Buone notizie per la pesca del tonno rosso: le quote assegnate all’Italia quest’anno aumenteranno di circa 900 tonnellate, raggiungendo un totale di 6.182 tonnellate da distribuire ai segmenti autorizzati nei prossimi tre anni. Un incremento significativo rispetto al 2025, quando il contingente complessivo assegnato al nostro Paese si era fermato a 5.283 tonnellate, pari a circa il 17% in più rispetto all’anno scorso.
Coldiretti: serve una programmazione triennale
La notizia è stata accolta con favore da Coldiretti Pesca, che rappresenta oltre il 50% della quota italiana e tutti i sistemi di pesca autorizzati. L’associazione ha consegnato alle autorità politiche e tecniche un documento in cui si ribadisce “la necessità di una programmazione triennale per rilanciare un comparto che già oggi esprime un prodotto di eccellenza, ma che può crescere ulteriormente grazie a una visione strutturata e condivisa”.
Secondo Coldiretti, la proposta mira a garantire agli operatori “maggiore stabilità e capacità di investimento, soprattutto per il segmento della circuizione”. Altro punto centrale è “il rafforzamento dei controlli per contrastare in modo più efficace la pesca illegale, che penalizza soprattutto i palangari storicamente autorizzati, esposti alla concorrenza sleale di nuovi ingressi non regolati”.
Opinioni contrastanti nel settore
Non tutti, però, ritengono sufficienti le misure adottate finora. Per Antonio Lo Coco, direttore generale di Blu Ocean, azienda di Casteldaccia (Palermo) attiva nella trasformazione e commercializzazione di pesce fresco, le misure attuali “non sono sufficienti a riequilibrare l’ecosistema. Apprezziamo gli sforzi degli ultimi anni, ma oggi esiste un overstock che sta danneggiando l’ecosistema marino, soprattutto perché questa specie si nutre di totani, calamari, sgombri e sardine, risorse sempre più scarse”.
Per Lo Coco servirebbero interventi più drastici, almeno nei primi anni, accompagnati però da un monitoraggio rigoroso: “Attualmente le decisioni si basano su studi empirici ma gli stock sono sott’acqua e non è semplice quantificarli con precisione. Inoltre, ogni anno assistiamo a numerosi episodi di pesca illegale. L’unica soluzione sarebbe liberalizzare in parte le quote, oppure raddoppiarle o triplicarle, garantendo un monitoraggio reale delle catture”.
E la situazione attuale appare paradossale: “Vediamo i tonni passare sotto le barche, ma non possiamo pescarli – ammette amereggiato -. Molto spesso i pescatori, per paura di sanzioni, li ributtano in mare oppure alimentano il mercato nero, con conseguenze negative non solo per l’economia, ma anche per la salute dei consumatori”.
Il punto di vista di Paolo Campisi
Dello stesso avviso, ma con una visione più ottimista, è Paolo Campisi, socio unico dell’azienda Campisi Salvatore Srl, a Marzamemi, frazione di Pachino (Siracusa), che da cinque generazioni si occupa della trasformazione di prodotti ittici e vegetali, in particolare tonno rosso, striato e tonnetto alletterato.
“È sicuramente una buona notizia per tutto il settore – dice -. Probabilmente vedremo più tonno sia nelle pescherie sia sulle nostre tavole”. Anche se, ammette, le quote sono state ampliate “solo per chi già pesca. Forse, sarebbe giusto dare maggiori opportunità anche alle piccole imbarcazioni. Io compro il tonno solo da aziende o barche che possiedono le quote, ma sarebbe corretto ampliare la platea”.
Pure secondo Campisi la misura potrebbe avere un impatto positivo per i mari italiani, anche per quelle specie che, invece, scarseggiano. “Prima è toccato alle sardine, poi alle acciughe, ora c’è una crisi mondiale dello sgombro. Non sappiamo se sia un effetto del campiamenti ambiamenti climatici o della predazione da parte dei tonni, non ci sono ancora studi approfonditi. Però è qualcosa che constatiamo ogni giorno. Persino i marinai della mia zona dicono che il mare ‘bolle’ a largo di Marzamemi nel periodo della pesca”.
Ecco quindi che l’aumento delle quote potrebbe anche avere ricadute pisitive sul mercato: “Il prezzo del tonno è determinato soprattutto dalla Spagna, un grande acquirente. Non è escluso pero che quest’anno ci possa essere un calo dei prezzi, proprio perché la quantità disponibile sta aumentando”, conclude.