Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Scenari

Una doc Costa degli Dei in Calabria? I produttori: “Sarebbe un volano per il territorio”

31 Gennaio 2026
Da sinistra in senso orario Giovanna Artese, Giovanni Benvenuto, Mario Romano, Rosa Comerci, e (al centro) Vitaliano Papillo Da sinistra in senso orario Giovanna Artese, Giovanni Benvenuto, Mario Romano, Rosa Comerci, e (al centro) Vitaliano Papillo

In attesa che il ministero delle Politiche agricole dia risposta ufficiale alla candidatura della nuova denominazione (si attende a breve l’audizione che darà il via libera alla Doc) sul territorio si continua a lavorare per far diventare il vibonese e la Costa degli Dei la nuova destinazione enologica della Calabria

Filari di vigneti ordinati che guardano al Tirreno, come a disegnare un ponte tra terra e mare. Un paesaggio che sembra uscito da un dipinto, con la collina che risale dolce verso l’entroterra e crea un abbraccio naturale con la costa e i suoi colori brillanti. Le antiche leggende narrano che gli dei dell’Olimpo scelsero questo tratto di costa meridionale della Calabria come dimora per la sua straordinaria bellezza.

Di fronte, a poche miglia nautiche, lo sguardo sulle isole Eolie. Una “costa bella” che nel tempo si è meritata l’appellativo di “Costa degli Dei“, appunto, interamente compresa nella provincia di Vibo Valentia, in un tratto marino che da Pizzo passando per Tropea – conosciuta come la “perla del Tirreno” – scende giù lungo il Corno di Calabria per 55 chilometri fino a Nicotera, la città dove negli anni ’50 il fisiologo Ancel Keys condusse uno studio pilota diventato il modello scientifico per la Dieta Mediterranea.

Qui da sempre la vigna è complementare al lavoro agricolo dell’uomo che ne usa le uve per la trasformazione in vino nelle epoche recenti. Parte da qui la visione condivisa di un territorio che ha intravisto nei vitigni autoctoni la chiave di lettura di un areale nel quale gastronomia, turismo, memoria agricola, tradizione e modernità, cultura immateriale e mito diventano un Marchio territoriale di qualità da mettere a sistema per dare valore al percorso di riscoperta di Magliocco Canino e Zibibbo realizzando con essi una nuova denominazione enologica per la Calabria.

Una chiacchierata che diventa visione strategica

Il recupero delle due uve più rappresentative della storia del vibonese non è un’operazione nostalgica, ma una vera strategia che guarda alla modernità senza perdere le radici. Ufficialmente il “sogno” della Doc Costa degli Dei ha inizio nel 2022 e si concretizza a seguito di una chiacchierata alla Camera di Commercio tra l’attuale presidente del Gal Terre Vibonesi, Vitaliano Papillo – che guida la cordata di candidatura presso la Commissione nazionale vini – il direttore generale del Dipartimento Agricoltura dell’epoca, Giacomo Giovinazzo, e il “visionario” Nuccio Caffo (CEO del Gruppo Caffo e allora commissario della CCIAA).

A loro si unì l’Associazione viticoltori vibonesi, presieduta oggi da Domenico Silipo, nata un paio d’anni prima con l’intento di portare avanti tecniche colturali agroecologiche e rigenerative, tutelare e migliorare la biodiversità, puntando sull’espressività naturale di ciò che si produce in vigna grazie ai due capisaldi della viticoltura locale. Un sodalizio che rappresenta lo zoccolo duro dei produttori che hanno scelto il vino come sintesi di tutela del paesaggio, coltivando i vigneti con l’artigianalità del lavoro che riprende la tradizione e la proietta nella contemporaneità delle produzioni.

Vitaliano Papillo

Vitaliano Papillo

“La Doc nasce con l’intento di dare finalmente il giusto riconoscimento a quei viticoltori – donne, uomini e giovani – che da anni investono passione, competenze e risorse in questo settore – spiega Papillo -. Vogliamo creare un’identità enologica forte che rappresenti non solo i nostri vini ma anche la cultura e la tradizione del territorio. Puntiamo a costruire un sistema che generi valore per tutta la filiera e diventi volano di sviluppo economico sostenibile per l’intera area”.

L’intenzione è quella di far diventare il vibonese e la Costa degli Dei la nuova destinazione enologica della Calabria, guardando anche ai nuovi trend del turismo esperienziale che sempre più sceglie territori caratterizzati dalle denominazioni agroalimentari per conoscere e approfondire l’esplorazione di un contesto. “Il nostro approccio prevede una narrazione corale dove il vino diventa ambasciatore di un territorio straordinario”.

