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Viaggio alla scoperta di Isola Caprera, il ristorante scelto anche da Mina: “Nella nostra cucina il coraggio di osare”

26 Febbraio 2026
Ristorante Isola Caprera Ristorante Isola Caprera

Per raccontare l’esperienza che a Lodi ti riserva il ristorante Isola Caprera, non è facile da dove partire.

Dall’ubicazione del ristorante? Dal nome del locale e la sua storia o dal proprietario dello stesso? Dallo chef e dallo staff che lo affianca? Oppure dalla proposta della cucina?

Ognuno di questi quesiti è invitante per rendere più avvincente il racconto dell’esperienza che ti riserva questo posto pensato per accogliere e ospitare già dall’apertura, nel 1938, quando qui era campagna e la villa era una sorta di isola separata da Lodi dal fiume Adda.

Un luogo frequentato anche da personaggi famosi, uno fra tutti: Mina.

Da subito, Isola Caprera – che poi darà anche il nome alla strada – diventa un luogo dove il cibo crea connessioni, grazie al suo fondatore, Leonardo Meani, che dopo una carriera da tenore con esibizioni anche all’estero, decise di cambiare mestiere e fermarsi perché affascinato da un territorio che gli parve capace di avere molto da offrire. E, fu proprio così, dice Leonardo Meani, non è il fondatore ma il nipote con lo stesso nome e la stessa voglia di osare e di preservare un locale ricco di ricordi, circondato da un giardino antico che custodisce bellezza e memoria dove in primavera si viene accolti dai pavoni, in una cornice di ortensie in fiore.

Dice Leonardo “il Ristorante Isola Caprera non ha paura di osare: sorprendere il palato con tecniche all’avanguardia e abbinamenti nuovi, ricercare originalità negli ingredienti più familiari e in quelli internazionali, accostare il croccante al morbido, l’aspro all’avvolgente. Ogni piatto è un percorso: un viaggio che viene da lontano e si affaccia sul futuro. Perché la tradizione non è mai ripetizione, ma capacità di guardare l’antico e riconoscerne i semi del nuovo. Si esplora il gusto, si inseguono i profumi, i colori, le consistenze”.

D’altronde Meani è un imprenditore concreto, che trae ispirazione dalle eccellenze e dalle innovazioni della cucina e dell’ospitalità internazionale, senza mai perdere di vista l’ascolto attento dei suoi clienti. Sa cogliere parole, sguardi ed espressioni di chi si siede al tavolo, ricavando una lezione unica da ogni particolare. Grazie anche a Francesca che firma ogni dettaglio dedicato all’accoglienza: dal design dei giardini esterni e delle sale interne fino alle eleganti scelte delle mise en place.

A questo punto appare lo chef, Andrea Ferrara – solo 23 anni di età -, con uno staff formato da ragazzi ancora più giovani. Con loro Ferrara pensa il menù che cambia ogni 2-3 giorni, per avere la possibilità di offrire tutto quanto produce il territorio padano a ridosso di due regioni ricche di ottimi prodotti. E, trasformando ogni piatto in un racconto. Eppure questo giovane chef era destinato a tutt’altri studi, abbandonati dopo un’esperienza di cameriere prima (che ritiene fondamentale per la sua carriera) e successivamente di cucina. Ogni esperienza è stata preziosa, soprattutto quando, tra manualità e creatività si è trovato poi a gestire il food cost. Durante gli studi, a soli 16 anni, grazie allo Chef Fabrizio Camer e all’esperienza con Sassella Ricevimenti, scopre il mondo della ristorazione professionale. Da lì parte un cammino fatto di apprendimento, sacrifici ed entusiasmo che a 19 lo porta nella brigata dello Chef Andrea Fugazza, proprio al Ristorante Isola Caprera, per poi diventare Sous Chef al TOW – TheOddWine di Milano, affiancando Andrea Griffini e lo Chef Filippo Abbattista. Oggi, giovanissimo, è alla guida della brigata di cucina del Ristorante Isola Caprera, scelta insieme a Leonardo Meani per dar vita a una cucina audace e sperimentale, che guarda all’innovazione e che si impegna con entusiasmo.

