È stata l’Armenia ad ospitare la 33ª edizione del Concours Mondial de Bruxelles 2026, nell’affascinante Yerevan, la millenaria capitale, soprannominata la “città rosa”, con le due grandi Sessioni del Concours, una dedicata ai vini rossi e bianchi, l’altra ai vini effervescenti, eccezionalmente organizzate insieme quest’anno.
(Qua tutti i risultati del Concours Mondial de Bruxelles 2026)
Per tre giorni le cime innevate del Grande Ararat e del Piccolo Ararat, hanno fatto da scenario ai 320 degustatori provenienti da 56 Paesi sono stati impegnati a valutare 6.700 vini rossi e bianchi e quasi 1.000 vini effervescenti, in rappresentanza di 51 Paesi. Ad accompagnare le degustazioni una competizione dedicata ai vini No Low, con oltre 100 campioni in concorso: un numero in costante crescita. L’Italia ha guadagnato ben 475 medaglie di cui: 171 Gold, e 282 Silver.
Le regioni che hanno ottenuto più medaglie sono state:
Puglia 70
Veneto 64
Toscana 49
Sicilia 42
Lombardia 36
Abruzzo 34
Sardegna 33
Calabria 27
Piemonte 22
Friuli V.G. 18
Lazio 17
Marche 16
Trentino A.A. 15
Campania 10
Umbria 6
Emilia-Romagna 6
Basilicata 3
Vini d’Italia 7
Le 22 medaglie Grand Gold sono state conquistate: 5 il Veneto, 4 la Sicilia, 2 Puglia, Abruzzo, Piemonte, Emilia Romagna, ed 1 ciascuna Toscana, Lombardia, Sardegna, Calabria, Friuli V.G.
L’Armenia, una delle culle del vino, è una nuova voce sulla scena internazionale: non è un caso che Yerevan sia stata scelta per ospitare questa prestigiosa 33ª edizione del Concours. L’Armenia occupa un posto unico nella storia del vino: quello di una terra in cui tutto ha avuto inizio, filo conduttore nella cronologia stessa della civiltà vitivinicola. La scoperta, nel 2007, della più antica cantina vinicola al mondo nella grotta di Areni, risalente a oltre 4.100 anni fa, ha confermato il ruolo fondamentale del Paese alle origini della viticoltura.
Ma oltre alla sua dimensione storica, l’Armenia incarna oggi una scena vitivinicola in piena rinascita, dove tradizioni ancestrali e competenze contemporanee dialogano con grande coerenza. Proprio per questo l’Armenia Wine Company, in collaborazione con il Concours, ha voluto far visitare questo storico ritrovamento in una suggestiva location.
“Organizzare il Cmb a Yerevan si è imposto come una scelta naturale, poiché la regione in cui si trova l’Armenia rappresenta una delle culle della storia del vino, ma anche una terra del futuro, animata da una nuova generazione di vignaioli capaci di coniugare eredità e innovazione”, dichiara Baudouin Havaux, Presidente del Concours.
In questa stessa dinamica, Zaruhi Muradyan, direttrice esecutiva della Vine and Wine Foundation of Armenia, sottolinea: “Accogliere il Cmb è al tempo stesso un onore e un’opportunità strategica per l’Armenia. È un’occasione unica per valorizzare il nostro patrimonio millenario, i nostri terroir e i nostri vitigni autoctoni, rafforzando al contempo il ruolo del Paese sulla scena vitivinicola internazionale.”
Ciò che rende davvero uniche le vigne armene è il fatto che non si siano semplicemente adattate al loro ambiente: ne sono state plasmate. Situati tra i 600 e i 1.800 metri di altitudine, su suoli vulcanici di basalto, tufo e ossidiana, i vigneti beneficiano di oltre 300 giorni di sole all’anno, mitigati da notti fresche e da marcate escursioni stagionali. In queste condizioni esigenti, le uve sviluppano una notevole intensità aromatica, preservando al tempo stesso freschezza ed equilibrio. I vitigni autoctoni conservano un’identità autentica e intatta: una firma unica, capace di attraversare il tempo.
Nel rapporto profondo che lega la vite alla terra, il vignaiolo armeno non è un semplice osservatore: partecipa intimamente a questo equilibrio. Qui il sapere non si apprende soltanto, si tramanda: nei gesti, nell’istinto, in una comprensione intima della vite che non ha mai avuto bisogno di essere formalizzata, tanto è radicata nella memoria viva. Ne è testimonianza una particolarità straordinaria: gran parte dei vigneti armeni è ancora costituita da viti a piede franco, eredità rara di un patrimonio viticolo preservato per millenni. Nel 2026, il Cmb prosegue il suo percorso di innovazione, con la volontà dichiarata di rafforzare il valore offerto all’intera filiera, come spiega Quentin Havaux, Ceo del Cmb.
“Questa edizione 2026 del Cmb riveste un’importanza particolare. Vogliamo spingerci oltre nella valorizzazione dei dati raccolti durante le degustazioni. Grazie all’esperienza dei nostri degustatori internazionali, disponiamo di informazioni preziose che trasformiamo in strumenti di marketing concreti: scheda sensoriale, ruota degli aromi e commento di degustazione. Questi strumenti vengono poi condivisi con i distributori, grande distribuzione, enoteche e HoReCa, per facilitare la comprensione del vino da parte dei consumatori finali”.
In questa stessa logica, il Cmb ha lanciato Cmb Merit, un nuovo marchio di qualità pensato per valorizzare vini di alto livello che non hanno raggiunto la soglia delle medaglie, attribuite al 33% dei partecipanti, ma che meritano comunque l’attenzione del mercato. Un’altra innovazione è la certificazione Cmb Experience Certified, che valorizza gli esercizi, wine bar e ristoranti, che propongono almeno cinque referenze di vini medagliati al Concours Mondial de Bruxelles.
Nel corso della manifestazione è stata annunciata la sede della sessione Vini Rossi e Bianchi 2027, così come la Sessione Vini Dolci e Fortificati, si terranno, per la prima volta nella storia del Cmb, nella valle incantata del vino: la Valle del Douro (Portogallo), dal 14 al 16 maggio 2027. L’evento sarà organizzato in partenariato con la Comunità Intermunicipale del Douro.