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Turismo e dintorni

Guida Michelin, le mete gastronomiche da non perdere nel 2026: ecco le tre destinazioni italiane

20 Gennaio 2026
Le Dolomiti, una delle tre mete italiane consigliate dalla Guida Michelin Le Dolomiti, una delle tre mete italiane consigliate dalla Guida Michelin

Tra le 16 selezionate, tre sono sono in Italia: Venezia, la Costiera Amalfitana e le Dolomiti. Dai ristoranti stellati ai grandi eventi internazionali, il cibo diventa il filo conduttore di viaggi indimenticabili.

La Guida Michelin ha appena svelato le destinazioni gastronomiche più interessanti del 2026 e tra le 16 selezionate, tre sono italiane: Venezia, la Costiera Amalfitana e le Dolomiti. Dai ristoranti stellati ai grandi eventi internazionali, il cibo diventa il filo conduttore di viaggi indimenticabili. Ecco tutte le mete scelte dagli ispettori della Rossa che consigliano di visitare subito “prima che il resto del mondo scopra queste gemme nascoste, facendo aumentare i prezzi e rendendo le prenotazioni più difficili”.

Partiamo da Venezia che si prepara al 2026 con l’apertura di strutture di alto profilo da parte di grandi nomi dell’ospitalità: “Orient Express, Cheval Blanc, Rosewood e Airelles sono in lizza per aggiudicarsi una fetta del mercato locale e per ridisegnare l’esperienza di soggiorno e gastronomica dei visitatori della città dei Dogi”. Quartieri “come Cannaregio nord e l’isola della Giudecca sono destinati a cambiare volto, offrendo nuove prospettive a chi cerca esperienze più intime”. L’inverno, è il consiglio degli ispettori, rimane il periodo ideale per godersi Venezia senza folla, con prenotazioni più facili nei ristoranti migliori. Tra gli hotel più iconici, “dall’Aman Venice, ospitato in un palazzo sul Canal Grande, o alle piccole dimore appartate come Madama Venice, gli hotel di Venezia sono spettacolari e sempre dotati di una personalità unica”.

Nelle Dolomiti, con Cortina d’Ampezzo che dal 6 al 22 febbraio ospiterà i Giochi Olimpici invernali, il 2026 rappresenta un anno di svolta grazie “a nuove infrastrutture, hotel di montagna sempre più raffinati e una cucina alpina ancora più ambiziosa”. Speck, grano saraceno e formaggi di montagna accompagnano menù che “abbinano identità locale e modernità”. Il periodo ideale per visitare la regione va da febbraio per le spettacolari luci del tramonto, fino all’estate, “che premia escursionisti e gourmet con una maggiore varietà di prodotti enogastronomici”. Tra le strutture consigliate: “Forestis, un due Chiavi Michelin famoso per la sua offerta benessere o il De Len di Cortina, in stile chalet”.

La Costiera Amalfitana a partire da maggio, si prepara al lancio “del nuovo servizio ferroviario di Belmond che ridefinirà l’arrivo dei viaggiatori”. Qui il cibo punta su ingredienti locali come acciughe, limoni e pasta fatta a mano, serviti con maestria. Il periodo migliore è maggio e fine settembre, mentre per gli hotel spiccano “Il San Pietro di Positano con le sue tre Stelle Michelin, ma anche boutique hotel come Casa Buonocore”.

Oltre confine, secondo gli ispettori della Guida, la Repubblica Ceca rientra tra quei luoghi da non perdere per “la loro eccezionale offerta gastronomica come la Moravia meridionale, famosa per le sue montagne, le grotte, i fiumi e i prodotti locali”. Tra le città fluviali e laghi dalle acque cristalline, gli ispettori suggeriscono di inserire anche la Boemia meridionale: “In questo momento, il Paese vi accoglierà con serenità e una ritrovata fiducia in sé stesso: l’equilibrio perfetto per esplorarne ogni angolo”.

