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Scenari

Vino italiano in difficoltà: export in calo del 13,3%, dagli Usa perdita da 340 milioni

18 Maggio 2026
Export italiano verso gli Usa, il grafico elaborato dall'Osservatorio Export italiano verso gli Usa, il grafico elaborato dall'Osservatorio

Per il vino, in generale, non è un buon momento. Nei giorni scorsi abbiamo raccontato qui lo scenario dell’export mondiale tra rallentamenti della domanda e nuove tensioni commerciali, e ora arrivano i dati Istat rielaborati dall’Osservatorio di Unione Italiana Vini (Uiv) che confermano un avvio d’anno in salita per il settore.

Il primo bimestre del 2026 segna infatti un calo a valore del 13,3%, per un totale di 1,03 miliardi di euro, con una dinamica che riflette soprattutto la frenata del principale mercato di riferimento per il vino italiano: gli Stati Uniti. Proprio il mercato americano, primo sbocco mondiale per il Belpaese con una quota export pari a circa il 24%, continua a rappresentare il principale fattore di pressione sulle performance complessive del settore. A un anno esatto dall’introduzione dei dazi aggiuntivi (aprile 2025 – marzo 2026), il saldo tendenziale evidenzia un gap del 17% a valore, pari a oltre 340 milioni di euro in meno rispetto al periodo precedente. In parallelo arretrano anche i volumi, in calo del 9%, con il settore che scende ai livelli più bassi dell’ultimo decennio.

A pesare non è soltanto la contrazione delle spedizioni, ma anche la dinamica dei prezzi. Le imprese italiane, per attenuare l’impatto delle tariffe doganali sui consumatori finali, hanno infatti ridotto il prezzo medio di vendita di quasi il 9%, contribuendo così a comprimere ulteriormente il valore complessivo dell’export.

Nel dettaglio, nel periodo aprile 2025-marzo 2026, l’export verso gli Stati Uniti si è attestato a 1,65 miliardi di euro, in calo rispetto ai 1,99 miliardi del periodo precedente. Il segmento dei vini in bottiglia segna una flessione di quasi il 19%, a 1,05 miliardi, mentre gli spumanti arretrano del 14%, a 588 milioni di euro.

Secondo l’Osservatorio Uiv, emergono tuttavia i primi segnali di una possibile stabilizzazione. Nel mese di marzo si è registrato, per la prima volta dopo nove mesi consecutivi di calo, un lieve incremento dei volumi spediti verso gli Stati Uniti. Un trend che, seppur ancora debole, potrebbe indicare una fase di assestamento del mercato. Anche ad aprile è attesa una lieve crescita del valore, mentre il primo trimestre resta complessivamente negativo, con un calo del 21% a valore.

Un ulteriore elemento di attenzione arriva dai dati sui consumi statunitensi (SipSource), che segnalano a marzo una timida ripresa del prodotto italiano sul mercato americano. Un segnale che, se confermato nei prossimi mesi, potrebbe tradursi in un progressivo aumento degli ordini.

“Nel contesto già segnato dal calo strutturale dei consumi in termini di volume, i dazi e la conseguente svalutazione del dollaro hanno ulteriormente accentuato il ribasso su un mercato decisivo per il nostro vino – ha dichiarato il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi -. Ci aspettiamo una forte reazione della diplomazia europea per arrivare alla stabilizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti e una maggiore coesione dell’Unione sul fronte delle barriere interne al mercato comunitario”.

Il rallentamento non riguarda però solo gli Stati Uniti. Nei primi mesi del 2026 l’export verso i Paesi extra-Ue registra un calo complessivo del 12,5%. In flessione anche Regno Unito (-11%), Svizzera (-10%) e Giappone (-6%), mentre mostrano segnali positivi Brasile (+12%), Russia (+27%) e Canada (+0,4%).