I vitigni della futura denominazione

In attesa che il ministero delle Politiche agricole dia risposta ufficiale alla candidatura della nuova denominazione (si attende a breve l’audizione che darà il via libera alla Doc) sul territorio si continua a lavorare a capo chino tra le vigne accarezzate dalla brezza del mare, che in bottiglia restituiscono, sorprendentemente anche nei vini rossi, una sapidità spiccata e marina.

Il Magliocco canino (da non confondere con il Magliocco dolce protagonista della denominazione Terre di Cosenza, nella provincia più a nord della Calabria) per molto tempo considerata uva da taglio dal carattere deciso e selvatico ha trovato mani artigiane tra i vigneron che hanno creduto nel suo riscatto e lo hanno vinificato in purezza, lasciandolo affinare e permettendo a quest’uva a bacca nera di esprimersi nella sua anima più autentica.

Lo Zibibbo è invece l’altro ambasciatore a bacca bianca che nel vibonese era utilizzato per lo più come uva da tavola. C’è voluta la caparbietà di chi ha creduto nel suo potenziale per arrivare all’autorizzazione alla vinificazione nel 2013 e per poterlo inserire tra i vitigni aromatici della Calabria.

Le attese dei produttori

Giovanni Benvenuto

Giovanni Benvenuto

Tra le vigne i pionieri di questa epopea continuano il lavoro di sempre sapendo che la Doc che verrà è un’occasione non solo personale ma collettiva, che può rappresentare “l’esito naturale di un percorso iniziato molti anni fa – confessa Giovanni Benvenuto (Cantine Benvenuto) uno dei primi a credere nella vinificazione dello Zibibbo. Il lavoro iniziato undici anni fa per restituire dignità a una tradizione «storicamente presente ma non riconosciuta” oggi trova una “prospettiva condivisa, capace di valorizzare l’identità della Costa degli Dei in modo strutturato e credibile”.

Rosa Comerci

Rosa Comerci

Ne è convinta anche Rosa Comerci (Casa Comerci) che pensa alla nuova denominazione come riconoscimento del “legame profondo tra vitigno e terra, nella sua irripetibile unicità. Vorrebbe dire tutela, attraverso un disciplinare che garantisca origine, qualità e identità.  Ma anche maggiore consapevolezza, cultura, attenzione a quei vitigni troppo a lungo dimenticati”. La sua cantina è stata pioniera nella vinificazione in purezza del Magliocco Canino attraverso un approccio autentico e coraggioso che oggi ha dato i suoi frutti.

Giovanna Artese

Giovanna Artese

L’entusiasmo e l’attesa per il riconoscimento di una storia enologica in continua evoluzione anima anche il lavoro di Giovanna Artese (Cantine Artese) che in questa nuova via riconosce la “testardaggine” tutta calabra di voler dar vita a un “cambio di rotta necessario per restituire a questo tratto di costa calabrese il valore che merita”.

Mario Romano

Mario Romano

Tra gli sperimentatori delle vinificazioni c’è anche Mario Romano (Origine & Identità) fiducioso che la Doc permetterà di “ricostruire quella che è una identità territoriale che definisce la zona alla quale apparteniamo e si caratterizza con vini che esprimono territorialità”. Una vera “unità di intenti – chiosa Domenico Silipo, presidente dell’Associazione viticoltori vibonesi – che garantisce qualità della produzione presentandosi sul mercato con una garanzia di originalità, autenticità e unicità”.

La presenza a Beviamoci Sud

Nel prossimo fine settimana i produttori della Costa degli Dei saranno presenti a Beviamoci Sud – l’evento dedicato alla valorizzazione dei vini del Mezzogiorno d’Italia nato dalla passione e dall’impegno di Marco Cum e Andrea Petrini, con la direzione tecnica di Luciano Pignataro – per presentare l’evoluzione della viticoltura della costa vibonese attraverso una masterclass dedicata a Magliocco Canino e Zibibbo che permetterà l’assaggio dei vini Rafè 2022 di Cantina Masicei, Castelmonardo 2024 di Cantine Dastoli, Benvenuto 2024 di Cantine Benvenuto, Centodì 2024 di Origine & Identità, Tramonti 2024 di Cantine Lacquaniti, Libici 2022 di Casa Comerci, Aurum Deum 2023 di Cantine Artese che presenteranno al pubblico la versatilità di vinificazione dei due vitigni della futura Doc.