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Scenari

Stop al Mercosur, l’accordo finisce davanti alla Corte di Giustizia Ue

22 Gennaio 2026
L’accordo di libero scambio tra l'Ue con il blocco sudamericano del Mercosur L’accordo di libero scambio tra l'Ue con il blocco sudamericano del Mercosur

Dopo il congelamento dell'accordo commerciale con i Paesi latinoamericani, l'ipotesi che prende corpo in queste ore è l'applicazione provvissoria da parte della Commissioen Ue. Intanto, esultano gli agricoltori ma protestano i produttori del vino

Ennesimo stop per l’accordo commerciale Ue-Mercosur. Dopo 25 anni di negoziati e il via libera la scorsa settimana in Paraguay con l’intesa già siglata da Ursula von der Leyen assieme ai partner latinoamericani, ieri la battuta d’arresto da parte dell’Eurocamera. Con un margine di appena 10 voti, il Parlamento ha approvato la richiesta di rinvio del testo alla Corte di Giustizia europea.

La richiesta è stata presentata da un gruppo di eurodeputati di Sinistra, Verdi e parte dei Liberali per un parere legale “circa la compatibilità con i trattati”. A incidere sulla sorte dell’accordo, probabilmente, le proteste degli agricoltori che il giorno prima del via libera finale, hanno invaso con i trattori la piazza davanti al Parlamento Europeo a Strasburgo in segno di protesta.

Cosa accadrà adesso? Difficile immaginare che la Corte di giustizia Ue accolga il ricorso ma i tempi potrebbero allungarsi perché la procedura potrebbe durare anche due anni. L’ipotesi che prende corpo in queste ore è che la Commissione Ue potrebbe comunque, dopo la ratifica da parte dei paesi del Mercosur, proporre l’applicazione provvisoria, che sarebbe soggetta a un voto a maggioranza qualificata in Consiglio Ue, scavalcando di fatto il Parlamento.

L’esultanza degli agricoltori, Coldiretti: “Stop a deriva autotacratica”

Il voto del Parlamento europeo che rimanda l’accordo Mercosur alla Corte di Giustizia, afferma Coldiretti in una nota, rappresenta “una risposta politica alle follie della presidente Ursula Von der Leyen e della sua ristretta cerchia di tecnocrati bruxellesi che hanno tentato di imporre un accordo cancellando ruolo, dignità e potere dell’Europarlamento. Ora il Parlamento europeo porti avanti le norme sulla reciprocità che impediscono l’ingresso in Europa di prodotti che non rispettano le stesse regole, da qualsiasi Paese provengano”.

Se questo blitz fosse andato in porto, come più volte ribadito da Coldiretti anche ieri durante la mobilitazione a Strasburgo, “si sarebbe creato un precedente gravissimo con un Parlamento bypassato, svuotato delle sue prerogative, ridotto a mera formalità e incapace di esercitare controllo democratico su decisioni che incidono sulla sicurezza alimentare dei cittadini consumatori, sull’agricoltura europea e sulle politiche comunitarie, a partire dalla Pac”.

“Con il voto di oggi, un primo passo importante ottenuto dalle tante mobilitazioni degli agricoltori di Coldiretti che continuerà a lavorare in questa direzione, il Parlamento europeo impedisce una forzatura pericolosissima e riafferma il proprio ruolo costituzionale, fermando un progetto della Von der Leyen che avrebbe sancito la marginalizzazione definitiva dell’unica istituzione direttamente eletta dai cittadini europei”, conclude la nota.

La delusione delle associazioni per il vino

“Prendiamo atto della decisione del Parlamento europeo con rispetto istituzionale ma non possiamo nascondere il nostro rammarico e disorientamento – ha commentato il presidente di Federvini Giacomo Ponti -. Il voto odierno sulla richiesta di adire la Corte di Giustizia, dopo un negoziato durato oltre vent’anni, giunge in un contesto economico globale estremamente delicato in cui le imprese hanno bisogno di certezze sul fronte degli scambi internazionali. L’accordo con il Mercosur rappresenta una preziosa opportunità di sviluppo e uno strumento essenziale di competitività: per questo auspichiamo che il dialogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione porti a superare rapidamente questa impasse per procedere speditamente verso l’applicazione dell’accordo” ha concluso il Presidente Ponti.

Dello stesso avviso è il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi per il quale il voto del Parlamento europeo “non fa male solo alle imprese, fa male a tutta l’Europa. Il voto è sacro e Unione italiana vini si adegua pienamente al responso democratico, ma non possiamo non rilevare come questa decisione fotografi un’Ue spaccata in un momento storico caratterizzato da tensioni commerciali che richiederebbe invece la massima coesione”. Così il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, ha commentato la decisione del Parlamento Ue che ha votato oggi in favore della richiesta alla Corte di Giustizia Europea per valutare la base giuridica dell’Accordo di partenariato UE–Mercosur. “I dieci voti di scarto in favore del ricorso – ha aggiunto Frescobaldi – senza un’approvazione in via provvisoria equivarrebbero a un congelamento dell’accordo fino a 18-20 mesi. Un ritardo che non ci possiamo permettere, ancor meno per il vino italiano che negli Stati Uniti chiuderà il 2025 con un calo attorno al 9%. Come ha giustamente ricordato oggi il ministro Lollobrigida, il Mercosur è un accordo vantaggioso non solo per l’industria ma anche per l’agricoltura, in grado di rafforzare il Sistema Italia dell’agroalimentare sia in chiave di mercato che di difesa dei nostri prodotti a marchio”.

Secondo Uiv, per ragioni storiche e culturali l’area sudamericana, che conta oltre 250 milioni di consumatori, rappresenta un contesto potenzialmente ricettivo per i vini europei e italiani. Oggi, ad esempio, i vini europei destinati al Brasile subiscono rincari fino al 27% per i vini fermi e al 35% per gli spumanti a causa dei dazi all’importazione: la progressiva eliminazione delle tariffe prevista dall’Accordo di partenariato potrebbe incidere sulla competitività delle imprese in un mercato che oggi – anche a causa delle tariffe – viaggia a bassi regimi. L’import di vino in Brasile sfiora infatti i 500 milioni di euro l’anno, mentre la quota italiana si ferma ad appena 40 milioni di euro, circa l’8% del totale.