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Pubblicato in Scenari il 26 Ottobre2020

La chiusura anticipata alle 18 della ristorazione ha un effetto negativo a cascata sull'agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di oltre un miliardo per le mancate vendite di cibo e bevande nel solo mese di applicazione delle misure di contenimento.

E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sull'impatto dell'ultimo Dpcm relativo al coronavirus sull'intera filiera agroalimentare. La stessa diffusione dello smartworking, segnala Coldiretti, taglia le pause pranzo. Si tratta di "un drastico crollo dell'attività che - sottolinea la Coldiretti - pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell'emergenza coronavirus era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani".

Nell'attività di ristorazione sono coinvolte circa 330mila tra bar, mense e ristoranti lungo la Penisola ma anche 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,8 milioni di posti di lavoro. "Le limitazioni alle attività di impresa devono dunque prevedere un adeguato sostegno economico lungo tutta la filiera e misure come la decontribuzione protratte anche per le prossime scadenze superando il limite degli aiuti di stato", ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare la necessità di "salvaguardare il sistema agroalimentare nazionale che rappresenta la prima ricchezza del paese e svolge un ruolo da traino per l'intero sistema economico Made in Italy in Italia e all'estero".

C.d.G.

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