Le vette imbiancate delle montagne intorno a Torrecuso (BN) hanno accolto gli ospiti, delle Cantine Iannella, storica realtà vitivinicola di Torrecuso, alla presentazione dell’etichetta Intus. La referenza è la prima Falanghina affinata in anfora che nasce da ricerca, passione e profondo rispetto per il territorio. L’azienda, fondata nel 1920 e ad oggi alla sua quarta generazione, affonda le sue radici nella tradizione contadina del Sannio, ma da sempre guarda avanti, alla sperimentazione e all’innovazione.
Attualmente l’Azienda è condotta da Mariantonietta Iannella insieme alla mamma Maria, che hanno raccolto il testimone del papà Antonio, prematuramente venuto a mancare negli anni scorsi. Ed è grazie a lui che l’Azienda ha “preso la rincorsa” per il salto di qualità, infatti, amplia l’azienda con il trasferimento in un nuovo stabilimento, realizza spazi all’avanguardia per l’accoglienza e l’enoturismo e investe in tecnologie produttive. Innovatore per visione e approccio, imprime all’azienda il salto più importante, costruendo un ponte solido tra tradizione e modernità. Quarta generazione della famiglia Iannella, Mariantonietta dal 2021 alla guida dell’azienda. Porta uno sguardo contemporaneo che rinnova il modo di accogliere e raccontare la cantina, aprendola a nuove esperienze e a nuovi orizzonti commerciali, anche oltre i confini.
Il suo contributo dà impulso a nuovi progetti legati al vino, sperimentando linguaggi e pratiche diverse con una visione che unisce innovazione e responsabilità sociale, senza mai perdere il legame con la storia di famiglia e con il territorio. Il progetto nasce dal desiderio di valorizzare la Falanghina Beneventana attraverso una vinificazione essenziale e rispettosa della materia prima, capace di restituire in purezza l’identità del vitigno e del territorio. Le uve provengono da vigneti di famiglia situati a circa 450 metri s.l.m., su suoli calcareo-argillosi e vulcanici, che donano al vino equilibrio, mineralità e complessità aromatica.
La provincia di Benevento si trova nel cuore dell’Appennino Sannita, parte dell’Appennino meridionale. Area di confine e transito naturale tra il versante tirrenico e quello adriatico. Il Taburno è una zona di produzione tipicamente collinare, che comprende diversi comuni.
La Falanghina viene vinificata e affinata in anfora di terracotta, lontano da legni e materiali che possano interferire con la fragranza varietale. La naturale porosità dell’anfora favorisce una micro-ossigenazione lenta e costante, esaltando la purezza aromatica, la luminosità del frutto e la profondità gustativa. Intus rappresenta una ricerca di autenticità e trasparenza, un percorso di interiorizzazione della materia che unisce tradizione e innovazione. Il nome deriva da “intuarsi”, verbo riportato dal sommo poeta nel libro del Paradiso per rappresentare come anima e mistero riescono ad unirsi.
“Così la nostra Falanghina si rifugia nell’anfora, lontana da interferenze, e lì in silenzio evolve, trovando la propria voce, dice Nietta, come chiamano tutti Mariantonietta, Intus è un vino che non grida, ma sussurra. Un vino che nasce “dentro”, come suggerisce il suo nome, per raccontare con finezza e verità l’anima più profonda della Falanghina e del Sannio”.
Nel corso della presentazione con la conduzione della giornalista Antonella Amodio, il tavolo ha visto intervenire: Mariagrazia De Luca delegata AIS Benevento, Simone Feoli coordinatore ONAV Campania, Pasquale Carlo coordinatore regionale Vinibuoni d’Italia, Ernesto Buono enologo aziendale, oltre a Mariaantonetta Iannella, Mariagrazia De Luca, Simone Feoli, Pasquale Carlo. Durante la presentazione sono stati degustati i vini: Falanghina del Sannio Doc Taburno, vendemmie 2024, 2018, 2015, Niè Bianco Campania IGT 2023, oltre al festeggiato Intus Falanghina Beneventano Igt 2021
Intus Falanghina Beneventano 2021
L’inverno è stato mite e piovoso, seguito da un brusco calo termico ad aprile che ha provocato gelate in alcuni areali e un lieve ritardo vegetativo. La successiva ripresa, favorita da temperature in linea con la media e scarse precipitazioni, ha garantito una fioritura e allegagione regolari. Le condizioni climatiche stabili e asciutte hanno consentito una gestione ottimale dei vigneti, sebbene con una certa pressione dell’oidio. L’estate calda e secca ha determinato grappoli più spargoli e anticipato le fasi fenologiche. La vendemmia si è conclusa con uve sane, di ottimo equilibrio e qualità. Prodotta in tiratura limitata di 900 bottiglie.
Le uve provengono da vigneti situati a circa 450 metri s.l.m., con viti di circa 20 anni. Diraspa-pigiatura soffice con macerazione in pressa per 2-4 ore. Pressatura soffice e chiarifica statica. Fermentazione in due fasi, prima in acciaio a temperatura controllata, poi in anfora. Che favoriscono l’equilibrio, oltre allo spessore grazie alla micro-ossigenazione. Successivamente sosta 24 mesi in anfora ed altri 24 in bottiglia. Colore giallo oro vivace, al naso fruttato con frutta gialla matura, agrumi note balsamiche floreali e vegetali di fiori bianchi, rosmarino, lavanda, al palato fresco di sapidità dinamica verticale, di bella persistenza acida, coerente con l’olfatto con le sensazioni erbacce floreali.
A latere dell’incontro è stato presentato il libro Calici & Spicchi di Antonella Amodio.