L‘Ue e l’India hanno concluso oggi i negoziati per un accordo di libero scambio (ALS) storico che rafforzerà i legami economici e politici tra la seconda e la quarta economia mondiale, in un momento di crescenti tensioni geopolitiche e sfide economiche global. L’Europa e l’India, infatti, commerciano già beni e servizi per un valore di oltre 180 miliardi di euro all’anno, sostenendo quasi 800 mila posti di lavoro in Europa.
Nelle intenzioni della Commissione Ue, si prevede che l’accordo “raddoppierà le esportazioni di beni dell’UE verso l’India entro il 2032 eliminando o riducendo le tariffe in valore del 96,6% delle esportazioni di beni dell’UE verso l’India. Complessivamente, le riduzioni tariffarie consentiranno di risparmiare circa 4 miliardi di euro all’anno in dazi sui prodotti europei”.
Un’apertura commerciale che conferirà “un significativo vantaggio competitivo ai principali settori industriali e agroalimentari dell’UE, garantendo alle imprese un accesso privilegiato al paese più popoloso del mondo, con 1,45 miliardi di persone, e alla grande economia in più rapida crescita, con un PIL annuo di 3 400 miliardi di euro”.
Contesto
L’UE e l’India avevano avviato i negoziati per un accordo di libero scambio nel 2007. I colloqui sono stati sospesi nel 2013 e poi rilanciati nel 2022. Il quattordicesimo e ultimo ciclo negoziale formale si è svolto nell’ottobre 2025, seguito da discussioni intersessionali a livello tecnico e politico. Contemporaneamente al rilancio dei negoziati per un accordo di libero scambio, l’UE e l’India hanno anche avviato negoziati per un accordo sulle indicazioni geografiche e un accordo sulla protezione degli investimenti. I negoziati per tali accordi sono ancora in corso.
Prossime tappe
Per quanto riguarda l’UE, i progetti di testo negoziati saranno pubblicati a breve. I testi saranno sottoposti a revisione giuridica e a traduzione in tutte le lingue ufficiali dell’UE. La Commissione presenterà quindi la sua proposta al Consiglio per la firma e la conclusione dell’accordo. Una volta adottati dal Consiglio, l’UE e l’India possono firmare gli accordi. Dopo la firma, l’accordo richiede l’approvazione del Parlamento europeo e la decisione del Consiglio sulla sua conclusione affinché entri in vigore. Una volta che anche l’India avrà ratificato l’accordo, esso potrà entrare in vigore.
“L’UE e l’India fanno la storia oggi, approfondendo il partenariato tra le più grandi democrazie del mondo – ha commentato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea -. Abbiamo creato una zona di libero scambio di 2 miliardi di persone, con entrambe le parti destinate a guadagnare economicamente. Abbiamo inviato un segnale al mondo che la cooperazione basata su regole produce ancora grandi risultati. E, soprattutto, questo è solo l’inizio: costruiremo su questo successo e svilupperemo le nostre relazioni per essere ancora più forti”.
Opportunità per le imprese europee
L’India concederà le riduzioni tariffarie dell’UE che nessuno dei suoi altri partner commerciali ha ricevuto. Ad esempio, le tariffe sulle automobili stanno gradualmente scendendo dal 110% al 10%, mentre saranno completamente abolite per le parti di automobili dopo cinque-dieci anni. Anche le tariffe che vanno fino al 44% sui macchinari, il 22% sui prodotti chimici e l’11% sui prodotti farmaceutici saranno per lo più eliminate.
Riduzione delle tariffe agroalimentari
L’accordo elimina o riduce le tariffe spesso proibitive (oltre il 36% in media) sulle esportazioni di prodotti agroalimentari dell’UE, aprendo un enorme mercato agli agricoltori europei. Ad esempio, le tariffe indiane sui vini saranno ridotte dal 150% al 75% all’entrata in vigore e, infine, a livelli fino al 20%, le tariffe sull’olio d’oliva scenderanno dal 45% allo 0% in cinque anni, mentre i prodotti agricoli trasformati come pane e dolciumi vedranno eliminati dazi fino al 50%.
I settori agricoli europei sensibili saranno pienamente protetti, in quanto prodotti come la carne bovina, la carne di pollo, il riso e lo zucchero sono esclusi dalla liberalizzazione nell’accordo. Tutte le importazioni indiane continueranno a rispettare le rigorose norme dell’UE in materia di salute e sicurezza alimentare.
Parallelamente, l’UE e l’India stanno attualmente negoziando un accordo separato sulle indicazioni geografiche (IG), che aiuterà i prodotti agricoli tradizionali iconici dell’UE a vendere di più in India, eliminando la concorrenza sleale sotto forma di imitazioni.
Il commento di Uiv: “Vantaggi notevoli per il settore del vino, dazi dal 150% al 20-30%”
Il partenariato Ue-India, siglato oggi a Nuova Delhi, rappresenta “un’opportunità strategica di lungo termine anche per il vino europeo e italiano, a oggi praticamente inesistente nel Paese più popoloso al mondo”. Lo afferma, in una nota, l’Unione italiana vini (Uiv), nel sottolineare come i vantaggi sul piano commerciale legati al vino saranno notevoli, con gli attuali dazi federali all’importazione oggi fissati al 150% che saranno immediatamente dimezzati fino a scendere progressivamente, entro sette anni, al 30% (al 20% per vini con un prezzo superiore a 10 euro a bottiglia). Un’intesa a parte, inoltre, è prevista per la protezione delle nostre produzioni a marchio.
“Questa partnership offre una possibilità commerciale in un mercato con una classe media in rapida ascesa – ha detto il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi –, ma soprattutto rappresenta una reazione chiara e positiva dell’Ue alle tensioni geoeconomiche sofferte dal Vecchio Continente. Il vino italiano ha estremo bisogno di politiche commerciali aperte per diversificare maggiormente un raggio di azione ancora limitato, se si considera che il 60% del proprio export è concentrato in soli 5 Paesi. Questo accordo, come quello con il Mercosur – per cui auspichiamo l’applicazione provvisoria – è perciò importante e dimostra l’importanza della diplomazia del business”.
Uiv rileva come oggi a fronte di esportazioni vinicole italiane pari a circa 8 miliardi di euro, l’export verso l’India si è fermato a soli 2,6 milioni di euro (7,7 milioni di euro di vino dall’intera area Ue), principalmente a causa di un dazio del 150% che ha fortemente limitato l’accesso al mercato. L’accordo tra le due aree che assieme sommano quasi un quarto del Pil mondiale proseguirà il proprio processo con la validazione e ratifica da parte delle istituzioni europee.