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Il caso

Chianti Classico, partono le grandi manovre per cercare il successore di Liberatore

02 Maggio 2017
liberatore liberatore

Soluzione interna o nome esterno? Entro il prossimo settembre si dovrà trovare il nuovo direttore del Consorzio. Ed intanto lascia anche il vice


(Giuseppe Liberatore e Sergio Zingarelli9

Una soluzione interna. Oppure un nome esterno. Al momento tutte le ipotesi sono possibili per trovare un successore di Giuseppe Liberatore alla direzione del Consorzio Chianti Classico. 

Certo è che per i componenti della giunta esecutiva del Consorzio non sarà un affare semplice. Come è noto (leggi qui) Liberatore ha presentato le dimissioni, spiazzando un po' tutti. Non ci sono motivazioni se non quelle, ampiamente giustificabili, di chi vuole rimodulare la sua vita professionale dopo una ampia parentesi passata a guidare uno dei consorzi di tutela più importanti d'Italia, forse il più importante in termini di prestigio, peso specifico e forza economica. Liberatore, ed anche questo è noto, è atteso a Valoritalia, l'ente di certificazione di buona parte dei vini doc d'Italia che lui stesso ha contribuito a far crescere e dove svolgerà il delicato compito di consigliere delegato al fianco di un presidente (riconfermato da poco) come l'imprenditore pugliese Francesco Liantonio, patron di Torrevento. 

Liberatore lascia anche le poltrone di vice presidente di Federdoc e di presidente di Aicig. Ma mentre per questi due incarichi la successione sembra, al momento, più indolore, quella del Chianti Classico appare più problematica, certamente di non immediata soluzione. Liberatore in tutti questi anni ha consolidato una competenza e un'esperienza nel settore da primato, difficili da replicare. Stimato da molte parti conosce ormai a menadito tutto quello che ruota attorno al vino. L'altro giorno, ad uno dei suoi collaboratori confidava che, per quanto possa sembrare scontato, è utile sapere che un direttore di un Consorzio deve conoscere leggi e regolamenti più disparati, confrontarsi con i mercati, sapere di agricoltura e di coltivazione dei vigneti, tessere relazioni istituzionali con sindaci e presidenti di regione e soprattutto gestire rapporti professionali con una miriade di produttori e con i propri dipendenti. Una mole di lavoro non indifferente. Che richiede anche buone capacità diplomatiche. Il 19 maggio c'è una assemblea dei soci, qualche giorno prima invece si terrà il Cda formato da 21 componenti. Ma in entrambi i casi la questione Liberatore non è all'ordine del giorno anche se non è escluso che se ne farà cenno. Liberatore tecnicamente lascerà la poltrona il prossimo 31 luglio e poi dopo la pausa feriale si dovrà insediare il nuovo direttore. Tra l'altro, è notizia fresca, anche il vice direttore Michele Cassano ha rassegnato le dimissioni. Pertanto urge comunque trovare un nuovo assetto al più presto. 

La notizia delle dimissioni di Liberatore non è di certo passata inosservata e anzi, per esempio, si racconta che la casella postale del presidente Sergio Zingarelli è ormai presa d'assedio da chi si è premurato ad inviare curriculum e sono tante le email inviate da tutta Italia da chi spera di essere preso in considerazione per un colloquio. Già, ma anche la soluzione interna non è da escludere. Il Consorzio al momento ha 14 dipendenti di cui quattro quadri, che sulla carta potrebbero aspirare alla poltrona di direttore. In fondo, si fa notare, neanche Liberatore all'inizio del suo percorso aveva accumulato l'esperienza che oggi è in grado di sfoderare. Si vedrà. Il pallino ora passa alla giunta esecutiva del Consorzio composta da sette produttori. Oltre a Zingarelli di Rocca delle Macìe e presidente di Chianti Classico ne fanno parte i due vice, Sebastiano Capponi di Villa Calcinaia e Giovanni Manetti di Fontodi. E poi ancora Filippo Mazzei di Castello di Fonterutoli, Giulio Ruspoli di Tenuta di Liliano, Francesco Colpizzi di Castelli del Grevepesa e Tommaso Marrocchesi di Tenuta di Bibiano. Saranno loro a tirare fuori dal cilindro un nuovo direttore per il Consorzio. Poi trovato il nome giusto sarà sottoposto, come prassi vuole, all'intero Cda. E poi finalmente sarà nominato. E chiunque sia si troverà subito a gestire le elezioni del nuovo presidente previste entro i primi mesi del 2018. A fine anno scade il mandato (è il secondo) di Zingarelli. Ce ne sarà un terzo o spunterà un nuovo nome? È ancora prematuro, ma nel gioco degli equilibri e delle decisioni anche quest'aspetto comincerà ad essere preso in considerazione.

F.C.