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Scenari

Un, due, tre… stella! Le previsioni dei giornalisti sulla prossima Guida Michelin

25 Ottobre 2023
Un momento della cerimonia dello scorso anno Un momento della cerimonia dello scorso anno

È tempo di stelle. Gli chef vegliano insonni accanto alla cornetta, sobbalzano al suo trillo e riagganciano stizzosi se all’altro capo non c’è lei, la più ambita delle rosse; mentre gli addetti ai lavori e ai livori si interrogano, formulano pronostici, benedicono e stramaledicono l’oracolo. Noi abbiamo sentito alcuni critici per chiedere loro chi potrebbe incassare una, due o addirittura tre stelle, nella terra di mezzo fra desideri e vaticini. Alcuni nomi sono caldi. Per esempio Niederkofler (che farà la rossa, di fronte a quello che difficilmente può essere considerato un trasferimento? Gli darà due o tre stelle in un colpo solo?), ma anche Gaetano Trovato, che ha eretto una cattedrale per il suo Arnolfo, e Giancarlo Perbellini, la cui casa si è spostata nei magnifici spazi dei 12 Apostoli, conservando intatti nome e concetti di piazza San Zeno. Due fuoriclasse che rilanciano, cercando la consacrazione. Mentre fra le new entries vanno forte i Fratelli Capitaneo di Verso a Milano, Domenico Marotta da Squille, I’incontenibile Terry Giacomello da Nin a Brenzone. In attesa che la foschia si diradi sulle nuove costellazioni, il prossimo 14 novembre al Teatro Grande di Brescia…

Chiara Cavalleris (Dissapore)
“Tra i nomi più auspicabili per la prima stella ci sono Nin, il nuovo ristorante di Terry Giacomello sul Garda, Io di Luigi Taglienti, Casa Leali, Sustanza a Napoli. Se la Rossa continua a benedire Torino come ha fatto negli ultimi anni, i fratelli Costardi potrebbero recuperare il Macaron perduto con l’apertura 2023 sotto la Mole: Scatto, il ristorante di Piazza San Carlo inaugurato sotto il fortunato mecenatismo in Intesa San Paolo (progetto Gallerie d’Italia). E anche il San Tommaso, sempre a Torino, pare promettere bene, a proposito di progetti dai grandi investimenti (in questo caso parlo di Lavazza, già patron di Condividere). Per quanto riguarda la terza stella, potrebbe essere l’anno di Moreno Cedroni”.

Luigi Cremona (Touring Club)
“Previsioni? Sempre difficile farle. L’unica cosa che mi sento di dire con sicurezza è che la Guida Michelin va rispettata per la sua storia e autorevolezza. Detto questo ognuno di noi, un po’ come nel calcio, ha le sue “stelle” che non ritrova in guida o magari ne vede qualcuna di troppo. Tutti in genere guardano le tre stelle, e a questo livello spero ci arrivi Arnolfo, per la lunga e grande carriera dei fratelli Trovato e per il bellissimo ristorante che hanno fatto. Spero anche che arrivino tanti due stelle. Se c’è una critica da fare alla guida Michelin è proprio, almeno è il mio punto di vista, lo scarso numero di due stelle in Italia. Un’altra critica, sempre costruttiva è sul recupero delle stelle perse. Accade di rado e questo è un male. Quando viene tolta una stella difficilmente poi la si recupera. Tralasciando le stelle perdute dovute a una chiusura temporanea o a un trasloco e poi recuperate, i casi sono sporadici. Pinchiorri è la più nobile delle eccezioni. Ecco, mi piacerebbe che qualche declassato che, secondo me, merita, recuperasse la stella perduta, come ad esempio Cracco o La Trota. La Michelin ne guadagnerebbe in prestigio e credibilità e darebbe un po’ di fiducia ed ottimismo ai tanti che ci vogliono riprovare”.

Tommaso Farina (Libero)
“Mi vengono in mente due che meriterebbero maggior credito in provincia di Bergamo. Il primo è il Collina ad Almenno San Bartolomeo della famiglia Cornali. Ha fatto incredibili progressi, gode di un ambiente e di un contesto superbi e di una cucina di carattere e inventiva. Il secondo è Ferdy Wild di Lenna. I Quarteroni hanno creato qualcosa di davvero notevole, una cucina agricola dal fosforo spiccatissimo e di assoluta personalità”.

Lorenza Fumelli (Foodzilla)
“Se la stella, come dicono, vale per il cibo e non per il contesto, a Roma il piccolo ristorante di pesce con brace Dogma la merita senza dubbio. E se la Michelin ammettesse un errore (siamo al limite dell’utopia), dovrebbe restituire la seconda alla Trota di Rivodutri, immeritatamente declassata”.

Federico Lorefice (Grande Cucina)
“Sicuramente i giovani meritano maggiore attenzione dalle guide, ovviamente anche da Michelin… Meritevoli della prima stella: Martin Lazarov del San Corrado di Noto, Daniele Rebosio dell’Hostaria Ducale di Genova, Crescenzo Scotti del Borgo Sant’Andrea di Amalfi, Eugenio Boer di Bu:r Milano, Luciano Monosilio di Follie a Roma, Michele De Blasio di Volta del Fuenti a Vietri. Andrea Aprea meritevole della seconda stella come del resto Caminini, Perdomo, Candela al George di Napoli e Maicol Izzo a Castellammare. Antonio Guida sarebbe un grande 3 stelle per Milano. Incredibile che il sud non abbia 3 stelle. A mio avviso Nino di Costanzo e Ciccio Sultano la meritano”.

