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Scenari

Vino, il 2013 sarà un anno nero? Le previsioni di produttori e manager/1

17 Dicembre 2012
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E per l'anno che sta per finire grandi fatiche e qualche segno meno. “Ci ha salvato l'export”


Hanz Terzer, Marina Cvetic, Enrico Chiavacci

“E’ la maledizione del numero due. Il secondo di ogni decennio è un anno disastroso per l’enologia. Lo è stato il ’72, l’82, il ’92, il 2002 e questo 2012 è quello peggiore”.

E’ la valutazione di Leonildo Pieropan ed è coerente con le analisi di tanti produttori del nord, che a fine anno stilano per un preventivo bilancio di gestione. E’ quanto emerge da un sondaggio che Cronache di Gusto ha longitudinalmente realizzato interpellando grandi imprese e piccoli produttori italiani. “Sta cambiando il mercato – dice il produttore – non è solo crisi a cambiare il connotati del consumatore. Questi si allontanano  sempre più dal consumare vini di qualità ed è per questo che ci stiamo concentrando verso i mercati esteri. A livello di quote, Italia ed estero, hanno raggiunto il pareggio e questo ci offre un sufficiente coraggio a non demordere”.

Non si scoraggia neppure Angiolino Maule, il portabandiera dei produttori di “Vino naturale”, cosi vogliono definire una vinificazione che ha messo al bando la solforosa e i prodotti chimici in vigneto (lui ne stappa 100mila e le vende quasi sempre tutte). Ma “vangelo e spiritualità” devono poi coniugarsi con l’economia il cui Dio è sempre il denaro che deve far quadrare i bilanci. “A livello economico  il 2012 si chiuderà positivamente grazie alle performance dei mercati esteri del nord Europa, America e Giappone – afferma Maule -. Ma non sono solo rose e fiori…” Già  quest’anno l’altro bilancio, che sta a loro (quelli della compagnia degli Steineriani) più a cuore  si è chiuso in  “profondo rosso”. Ed è quello emotivo, o della coscienza. “E’ stato impossibile vinificare senza solforosa e questo è il nostro cruccio maggiore. Colpa di un'estate siccitosa, maturazione sbilanciate, fatica in cantina a far sviluppare una corretta fermentazione, con formazioni batteriche che ci hanno costretti ad usare, per le nostre abitudini, molta solforosa. Il 2012 lo considereremo una “piccola” annata ma riscuotiamo l’auspico di aver vissuto un’ esperienza didattica che ci porterà a gestire altre occasioni come queste che ciclicamente di ripeteranno. Ecco quello che mi aspetto di più dal 2013 è che la scienza ci aiuterà a capire come si possano risolvere i problemi creati da questa stagione”.

Problemi diversi per le medie aziende: “Un anno difficile per l’Italia con una flessione dell’uno/due per cento che viene bilanciata con la crescita dell’estero – esordisce Antonio Capaldo, a capo di Feudi di San Gregorio (3milioni di  bottiglie, spalmate si quindici etichette prodotte nel 2011 e un fatturato oltre i 20 milioni di euro) che ci ha aiutati a chiudere l’anno economico senza molte criticità, comunque lontani dagli anni d’oro nell’ultimo quinquennio. “Complessivamente siamo soddisfatti dei risultati, visti alla luce del regresso generale di cui soffre il Paese. Ma non perderemo la fiducia nel 2013  anche se diamo per scontato che sarà un anno difficile. Ci conforta il livello di qualità dei nostri prodotti:  un’eccellenza in crescita, frutto di una buona annata e di nuovi protocolli adottati già da alcuni anni in azienda. E dai primi vini, che usciranno da questo approccio, ci aspettiamo delle grosse gratificazioni. Speriamo che non siano solo morali ma che arrivino anche dal ritorno economico dei mercati. Abbiamo deciso di navigare “a vista”, è brutto usare questo termine, ma useremo  le armi tradizionali  e con formule innovative che privilegiano una comunicazione più allegra, molto giovanile. Mai pensare a ritoccare al ribasso i prezzi, ma sarebbe un grosso errore: c’è solo da sperare che succeda quello che è già successo in tempo di crisi: che gli italiani preferiscano i marchi collaudati”, conclude Antonio Capaldo.

