Con la scomparsa di Michel Rolland, avvenuta oggi a Bordeaux all’età di 78 anni, si chiude una stagione dell’enologia contemporanea: quella in cui il “consulente” di una cantina ne diventa la figura chiave, capace di incidere sulla lavorazione e sul gusto globale. Contemporaneamente.
Nato nel 1947 a Libourne, nel cuore del bordolese, Rolland cresce a Pomerol nella proprietà di famiglia, Château Le Bon Pasteur, una delle aziende che resteranno sotto il suo controllo diretto insieme, tra le altre, a realtà come Château Fontenil e alcune tenute minori sulla Rive droite della Dordogna.
Il successo professionale prende forma negli anni Settanta quando, insieme alla moglie Dany, crea un laboratorio di analisi che diventa subito il centro di una rete di consulenze destinata ad allargarsi su scala internazionale.
È in quel momento che si definisce il profilo di quello che sarà poi chiamato il “flying winemaker”: un enologo viaggiante, trasversale, che interagisce con aziende e modelli produttivi diversi, contribuendo a uniformare le operazioni di cantina.
Ma Bordeaux resta il baricentro del lavoro, in particolare Pomerol e Saint-Émilion, dove il suo nome si lega a un numero importante di Château di primissimo piano come Château Angélus, Château Ausone, Château Pavie, Château Troplong-Mondot, Château La Gaffelière, ma anche Château Clinet e Château L’Évangile. E, sulla riva sinistra, tra gli altri, Château Kirwan.
Lunghissima la lista delle collaborazioni, si stima oltre un centinaio di aziende e imprecisato il numero dei clienti del laboratorio Rolland & Associés. A tutto questo vanno aggiunti i progetti di proprietà o co-proprietà e la cui distinzione, tra consulente e produttore, è spesso rimasta nota.
In Italia, Michel Rolland ha svolto attività di consulenza con aziende come Ornellaia, Masseto, Argiano e Castello Banfi, contribuendo alla definizione di vini orientati alla maturità del frutto e a una riconoscibilità stilistica internazionale. Per Arnaldo Caprai, il suo intervento si è indirizzato nella definizione dello stile moderno del Sagrantino di Montefalco.
Sotto il profilo operativo, il contributo di Rolland si è concentrato sulla maturazione fenolica, sulla selezione drastica in vigna, sulla riduzione delle rese e sull’uso del legno, argomenti poco affrontati in modo organico negli anni Ottanta. Ma più che su singole innovazioni, Rolland ha contribuito a sistematizzare un metodo, rendendolo replicabile in contesti diversi.
Su questo approccio si colloca anche il nodo più discusso della sua eredità, il cosiddetto “Stile Rolland” famoso per creare vini più maturi, più morbidi e immediati, incontrando subito il favore del mercato e della critica internazionale, tuttavia con una contestazione: quello di spingere verso il concetto di “omologazione”.
Sebbene negli ultimi anni la sua presenza si sia ridotta, il modello da lui costruito resta solido e applicato da molti professionisti. Ed è questo, forse, il suo principale lascito: uno straordinario e replicabile modello.
FP