E, così, con Ferrara, la cucina di Isola Caprera si distingue per equilibrio, cura e autenticità, valori che caratterizzano ogni proposta. Materie prime selezionate e tecniche raffinate si fondono per dare vita a creazioni che valorizzano la tradizione e sanno emozionare. I piatti di pesce, realizzati con ingredienti freschissimi, esprimono leggerezza e armonia, con preparazioni pensate per esaltare la materia prima e l’incontro tra sapori delicati e note aromatiche. La pasta fresca fatta a mano è il cuore di una cucina che celebra i gesti lenti e autentici: lavorazioni artigianali che raccontano passione, memoria e rispetto per le ricette della tradizione. Nella valorizzazione e nell’esaltazione del territorio lodigiano, la contemporaneità si manifesta anche attraverso contaminazioni sapienti: influenze della cucina napoletana, asiatica, francese e siciliana si incontrano con materie prime locali, creando piatti unici che parlano di tradizione e innovazione allo stesso tempo.

I lievitati, per esempio, sono fatti con lievito madre e burro di lardo, una scelta per fare incontrare tradizione e tecnica perché non è un semplice accompagnamento, ma una percezione di gusto intensa, più saporita e particolare del burro classico comunemente molto più utilizzato. Poi c’è l’omaggio al piatto storico di Lodi, la Trippa fritta al rosmarino con salsa allo yogurt.

Un altro piatto della tradizione è Panbrioches e fegatini, senza trascurare la Melanzana, manzo e popcorn, piatto complesso con melanzana fritta ad altissima temperatura, asciugata e marinata in salsa teriyaki delicata, con mirin, sakè e soia senza aggiunta di aromi; lasciata riposare 36-48 ore viene adagiata su una battuta di manzo al coltello condita alla francese con tuorlo, olio, sale, pepe ed estratto di erba cipollina. Carciofo in varie cotture e, ancora, Carnaroli, mascarpone e liquirizia, un risotto di carnaroli certificato, cotto con brodo vegetale e mantecato con una pregiatezza come il mascarpone Carena di Casaletto Lodigiano e burro di midollo montato. Una polvere di liquirizia aggiunge contrappunto aromatico, rendendo omaggio alla tradizione dei risotti lodigiani con un twist contemporaneo. Gyoza di genovese di manzo che è tipico della tradizione napoletana. Coniglio scarola e pere, marinato e cotto a rollé a bassa temperatura per 36 ore. Viene poi adagiato su scarola con pinoli, uvetta e acciughe. Una salsa di pere al vino bianco completa il piatto. E, infine, un dessert in cui tradizione e freschezza si fondono in un finale elegante e fragante, cioè, Pere, crumble di mandorle e limoni.

Per Meani, “questo è un menù degustazione che sicuramente invita a scoprire ogni sfumatura dei piatti e delle tecniche della nuova cucina, lasciando che siano i sapori stessi a raccontare la creatività della giovane brigata e l’attenzione per il territorio lodigiano. Un’avventura per il palato che si gusta un boccone alla volta”.

A disposizione una carta con 100 etichette di vini tra Champagne e Franciacorta. Rossi prevalentemente lombardi (San Colombano, Oltrepò Pavese, Valtellina) e veneti (Amarone, Bardolino, Valpolicella) e presenze friulane, emiliane, toscane, laziali e altoatesine. Bianchi del Collio e dell’Alto Adige e sei referenze di rosati.

Ristorante Isola Caprera
Via Isola Caprera 14
Lodi
Tel. 0371.421316
Giorno di chiusura: martedì sera e mercoledì
Aperto dalle 12.30 alle 14.00 e dalle 19.30 alle 22.00
Ferie: no
Carte di credito: tutte
Parcheggio: sì