In Polonia, grande attenzione è rivolta a Breslavia come meta gastronomica di alto livello grazie all’ottima cucina locale. Una generazione di chef giovani e ambiziosi “reinterpreta le tradizioni della Slesia – pierogi, selvaggina, fermentazione – con precisione moderna”. Per quanto riguarda le attrazioni turistiche, “il quartiere della vecchia piazza del mercato merita una visita per la sua atmosfera caratteristica, così come l’antico centro storico di Ostrów Tumski”. Il consiglio è di visitare la città “nei mesi più vivaci, quando il clima è più caldo: intorno a maggio o giugno, o a settembre, in pieno anno accademico”.

La nuova Guida dedicata all’Arabia Saudita presenta “il regno come una destinazione gastronomica degna della massima attenzione”. Nei nuovi distretti culturali delle principali città, Riyadh e Jeddah, “gli chef reinterpretano piatti a base di riso, carni alla griglia e frutti di mare del Mar Rosso”. La cucina è per lo più locale, ma il gusto internazionale sta prendendo piede, con l’apertura di nuovi ristoranti giapponesi, cinesi, libanesi e francesi.

In Cina, la provincia di Jiangsu  “valorizza una delle tradizioni gastronomiche regionali più eleganti della Cina”, con menù raffinati a base di pesce d’acqua dolce”. I periodi migliori per visitare la regione sono la primavera e l’autunno, quando le temperature sono più miti. Per gli ispettori, lo Jiangsu “sa come soddisfare palati più esigenti ed è la destinazione perfetta per chi vuole andare oltre le grandi metropoli”.

Negli Stati Uniti, il centenario della Route 66 e le nuove guide Michelin per il Sud e la Florida offrono un viaggio tra diner, barbecue e cucina creola, mentre il Sud “si sta affermando una nuova consapevolezza culinaria”. Gli eventi si svolgeranno lungo i 3.940 km della strada, dalle celebrazioni per l’inizio del centenario in aprile, a Springfield, nel Missouri, fino alla Capital Cruise di Tulsa a maggio, che punta a diventare la più grande parata di auto d’epoca al mondo. Gli appassionati della Guida “possono seguire i consigli dei nostri ispettori su dove gustare una cucina di qualità all’inizio e alla fine del percorso, a Chicago e Los Angeles”,

A Boston e Filadelfia, la cucina tradizionale incontra la modernità. Infine, in Canada Québec e Vancouver mostrano una gastronomia sempre più internazionale: “La Guida del Québec valorizza una cultura gastronomica basata sulla stagionalità, la sobrietà e le influenze francesi”, mentre Vancouver, sede dei Mondiali di calcio 2026, “attirerà finalmente l’attenzione globale che merita da tempo”, tra pesce fresco, influenze asiatiche e cucina indigena.

Anche la cucina filippina si guadagna una meritata visibilità a livello internazionale grazie “a una schiera di giovani chef locali dallo stile molto personale è all’origine di una nuova ondata di cultura culinaria che fonde tecniche tradizionali e internazionali”. Il fulcro della cucina locale di Manila è costituito da piatti come il sisig, il sinigang, l’inasal e l’adobo. Per quanto riguarda l’atmosfera, è una metropoli tentacolare, con un mix di quartieri tradizionali e grattacieli, e questo contrasto rispecchia le diverse influenze del suo universo gastronomico. Anche la città costiera di Cebu, seconda area metropolitana più grande delle Filippine, “è una destinazione iconica e molto sviluppata, famosa per le sue spiagge e i suoi resort di lusso”.

La Cappadocia per gli ispettori della Rossa è il posto giusto “per assaggiare una cucina genuinamente locale: il 70% delle specialità è infatti legato al territorio della Turchia, grazie all’affermarsi della filosofia “dalla fattoria alla tavola”. È il caso degli stufati cotti in pentola di terracotta, delle zuppe, della carne alla griglia, dei cereali antichi e dei vini dell’Anatolia che stanno progressivamente conquistando i menù degustazione, spesso all’interno di hotel scavati nella roccia che dispongono anche di ristoranti. In generale, gli chef tendono a elaborare prodotti locali con tecniche tradizionali, inclusa la fermentazione. Per una visita, il periodo ideale è  tra aprile e maggio o a ottobre.