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Cibo e dintorni

Il peperoncino di Calabria viaggia verso l’IGP, accolta la domanda di registrazione

21 Febbraio 2026
Corone di peperoncini calabresi Corone di peperoncini calabresi

Il percorso, iniziato oltre vent’anni fa, conclude l’iter comunitario. Ora tre mesi per eventuali opposizioni

Il suo nome è diventato sinonimo di Calabria, orgoglio piccante di una terra che ne ha fatto un segno identitario. Da oggi non sarà soltanto il simbolo di un’intera regione, ma anche un prodotto alimentare riconosciuto con Indicazione Geografica Protetta.

La Commissione europea ha approvato la domanda di registrazione del marchio IGP per il Peperoncino di Calabria.

«Un risultato straordinario per l’intera regione», ha commentato Pietro Serra, presidente del Consorzio dei produttori di peperoncino, nell’apprendere la notizia ufficiale. Ora bisognerà attendere altri tre mesi per consolidare questo passaggio. È il tempo previsto perché altri Stati membri, Paesi terzi o persone fisiche e giuridiche legittimate possano presentare opposizione alla Commissione, a norma dell’articolo 17 del regolamento (UE) 2024/1143 del Parlamento europeo e del Consiglio.

Di fatto, però, l’iter procedurale può dirsi concluso e segna «un passaggio decisivo che tutela la qualità e l’origine di uno dei simboli più forti della nostra terra, valorizzando il lavoro dei produttori e l’identità agricola della Calabria», ha aggiunto Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura, che fin dal suo insediamento ha sostenuto l’azione di valorizzazione dei produttori.

Il risultato raggiunto è «frutto del lavoro di molti anni, nel corso dei quali abbiamo dovuto superare non poche difficoltà, ma in cui abbiamo sempre creduto e che, con tenacia e caparbietà, siamo riusciti a ottenere», ha continuato Serra, presidente del Consorzio Peperoncino di Calabria.

Il percorso verso questo riconoscimento, per il giovane produttore della Valle dell’Esaro – una delle aree più autorevoli per la coltivazione dell’ortaggio – inizia nel 2016 con un gruppo di dieci aziende e altrettanti imprenditori agricoli determinati a non lasciar cadere un progetto ritenuto decisivo per l’economia del territorio.

L’idea di trasformare il peperoncino in una denominazione riconosciuta risale però a oltre vent’anni fa. Altri due tentativi, prima di quello attuale, non avevano raggiunto l’obiettivo. Poi la svolta: il nuovo percorso avviato dal Consorzio, che oggi conta 56 associati per un totale di 120 ettari distribuiti in tutta la Calabria, ha scelto di puntare sulla reputazione del prodotto e sul legame profondo tra questa coltura e la storia della regione che ne ha fatto un vessillo di riconoscibilità.

Il rapporto tra il peperoncino e la Calabria affonda nei secoli. Dopo l’arrivo in Italia intorno al 1500, al seguito degli spagnoli dopo la scoperta delle Americhe, sono gli scritti di Tommaso Campanella, filosofo domenicano calabrese, a restituire il legame tra il popolo e il suo alimento identitario. Nel Medicinalium iuxta propria principia del 1635 definisce il peperoncino “piper rubrum indicum” e lo considera salutare per la cura del corpo. Secoli dopo, il sociologo Corrado Barberis ricorda in Mangitalia (2010) che «quando il peperoncino arrivò dall’America, fu come se la Provvidenza avesse rivelato ai calabresi se stessi».

Anche l’ambiente ha favorito l’adattamento della pianta. La regione, lembo meridionale della penisola italiana, circondata dal mare lungo quasi tutto il perimetro e caratterizzata da un bioclima mediterraneo pluviostagionale, ha offerto condizioni ideali lungo le dorsali che dal Pollino scendono fino allo Stretto. Accanto ai fattori naturali hanno assunto rilievo quelli umani, trasformando il peperoncino in parte integrante della cultura calabrese. Norman Douglas, nel suo libro di viaggio Old Calabria (1915), registrava «la mania del pepe rosso… che è tipico di queste zone, dove lo mangiano con voracità in ogni maniera». Prima di lui Vincenzo Padula, nell’inchiesta sullo Stato delle persone in Calabria (1864), aveva constatato che «il lardo della povera gente è una provvisione di peparuoli». Più tardi Vito Teti, ne Il colore del cibo (1999), ne sottolineava il ruolo di supplenza nell’alimentazione popolare: il peperoncino «dà sapore – scriveva – a un vitto insufficiente e monotono».

Sono tracce di un legame antico, radicato anche nel paesaggio urbano dei borghi calabresi, dove “u cancariddo”, come viene chiamato tradizionalmente, diventa elemento visivo e quotidiano. Nel periodo dell’essiccatura al sole non c’è casa, finestra o balcone che non esponga una collana di peperoncini. «Se riavvolgiamo il nastro della storia – osserva ancora Serra – il peperoncino era utilizzato come conservante per la sardella e per il tonno. Entrava nella cucina povera per dare risalto a pietanze che oggi sono diventate piatti richiesti e apprezzati».

Il disciplinare di produzione dell’IGP Peperoncino di Calabria comprende frutti freschi ed essiccati appartenenti alle varietà Amando, Barbarian, Corno di capra, Cayenna, Ciliegia, Pinocchio, Red Devil, Rodeo, Picaro, Shakira, Trottolino amoroso (localmente chiamato Naso di cane), Vulcan, Sigaretta, Calabrese, Pizzitano e Jalapeño, coltivate su tutto il territorio regionale.

Ortaggio dalla forma conica, allungata o affusolata, talvolta leggermente ovale o con punta ricurva a seconda della varietà, è caratterizzato anche da specifici marcatori chimici studiati dal Dipartimento di Chimica dell’Università della Calabria. La produzione media si attesta intorno ai 200 quintali per ettaro e il ciclo di raccolta può protrarsi fino a dicembre nelle aree costiere, dove le temperature più miti consentono la permanenza in campo fino a fine anno. La denominazione IGP «offre il giusto riconoscimento e valore a questo ortaggio. Soffriamo da tempo la concorrenza dei Paesi asiatici e del Nord Africa. Ci auguriamo una tutela più efficace da parte della Comunità europea».

Il primo effetto sarà inevitabilmente economico. «Il prezzo aumenterà, ma il marchio IGP è garanzia di qualità, con un prodotto tracciato dalla coltivazione alla commercializzazione». Negli anni il peperoncino è diventato protagonista di un ampio ventaglio di produzioni e trasformati: dagli insaccati ai vasetti, dal cioccolato ai liquori. Ora entra ufficialmente tra i prodotti italiani IGP, portando con sé un tratto distintivo della cultura alimentare calabrese.