottolinea in ogni caso l’importanza di essere indipendenti.


(Il marchio di tutela per le birre statunitensi)

Soprattutto è promosso – e controllato – da un’associazione di categoria, che già tutela i birrifici artigianali indipendenti – e non da una figura qualsiasi (singolo birrificio, appassionato, pub, distributore o altro) che ne avrebbe fatto un simbolo di qualità soggettivo anziché un vero e proprio marchio di tutela. Lo potranno richiedere i birrifici artigianali che rientrano nei parametri previsti, sulla base di un’autocertificazione, ma si prevede anche un’eventuale verifica ispettiva. Inoltre devono essere operativi da almeno un anno e con continuità.

Non possono quindi accedere al marchio:

  • le beer firm (cioè chi si fa produrre da altri, perché senza impianto di proprietà, quindi non sono birrifici)
  • i birrifici che sono stati acquisiti da multinazionali o che hanno una dipendenza economica da altre aziende (birrarie)
  • quei birrifici che pastorizzano o microfiltrano (e chissà, forse potremmo avere delle sorprese, in caso di controlli o anche solo guardando chi non accede al marchio).


(Il marchio di tutela per le birre del Regno Unito)

Sarà più complicato, per le multinazionali, prenderci in giro con sciroppi o giri di parole se poi sulle loro bottiglie non potrà apparire il marchio di tutela? Ai posteri l’ardua sentenza, intanto un passo importante è stato fatto per dare il giusto valore a un comparto che crea posti di lavoro e genera un indotto, cose molto importanti in questi tempi. E speriamo sia a breve anche un modo per fare chiarezza tra i consumatori.