Dopo un anno di attesa, di scontri e di confronti, è arrivato il via libera del governo alla produzione del vino dealcolato. Le regole – contenute in un decreto interministeriale del Mef e del Masaf – consentono per la prima volta la definizione di un quadro fiscale individuando le accise applicabili alla produzione di vino senza alcol o a bassissima gradazione. Si tratta di un importante passo in avanti per il settore perché d’ora in poi le imprese italiane potranno concorrere in questo nuovo campo alla pari con tutti gli altri concorrenti europei.
I vini dealcolati sono veri vini (rossi, bianchi o rosati) da cui è stato rimosso quasi tutto l’alcol (generalmente meno dello 0,5% vol.) attraverso tecniche fisico-chimiche come l’osmosi inversa o la distillazione sottovuoto, mantenendo colore, aroma e gusto del vino originale, ma offrendo un’alternativa a chi vuole evitare l’alcol senza rinunciare all’esperienza gustativa.
Cosa prevede il nuovo decreto sul vino dealcolato
Più nel dettaglio, con questo intervento si consente ai soggetti, esercenti depositi fiscali di prodotti alcolici intermedi e di vino, di effettuare, a certe condizioni ed entro determinati limiti quantitativi, i processi di dealcolazione del vino. Il decreto introduce infatti specifiche definizioni distinguendo i soggetti a seconda delle quantità prodotte (superiori o inferiori ai 1.000 ettolitri annui). Il provvedimento, da ultimo, regola il rilascio del titolo autorizzatorio per la produzione e conservazione del prodotto, contempla adempimenti amministrativi e regole di circolazione del prodotto stesso e limita ogni attività accessoria supplementare rispetto alla produzione del prodotto dealcolato.
Il commento del ministro Lollobrigida
“Con questo decreto – ha commentantoil ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida – diamo al settore vitivinicolo un quadro normativo chiaro per poter produrre i vini dealcolati e offrire così nuove opportunità alle imprese del settore. Il Masaf è al fianco dei produttori e lo dimostrano gli interventi fatti nell’ultimo anno. Oggi definiamo il regime fiscale per le accise nella produzione di vino dealcolato. Sono certo che i nostri produttori sapranno raggiungere posizioni di eccellenza anche in questo settore”, ha concluso.
Le reazioni di Uiv e Confcooperative Fedagripesca
Una via libera al decreto interministeriale rappresenta “una bella notizia di fine anno dopo un 2025 travagliato per il settore – ha commentato il segretario generale in Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti. Per Luca Rigotti, presidente del settore vinicolo di Confcooperative Fedagripesca, si tratta di “un passaggio fondamentale che permetterà alle imprese italiane, a partire dalle cantine cooperative, che rappresentano una componente rilevante della produzione vitivinicola nazionale, di operare finalmente in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori europei. La domanda di vini a più bassa gradazione non può più essere considerata una moda, ma un cambiamento di lungo periodo”, conclude.