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Il caso

Etna, Castiglione di Sicilia vara un nuovo Prg Scatta il divieto per costruire o recuperare cantine

28 Marzo 2017
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Vicenda paradossale in uno dei comuni più vocati alla viticoltura di qualità e presenziato da numerose aziende. Lo strumento urbanistico è affisso all'Albo Pretorio. C'è spazio per i ricorsi

Stop alle cantine, nuove o da ristrutturare, sull’Etna. Lo sancisce il nuovo Prg approvato dal Commissario straordinario al comune di Castiglione di Sicilia, in provincia di Catania. 

Lo strumento urbanistico, di fatto, dichiara il divieto di costruire o recuperare manufatti destinati alla produzione di vino in tutto il territorio del piccolo comune che comprende frazioni come Solicchiata o Passopisciaro, località di riferimento per i winelover. Tutto questo accade, infatti, in uno dei comuni più vocati dell'Etna, su quel versante nord che è ritenuto, tra l'altro, la zona di maggior pregio per produrre soprattutto rossi. E sembra una grande beffa per un comparto che sta trainando l’economia della zona.

In ventiquattro anni – tanti ce ne sono voluti per portare a compimento l’iter del Piano regolatore generale – nessuno si è accorto che, con l’approvazione dello strumento urbanistico, si sarebbe sancito il divieto assoluto di costruire in zone agricole vincolate. Peccato che a Castiglione di Sicilia, comune incastonato tra il parco dell’Etna e il parco fluviale dell’Alcantara, praticamente tutto il territorio sia sottoposto a vincoli e dunque quella che negli ultimi anni si è distinta come una delle zone di massima espansione enologica, rischia di subire una pesantissima battuta d’arresto.   

“Il Prg è stato approvato da un Commissario perché il Consiglio comunale ha dichiarato l’incompatibilità – spiega il vice sindaco Concetto Stagnitti -. Si tratta di uno strumento che ha avuto un iter lungo e travagliato e che adesso è affisso all’albo per eventuali osservazioni dei cittadini dunque siamo ancora in tempo per correggere il tiro. Al divieto di costruire in zone agricole vincolate adesso bisogna porre rimedio per evitare disagi a quanti vogliono investire nel nostro territorio”. 

Così com’è, il nuovo prg, stabilisce che nel territorio di Castiglione, tutto sottoposto a vincolo, non solo non si possa più costruire nelle zone agricole vincolate ma non si possano nemmeno ampliare eventuali manufatti già esistenti. Le uniche zone nelle quali si potrebbe costruire sono le aree artigianali che però, di fatto, non esistono. Come si sia arrivati a questo risultato senza che nessuno, in tanti anni di elaborazioni e revisioni, si sia accorto di quello che stava per accedere, prova a spiegarlo lo stesso vice sindaco. “Probabilmente la responsabilità è dell’ambiguità della procedura di approvazione del vincolo paesaggistico che è attivo da quando viene affisso all’albo e non dalla data di emissione. Il vincolo che riguarda il nostro territorio è stato apposto nel 1992 ma il decreto è stato emesso nel 1994. Poiché il Prg è stato redatto nel ‘93, probabilmente in fase progettuale non si è tenuto conto del fatto che una parte di territorio fosse vincolata”.

Una “svista” alla quale in tanti oggi chiedono di porre rimedio, pena il blocco dello sviluppo di una delle aree più con più superfice nella doc Etna. “Adottare il Prg così com’è vuol dire bloccare un Comune con forte vocazione enologica, sarebbe come dire che a Giardini Naxos non si può più andare a mare – spiega il presidente del Gal Etna Concetto Bellia –. Non possiamo permettere che questo accada”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente del Consorzio di tutela dei vini dell’Etna Giuseppe Mannino, che sottolinea come sia “penalizzante per un territorio che sta crescendo in maniera esponenziale, approvare un provvedimento di questo tipo. É chiaro che a nessuno di noi interessa la cementificazione selvaggia, ma se c’è una cantina che vuole ampliare i propri spazi o c’è la superfice per realizzarne una ex novo, perché non dare la possibilità di farlo”?    

Ma c’è dell’altro. Castiglione di Sicilia, insieme con Linguaglossa, entrambi comuni etnei, come Ispettorato agrario devono fare riferimento a Messina mentre per quanto riguarda Genio civile e Sovrintendenza, il comune di riferimento diventa Catania. “Una follia della quale ci chiediamo il perché – dice Mannino – e che ci costringe a fare chilometri avanti e indietro in strade spesso disagiate per ottenere permessi e nulla osta. Senza considerare il rischio di perdita di documenti importanti in questi spostamenti di incartamenti tra un ufficio e un altro, tra una provincia e un’altra”. E intanto i produttori di vino interessati ad acquistare terreni e manufatti nel territorio di Castiglione, vengono rimpallati tra i vari uffici e, in questa confusione generale, rischiano di far saltare l’affare.

C.M.