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Il caso

Quell’Etna da Nero d’Avola appassito

04 Aprile 2018
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Un Etna con tanto di marchio Igt Terre Siciliane fatto da uve Nero d'Avola appassite. Potrebbe essere una notizia fasulla. Temiamo però che sia vera. 

Nel reparto alcolici di un supermercato danese si trovano le bottiglie di questo vino: e dire che siamo di fronte a una frode commerciale è quasi un eufemismo. Intanto il nome Etna, che per legge è utilizzabile in caso di vino solo per indicare la Doc. Poi quella scritta sul Nero d'Avola che vuole farsi immaginare coltivato sul vulcano, ed è già tutto un programma. Per giunta appassito. Una frode. E soprattutto: quanto sarà stato buono un vino del genere? Una brutta storia che andrebbe approfondita, se è vera e soprattutto se il vino in questione è un Igt Terre Siciliane. 

Questa storia ci fornisce alcune indicazioni: primo, il problema dell'italian sounding va contrastato senza soste perché il danno è enorme; secondo, guarda caso, questa bottiglia è esemplare perché vuole sfruttare i nomi più efficaci e spendibili del vino siciliano, Etna e Nero d'Avola, e quindi è necessario alzare la guardia proprio per tutelare vitigno e territorio; terzo, il consorzio Etna Doc non ha un minuto da perdere, adesso che ha l'erga omnes deve galoppare per attivare tutte le misure necessarie per difendersi e difendere un territorio e tutti i suoi protagonisti.

Ah, a proposito: il vino in questione veniva proposto in confezione da tre bottiglie al prezzo di 129 corone danesi, ovvero circa 17 euro. Un affarone.

C.d.G.