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Pubblicato in Scenari il 31 Marzo2021
ph Vincenzo Ganci

"Una speranza tradita". Così i proprietari dei birrifici artigianali.

Dapprima confusi con le grandi multinazionali straniere che operano sul mercato con un prodotto dalla connotazione industriale per via della mancanza di un proprio codice Ateco (nonostante per legge siano riconosciuti come tali) e quindi esclusi dai ristori. Poi la esclusione quindi da tutti i contributi dati ai ristoratori la cui filiera invece la birra artigianale pienamente appartiene. Infine la doccia fredda di un calcolo dei ristori che ha gettato nello sconforto gli operatori del settore che riceveranno in media, e non tutti, meno di 4.000 euro dopo un anno e mezzo di passione. Soluzioni semplici come la sospensione delle accise, il credito fiscale sugli affitti, non sono state prese in considerazione. "La situazione poi diventa veramente paradossale se si pensa alle enormi difficoltà di calcolo delle accise (che sul vino molto più alcolico lo Stato non incassa) e sulla mancata semplificazione delle norme per riconoscere il prodotto scaduto (è birra vera, sana e viva) ed il relativo storno almeno delle accise per la complessa questione dei contatori - si legge in unanota stampa - Così un settore che ha conosciuto una crescita tumultuosa e virtuosa (la birra italiana è apprezzata in tutto il mondo), muore realmente nella trascuratezza della politica che uccide la birra italiana ed invece favorisce le grandi multinazionali con i loro prodotti molto distanti dalla tradizione di qualità artigianale dell’”Italian food”. C’è poco tempo ed è per questo che invitiamo pubblicamente tutte le Associazioni di categoria di settore e non, gli onorevoli Chiara Gagnarli, Valentina Palmisano, Giampaolo Cassese, Ubaldo Pagano e il senatore Gianmauro Dell’Olio nonché tutti i parlamentari che si mostrano sensibili verso la nostra categoria: aiutateci a proteggere la birra italiana".

Alessia Davì

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