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Scenari

Turismo, Italia di nuovo al top: la Sicilia la meta preferita. E crescono i “wine e food lover”

04 Settembre 2018
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di Annalucia Galeone

L'estate sta finendo o no? Bilanci e prospettive sulla destagionalizzazione in Italia e non solo. Ne parliamo con Francesco Caizzi Presidente Federalberghi Puglia. 

E' stata la Sicilia la meta turistica più ambita da italiani e stranieri. A farle compagnia sul podio Sardegna ed Emilia Romagna. A completare la top ten, Puglia, Marche, Toscana, Liguria, Lazio, Veneto e Campania. Da segnalare l'ottima performance della Basilicata anche grazie alla spinta di Matera, prossima capitale europea della cultura 2019. Il movimento turistico degli italiani nell’estate 2018 ha fotografato un popolo che ama viaggiare nel proprio Paese: l’80,2% è rimasto nei confini nazionali, contro il 78,6% dello scorso anno. A differenza del 2017, il Mediterraneo sembra essersi risvegliato e realtà come l’Egitto, la Tunisia e la Turchia stanno riprendendo quota. Lo stesso si può dire per la Francia. I turisti stranieri hanno generato più del 51,5% degli arrivi estivi, quota di mercato che si è sensibilmente ampliata negli ultimi anni (era il 46% nel 2010). Le presenze straniere registrate sono state 50,6 milioni, con una crescita del 2,4% rispetto al 2017. La Germania è di gran lunga il nostro principale mercato, con 7,3 milioni di arrivi durante l’estate, seguita da Stati Uniti 2,6 milioni di arrivi e Francia con 2,4 milioni di arrivi. L'anno del cibo ha riconfermato il grande successo del turismo enogastronomico del 2017, quando le presenze furono oltre 110 milioni, il doppio rispetto al 2016, e la loro spesa superò i 10 miliardi. Da una ricerca Isnart-Unioncamere si apprende che, tra le attività più praticate nel corso della vacanza da tutti i turisti, oltre il 13% sono legate a degustazioni di prodotti enogastronomici locali, mentre l’8,6% effettua acquisti di prodotti artigianali e food tipici del territorio. In Puglia tale formula ha raggiunto un peso del 30,3% sul totale. I wine e food lover individuano nel cibo, nel vino, nell’olio e nei prodotti della terra l’espressione della sua cultura e, quindi, una importante attrazione turistica. In questo contesto, il cibo non viene visto come necessità primaria per il mero nutrimento, ma come attrazione a sé. L’esperienza del cibo non è un semplice supporto, ma è di fondamentale importanza per definire il grado di soddisfazione del turista. I piatti tipici, quindi, sono tradotti in vere e proprie attrazioni turistiche e utilizzati per costruirvi intorno degli eventi come sagre, mercatini, degustazioni, showcooking.

Le previsioni per il mese di settembre sono ottimistiche rispetto all’evoluzione della stagione estiva. Gli italiani stanno imparando a sfruttare i vantaggi della vacanza di bassa stagione. Le località sono più belle senza affollamento e senza code e i prezzi sono più competitivi. Il 21,1% degli italiani, che andranno o sono andati in vacanza durante l’estate 2018, farà almeno un giorno di vacanza a settembre. Si tratta di un dato in netta crescita rispetto al 14,9% del 2017 e al 13,9% del 2016. Per il 19,5% si tratterà della vacanza principale contro il 12,4% del 2017 e il 9,2% del 2016, mentre gli altri si concederanno un supplemento di relax durante i week end. Nel mese di settembre 2018, sono attesi in alberghi, campeggi e strutture ricettive complementari più di 13 milioni di turisti. Il flusso è in costante crescita: negli ultimi dieci anni (2017/2008) gli arrivi sono aumentati di oltre il 36% (+52,7% per gli stranieri e +18,8% per gli italiani). 

“L’economia turistica offre un contributo decisivo alla produzione della ricchezza italiana, allo sviluppo dell’occupazione, all’attivo della bilancia valutaria – afferma Francesco Caizzi – Federalberghi ha presentato al nuovo Governo e al suo Ministro del Turismo oltre 80 misure per sostenerne la crescita. Tra le priorità indicate, spiccano la diminuzione della pressione fiscale, il sostegno agli investimenti , lo sviluppo di nuovi servizi, il contrasto all’abusivismo dilagante, l’ammodernamento delle reti e delle infrastrutture. Non esiste un caso Gallipoli. Era un flusso che non passava dalle strutture regolari, il cui calo non colpisce tanto gli albergatori, i ristoratori e la filiera legale del turismo, quanto chi affittava i garage, i balconi e i terrazzini in nero per l’80% dei casi. Ci si era illusi di essere la nuova Ibiza senza aver lavorato né programmato un modello da capitale del divertimento che funzioni, che rispetti le regole e che non sia solo speculazione mordi e fuggi fatta da improvvisati imprenditori, supportati da grandi piattaforme web tipo Airbnb”.