Non un funerale, ma una celebrazione collettiva. È questo lo spirito con cui migliaia di persone si sono ritrovate ieri a Pollenzo, frazione di Bra, per salutare Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, dell’Università di Scienze Gastronomiche e ideatore di Terra Madre.
Sono arrivati da tutta Italia, ma anche da Svizzera, Germania, Giappone, Messico e da molti dei Paesi in cui il movimento Slow Food è presente. Soci, attivisti, studenti, alumni, agricoltori, cuochi, intellettuali, rappresentanti delle istituzioni e amici di una vita hanno riempito il viale dell’Università di Scienze Gastronomiche per rendere omaggio a una figura che ha cambiato il modo di pensare il cibo, l’agricoltura e il rapporto con la terra.
“Chi semina utopia raccoglie realtà” era la frase scelta per accompagnare la giornata. Un motto che sintetizza bene la traiettoria di Petrini, ricordato durante gli interventi come “un visionario senza la posa del visionario”, capace di parlare al contadino come al Papa, al pescatore come ai leader internazionali, mantenendo sempre uno sguardo profondamente umano.
A ricordarlo sono stati, tra gli altri, il rettore dell’Università Nicola Perullo, il presidente di Slow Food Edward Mukiibi, l’attrice Lella Costa, don Luigi Ciotti, il musicista Moni Ovadia e il vescovo di Verona Domenico Pompili. Presenti anche studenti e alumni dell’Università di Pollenzo provenienti da oltre cento Paesi.
“Questo non è un funerale, ma una grande risonanza collettiva attorno a ciò che Carlo ci ha lasciato”, ha detto Perullo, sottolineando la capacità di Petrini di unire carisma e generosità, ascolto e visione politica.
Particolarmente intenso il ricordo di Edward Mukiibi, oggi presidente di Slow Food, arrivato a Pollenzo diciassette anni fa dall’Uganda come studente. “Hai piantato semi di umanità, empatia e amore. Hai insegnato all’Africa a credere nella propria ricchezza gastronomica”, ha detto rivolgendosi idealmente a Petrini, ricordando il progetto degli Orti Slow Food in Africa e il sostegno agli studenti africani.
Anche gli studenti dell’Università hanno voluto ribadire l’impegno a proseguire il percorso tracciato dal fondatore di Slow Food: “Continueremo a costruire un mondo dove il cibo sia buono, pulito e giusto per tutti”. Un messaggio che richiama uno dei principi più noti elaborati da Petrini e diventato nel tempo manifesto internazionale di una nuova cultura gastronomica.
Don Luigi Ciotti ha invece ricordato l’aspetto più civile del suo impegno: “Ci ha insegnato che ci sono momenti in cui tacere diventa una colpa e parlare un obbligo morale”. Mentre Lella Costa ha sottolineato la sua rara capacità di accogliere senza giudicare: “Poteva arrabbiarsi molto, ma non giudicava mai”.
Nel corso della giornata, il saluto a Petrini si è esteso ben oltre Pollenzo. In molti Paesi del mondo le comunità Slow Food si sono riunite seguendo il suo ultimo invito: “Andate avanti, state uniti”. In Italia, diversi Mercati della Terra hanno dedicato iniziative e momenti di raccoglimento alla sua memoria.
A emergere, nei racconti di amici e collaboratori, è stato soprattutto il ritratto di un uomo impossibile da racchiudere in una definizione: gastronomo, intellettuale, attivista, ma prima ancora costruttore di relazioni e comunità. Un uomo che ha trasformato il cibo in uno strumento culturale e politico, senza mai perdere il legame con la sua terra e con le persone.
Don Ciotti ha aggiunto: “Con Carlin abbiamo toccato con mano un invito a sollevare lo sguardo, come un piccolo esercizio quotidiano di umanità, un’umanità di cui abbiamo bisogno più che mai perché nel nostro Paese, e non solo, c’è una grande emorragia di umanità. Non accettava né la ragione né le mezze parole, né le troppe prudenze. Carlin ha sempre avuto uno sguardo di umanità per quanti avevano bisogno di uno sguardo accogliente. Ha sintetizzato una visione dell’ecologia integrale come una cornice di vita, di senso, necessaria a tutti, nessuno escluso: la gioia di poter credere a un cambiamento rivoluzionario e in una nuova umanità. È stato grande – ha concluso – nel promuovere la sacralità del cibo, ha sempre difeso la sacralità della vita, la libertà e la dignità della vita, contro tutti i suoi abusi”.