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Pubblicato in Scenari il 08 Luglio2019


(Ernesto Abbona)

"Il riconoscimento Unesco a Patrimonio dell’Umanità delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, dopo Langhe Roero e Monferrato e la pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello tipica dell'isola di Pantelleria, è l’ennesima testimonianza di come il vino faccia parte, a pieno titolo, del panorama culturale italiano, messaggio che da sempre Unione Italiana Vini trasmette a livello internazionale". 

Con queste parole Ernesto Abbona, Presidente di Unione Italiana Vini, commenta la proclamazione, da parte del World Heritage Committee dell’Unesco, riunito in Azerbaijan per la sua 43esima sessione, delle “Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” a Patrimonio Mondiale dell’Unesco (leggi qui e qui). "Siamo molto felici che sia stato comunicato al mondo il valore universale di un paesaggio culturale e agricolo unico - prosegue Abbona - dove una magistrale e sapiente interazione tra il lavoro dell’uomo e la natura, ha reso possibile non solo la creazione di un prodotto di successo, ma anche la salvaguardia di un territorio straordinario".

“Il Comitato – sottolinea Paolo Castelletti, segretario generale di Uiv – ha voluto celebrare la sostenibilità nella sua più alta espressione. Ha infatti evidenziato l’importante ruolo delle regole di produzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DocgG, che non solo garantiscono la protezione del paesaggio rurale e il mantenimento dei vigneti, dei ciglioni e delle altre caratteristiche fondamentali per la conservazione delle tradizioni locali, ma che tutelano anche la biodiversità e gli ecosistemi associati. La straordinaria capacità dei produttori del Prosecco di valorizzare questo territorio, ridisegnandolo pur mantenendone identità e peculiarità, è la vera chiave del successo che riscuote questo vino nel mondo. Non a caso, nella descrizione ufficiale dell’Unesco si celebra il lavoro di un ‘pacifico esercito di lavoratori’ che grazie all’amore per la loro terra hanno preservato queste bellissime colline, creando un forte legame tra l’uomo e la campagna”.

C.d.G.

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