Vincenzo Pagano (Scatti di Gusto)
“Volta del Fuenti a Vietri sul Mare: Michele De Blasio è in ottima forma, segnalato in Guida potrebbe aspirare alla stella. A Salerno Suscettibile è un indirizzo da tenere d’occhio per la crescita del ristorante, quella simultanea della casa madre di Pioppi e la new entry ad Acciaroli. Un indirizzo pop è l’agriturismo Seguire le Botti a Borgo Vodice, in un quadrante che ha fatto scoprire diverse stelle: tecnica, leggerezza. Ci andrebbe almeno una segnalazione. Zunica in Abruzzo: Frederik Lasso è autore di una cucina vivace. Fattoria delle Torri a Modica: giovanissima cucina e sala molto interessante. E poi la Tavola Rossa di Vincenzo Guarino a Postignano, Il Gatto Verde a Modena, anche se ha aperto da pochissimo, Atelier di Niederkofler, L’Accanto a Vico Equense, Li Somari a Tivoli, Verso dei Capitaneo a Milano, Viva Bistrot a Noto, Scatto a Torino, Orma a Roma. Due stelle a Fiumicino a Pascucci”.

Bruno Petronilli (James Magazine)
“Parto dalla mia regione: l’Umbria. Qui due nuove stelle sono auspicabili, quelle di Andrea Impero a Elementi Fine Dining e Giulio Gigli a Une. Poi Gianfranco Vissani: meritava le tre stelle da almeno due decenni, magari con un ravvedimento operoso gli ridaranno la seconda. Milano: la terza stella ad Antonio Guida al Seta, la prima a Eugenio Boer nel suo Bu:r. Capitolo Riccardo Camanini: sarà la volta buona per la seconda? Speriamo. A Piacenza Luigi Taglienti sta aspettando la prima (ne merita, secondo me, almeno due). Come due le meriterebbero Gianfranco Pascucci a Fiumicino oppure Iyo e Aalto, tornando rapidamente a Milano. Vedo la stella verde a Enrico Bellino a La Cerreta Osteria e una verde tendente al rosso a Fabrizio Bartoli di Osteria Ancestrale a Bolgheri. Infine Alberto Gipponi da Dina a Gussago: è lì che aspetta da un bel pezzo una chiamata…”

Gualtiero Spotti (Cookinc)
“Dovrebbero prendere la stella Saporium a Firenze, Nin di Giacomello, Casa Leali a Puegnago, Contrada Bricconi a Oltressenda. E poi la seconda a Camanini e la terza ad Ascani. Sarebbero alcune delle mie scelte”.

Massimiliano Tonelli (Cibo Today)
“Sarebbe giusto a mio parere premiare con la stella Michelin i seguenti ristoranti: il Portico di Paolo Lopriore ad Appiano Gentile, Barred dei fratelli Palucci a Roma, Retrobottega di Alessandro Miocchi a Roma, Spore di Mariasole Cuomo a Milano, il Bucaniere di Fulvietto Pierangelini a San Vincenzo”.

Orazio Vagnozzi (Passione Gourmet)
“Non sono sicuro che le mie valutazioni coincidano con quelle degli ispettori Michelin. Quindi non ho idea di chi prenderà la stella, ma ho idee chiare su chi la meriterebbe, visto il livello dei ristoranti che la stella ce l’hanno. Oltre alla seconda a Riccardo Camanini, direi che a Milano meriterebbero la stella Lorenzo Lunghi a Torre (Fondazione Prada), Luca Natalini di Autem, Guglielmo Paolucci a Gong, Eugenio Boer a Bu:r, Nicola Bonora di Montelombroso. Fuori Milano su tutti Alberto Gipponi da Dina, Simone Perata della Spurcacciun-a, Mattia Pecis di Cracco a Portofino”.

Maddalena Fossati, La cucina italiana
Per questo 14 novembre penso che ci siano due stelle che dovrebbero diventare tre. E sono entrambi in Lombardia. Uno è Davide Oldani che sta facendo una cucina straordinaria con una sala sorridente ed efficientissima. L’altro è Antonio Guida. Ha raggiunto una maturità in ogni piatto, una sorpresa continua. Team stellare. Spero in un riconoscimento adeguato a Norbert Niederkofler e poi sogno di vedere più donne sul palco al momento della proclamazione. Tra loro candido Tatiana Porciani chef e proprietaria di Erbaluigia, osteria contemporanea a Pisa. Diversa, interessante e perla della città toscana. Ps anche Alessandro Cozzolino di Villa San Michele a Firenze merita di sicuro.

Antonio Lucifero, The best chef
“Da Marotta” Squille è una tavola che sicuramente merita di avere 1 stella. Il Comandante di Napoli è 2 stelle da un bel po’ di anni, manca la certificazione Michelin, forse la ristrutturazione aiuterà a convincerli. Chiudo con il “Tre Olivi” Paestum, è probabilmente l’unico ristorante in Campania che, sistemando qualcosa nel servizio, ha lo slancio per poter riportare le 3 stelle in regione.