Per Marina Cvetic di Masciarelli nel 2012 sono stati “hard times, tempi duri, per usare un'espressione di Dickens, ma  c'è stata una crescente competitività. E un occhio molto attento all'export ci ha aiutati a mantenere performances  costanti, quasi in crescita. Il 2013 sarà ugualmente molto difficile ma una sicura ripresa la registreremo nel 2014. Stare vicino ai clienti è il necessario cambiamento. Velocità  e più global, ma con radici sempre più salde sulla propria identità e i propri territori, come sosteneva anche Gianni Masciarelli. E aggiungo: la strada del made in Italy è sempre la qualità, sempre maggiore e su larga scala, e sicuramente il green thinking, il pensiero verde, ci potrà dare una grande mano in questa direzione”.

Hans Terzer – direttore commerciale della Cantina sociale di San Michele Appiano (2 milioni di bottiglie e 16 milioni di fatturato, numeri eccellenti per piccole realtà di una cooperativa composta da 318 soci con  in dote 389 ettari di vigneti) “Il 2012 è stato un ottimo anno sotto il profilo enologico. Il 2013 dal punto di vista economico sarà complicato dall’entrata in vigore dell’articolo 62 – afferma -.Uno strumento opposto alle necessità dei sostegni che hanno sempre reclamato le piccole imprese. Ci aiutano invece sempre più i mercati esteri, abbiamo raggiunto una quota del 30%, successo significativo visto le esigue risorse che possiamo investire, e i sempre cospicui capitali che richiede il settore per la rete distributiva e il sostegno della comunicazione”.  
 
Cosa che fanno agevolmente bene alla Zonin, ma qua passiamo alla categoria delle grandi holding”( 1820 ha in proprietà tra le nove aziende, in Italia e Stati Uniti, quasi  40milioni di bottiglie tappate e 126 milioni il fatturato del 2011) con il comparto estero “che sta viaggiando a passi lunghi e in crescita con margini a doppia cifra (punta record del 29%)  – puntualizza Paolo Zampieri direttore commerciale di fresca nomina – e che rappresenta il 70% del fatturato. Chiaro che le nostre attenzioni si indirizzeranno sempre più su questo segmento che cresce a doppia cifra. Ci porterà a cambiare atteggiamento verso i nuovi mercati: non più subirli ma aggredirli, dobbiamo e vogliamo esser noi i protagonisti sul mercato, non guardare e pensare alla crisi, affiliare sempre più le armi della comunicazione per tener a bada consumatori sempre più colti, più informati, più esperti. L'Articolo 62? Sarà un problema per tutti ma soprattutto per le piccole e medie imprese. Non è che in tanta confusione alla fine  ci saranno svantaggi per una e l’altra parte. Siamo sempre stati più morbidi, ora c’è violenza e durezza. E questo scontro non fa bene alle due parti. Aspettiamo la conclusione del primo ciclo dei sessanta giorni e poi tireremo le prime conclusioni e considerazioni”.

“Sì, l’articolo 62 taglia le gambe a piccole e grandi imprese”. Se la conferma arriva da Enrico Chiavacci, direttore commerciale degli “Antinori” (140milioni di fatturato e quasi 25milioni di bottiglie prodotte), dobbiamo credergli. “Potevamo  chiudere l’anno con incrementi significativi, queste erano le premesse  della chiusura del terzo trimestre. In sessanta giorni poi è crollato quasi tutto e ci dovremo accontentare di poche unità di  crescita o addirittura registrare un segno meno. Pazienza ricorreremo a dei rimedi organizzando meglio la distribuzione, cercando distributori affidabili e più efficaci, evitando anche il superfluo e gli sprechi. Faremo tutto e altro, salvo che aumentare la qualità. E’ al top e non c’è spazio per migliorare un prodotto  già perfetto”.         

Stefano Gurrera