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Vino e dintorni

Camminare tra le vigne: i Sentieri del Carignano nel cuore del Sulcis-Inglesiente

23 Aprile 2026
Il sentiero del Carignano del Sulcis Il sentiero del Carignano del Sulcis

Il progetto, presentato al Vinitaly, vuole tramandare la memoria degli uomini che nei secoli hanno percorso gli antichi cammini minerari e dei vigneti eroici

Uno degli argomenti che più riempiono le pagine dei giornali e i dibattiti pubblici è quello della comunicazione del vino, e delle “armi” con cui comunicarlo meglio. Questo è stato il leitmotiv di chi ha pensato di unire due realtà come il “Cammino Minerario di Santa Barbara” e “i sentieri del Carignano del Sulcis: camminare tra le vigne nella Sardegna più autentica”. I Sentieri del Carignano si inseriscono in un progetto più ampio: oltre 220 chilometri suddivisi in 12 tappe. A fare da palcoscenico a questa presentazione, nell’ambito del Vinitaly, il bellissimo stand della Regione Sardegna nell’area dedicata ai talk, a condurre l’incontro il noto giornalista Rai Andrea Amedi ed Andrea Tarozzi dirigente del cammino minerario di S. Barbara.

Da sinistra Andrea Tarozzi e Andrea Amedi

L’idea, della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, si pone come obiettivo tramandare la memoria degli uomini che nei secoli e nei millenni passati hanno realizzato e percorso gli antichi cammini minerari e dei vigneti eroici, con l’obiettivo di riscoprire a passo lento la bellezza del territorio, facendone contemporaneamente scoprirne le bellezze e le eccellenze, in questo caso vitivinicole.

Il Sulcis Iglesiente è una terra mineraria e mediterranea, dove le vigne crescono su sabbie marine intrecciandosi anche storicamente con i sentieri del Cammino Minerario di Santa Barbara, e raccontano storie di resistenza, autenticità, sacrificio e profumi salmastri. I Sentieri del Carignano del Sulcis, inseriti, come accennato, nel Cammino Minerario di Santa Barbara, attraversano vigneti tenuti come giardini, boschi, nuraghi e borghi antichi. Un’esperienza di viaggio profonda, tra natura, cultura e vino, nel cuore del Sud – Ovest sardo.

Tra masse rocciose battute dal maestrale e sabbie costiere inospitali per la fillossera, la vite del Carignano cresce indomita, a piede franco, da secoli. È qui che il vino diventa narrazione, e la narrazione prende forma tra i filari, le cantine e i gesti di chi coltiva questa terra estrema. Significa immergersi in un enoturismo autentico, di comunità, fatto di vigneti storici affacciati sul mare, cantine visitabili che aprono le porte ai viandanti, percorsi a piedi, in bici o a cavallo, pensati per rallentare e osservare ciò che ci circonda, degustazioni in vigna, laboratori, pranzi contadini, notti in agriturismo.

Il percorso è un ideale modo per visitare un territorio in modo “slow”, recuperando il valore del tempo e del contatto con la natura.

Il Sulcis-Iglesiente è una delle terre più antiche e stratificate del Mediterraneo. Questa parte sud- occidentale della Sardegna, affacciata sul mare e scavata dalla fatica dell’uomo, è stata sin dall’antichità un crocevia di civiltà. Fenici, punici e romani vi giunsero per le sue ricchezze minerarie: piombo, zinco, argento, ferro, carbone. Le tracce del loro passaggio sono visibili ancora oggi nei templi sommersi, nelle necropoli e negli scavi industriali che costellano il paesaggio. Nel medioevo, monasteri, chiese campestri e villaggi rurali punteggiarono le colline e i rilievi, in un lento insediamento che accompagnava la spiritualità delle genti minerarie.

Ma fu tra la metà dell’Ottocento e il Novecento che il Sulcis-Iglesiente conobbe la sua trasformazione più radicale: l’industria mineraria divenne il fulcro economico e sociale dell’area. Iglesias, Buggerru, Gonnesa, Carbonia divennero città- opificio, con migliaia di lavoratori attratti dalle gallerie e dalle laverie, dai pozzi e dalle ferrovie industriali. Il paesaggio si fece verticale, scavato, e l’identità del territorio si legò indissolubilmente alla miniera. Ma la chiusura degli impianti, tra gli anni ’60 e ’90 del Novecento, portò crisi e abbandono. I giovani fuggirono, alla ricerca di nuove opportunità, e i villaggi minerari divennero luoghi fantasma.

È in questo contesto che nasce l’idea del Cammino Minerario di Santa Barbara: un progetto di rigenerazione culturale che restituisce senso e futuro ai luoghi del lavoro e della fede. Nel tratto di cammino che attraversa il Sulcis, in particolare tra Santadi, Sant’Antioco e Carbonia, il cammino si intreccia con la viticoltura storica del Carignano. I sentieri del vino raccontano un’altra forma di resistenza, quella dell’agricoltura che rifiorisce sui terreni industriali dismessi, quella di comunità che, dopo aver scavato nel buio della terra, ora guardano alla luce del sole per costruire turismo, accoglienza e sostenibilità.

Il Carignano del Sulcis Doc è un vino identitario, di probabili origini spagnole, il Carignano ha trovato nel Sulcis l’habitat ideale, grazie ai terreni sabbiosi, il vento costante, il clima asciutto. Queste condizioni hanno permesso, in alcuni casi, di mantenere la viticoltura a piede franco, ovvero senza l’utilizzo del portainnesto, come invece accade per gran parte dei vigneti presenti in Europa, a causa della Fillossera, parassita che distrusse gran parte del patrimonio vitato nella seconda metà dell’Ottocento. È intenso, caldo, con profumi di frutti rossi, spezie, macchia mediterranea.

Vino di struttura, ma anche di eleganza, racconta il carattere schietto della gente del Sulcis e l’identità di un territorio che ha saputo rinascere dopo la crisi mineraria, e riconosciuto DOC nel 1977. Il Carignano (noto internazionalmente come Carignan, e in Spagna come Cariñena) è un vitigno a bacca rossa originario probabilmente della Penisola Iberica o dell’Africa settentrionale, ma introdotto in Sardegna in epoca fenicio-punica. Nel Sulcis si è adattato in modo eccezionale, dando vita a un’espressione unica grazie a condizioni pedoclimatiche irripetibili.

Le piante sono spesso allevate ad alberello, con rese naturalmente basse ma uve di alta concentrazione e qualità. Il clima caldo, secco e ventilato favorisce la maturazione e riduce la necessità di trattamenti.

Tipologie

Le principali tipologie previste dal disciplinare DOC sono:

  • Carignano del Sulcis (base)
  • Carignano Superiore, riserva (invecchiamento minimo 2 anni, di cui almeno 6 mesi in bottiglia)
  • Carignano del Sulcis Rosato
  • Carignano del Sulcis Novello

Il Sulcis è anche patria di una straordinaria diversità viticola autoctona come il Vermentino, Monica, Bovale, Nasco, Nuragus, Malvasia: varietà storiche che arricchiscono il paesaggio agrario.

Regione storica del Sulcis vede al suo interno i comuni di: Calasetta, Carbonia, Carloforte, Giba, Masainas, Narcao, Nuxis, Perdaxius, Piscinas, Portoscuso, San Giovanni Suergiu, Santadi, Sant’Anna Arresi, Sant’Antioco, Teulada, Tratalias, Villaperuccio.

Per chi vuole conoscere le cantine del percorso si può cliccare sul seguente link:

https://www.sentieridelcarignano.it/le-cantine/