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Pubblicato in Il caso il 13 Luglio2017

L'azienda Terre e Tradizioni rinuncia ai diritti esclusivi di utilizzare i due nomi: "Un'azione fatta solo per spiegare il vuoto normativo"

"Rinuncio alla difesa dei marchi Tumminia e Timilia, lasciandone il libero uso a tutti, promettendo, altresì, l'assoluto impegno di fare della mia azienda la paladina della difesa dei grani antichi effettuando rigorosi controlli al fine di colpire e smascherare i furbetti di turno".

Sono le parole che Felice Lasalvia di Clemente, amministratore unico di "Terre e Tradizioni" ha rilasciato al collega del Giornale di Sicilia Max Firreri. La società, tramite i propri legali, aveva diffidato coltivatori e commercianti siciliani ad utilizzare i termini Tumminia e Timilia (leggi qui). Arriva ad una conclusione, dunque, il caso che aveva suscitato molte polemiche nei giorni scorsi, soprattutto da Filippo Drago, mugnaio di Castelvetranom in provincia di Trapani che aveva raccontato, sempre al Giornale di Sicilia, di essere stato informato da alcuni suoi clienti di aver ricevuto lettere da parte degli avvocati su questa situazione del divieto di utilizzare i termini Tumminia e Timilia. I marchi erano stati registrati dalla stessa azienda Terre e Tradizioni nel 2013, poco prima del fallimento e dello spostamento della sede legale a Verona. Trovando i marchi registrati, l'azienda ha pensato di richiedere i diritti su di essi: "Si è voluto attirare l'attenzione sulla necessità di dare delle regole e dei protocolli da rispettare - dice Lasalvia Di Clemente - per potersi fregiare del nome di quelle specifiche varietà evitandone gli abusi in danno di agricoltori e dei consumatori. La nostra azione ha avuto il compito di sopperire al vuoto normativo. Tumminia e Timilia sono di tutti". Per questo la società ha fatto sapere che rinuncerà alle royaltis per l'utilizzo dei due marchi.

C.d.G.

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