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Il caso

Matilde Poggi (Fivi) replica a Gianni Zonin: le piccole cantine risorsa irrinunciabile

26 Maggio 2015
MatildePoggi MatildePoggi

 
(Matilde Poggi, presidente della Fivi – Fotocru)

“Non siamo per nulla d'accordo con le affermazioni di Gianni Zonin sulle piccole cantine. 

Nel nostro settore, quando il legame con la terra è indissolubile, esistono dei limiti alle dimensioni aziendali che sono impliciti, dipendenti alla natura stessa del territorio che si coltiva”.

A parlare è Matilde Poggi, presidente della Fivi, la federazione vignaioli indipendenti che raggruppa circa 800 realtà produttive dalle Alpi alla Sicilia. Matilde Poggi replica alle parole contenute nella lectio magistralis dell'imprenditore e banchiere vicentino in occasione del conferimento della laurea ad honorem dell'università di Palermo in “Imprenditorialità e qualità del sistema agro-alimentare” (leggi l'articolo in questa pagina).

“Siamo rimasti colpiti – dice la presidente della Fivi – da un passaggio in particolare che molto sta facendo discutere. Zonin afferma infatti che il “”piccolo” (che era bello negli anni '60, in tutti i settori dell’economia italiana) oggi è diventato un handicap che impedisce al nostro Paese di crescere e competere”. Non siamo per nulla d'accordo con queste affermazioni. I vignaioli, da sempre, presidiano il territorio, lo creano, lo coltivano e lo vivono. Un territorio con cui si confrontano raggiungendo vette di qualità impareggiabili, impossibili da garantire per un'industria, svolgendo contemporaneamente un lavoro di custodia che aiuta a tutelare un patrimonio che è di tutti”.

“L'artigianalità e l'identità dei vini italiani – prosegue Matilde Poggi – sono valori aggiunti che stanno indirizzando i mercati e rappresentano una risorsa preziosa da salvaguardare. Auspichiamo che il legislatore non perda di vista questi valori aggiunti in favore di mere logiche industriali; il rischio che corriamo non solo noi, ma tutti gli amanti del buon vino, è altissimo. Per questo è nata la Fivi, per far sentire la voce di tutti quei “custodi del territorio” (non un “handicap”, ma un'irrinunciabile risorsa) che chiedono di poter lavorare onestamente e secondo regole di buon senso”.

C.d.G.