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Pubblicato in Scenari il 19 Settembre2022
Giangiacomo Bonaldi

Continua la querelle tra l’Organizzazione Mondiale della Salute e il mondo del vino.

Ultima puntata della vicenda l’indicazione emersa nei giorni scorsi a Tel Aviv, nell’ambito del 72esimo Comitato Regionale dell’Oms dell'Unione europea (leggi questo articolo). Un incontro che ha partorito un documento che si pone come obiettivo quello di ridurre il consumo pro-capite del vino a livello mondiale entro il 2025. Il testo, in evidente contraddizione con quanto stabilito a maggio durante il Global Alchol Action Plan 2022-2030 dalla stessa Assemblea dell’Oms, propone una serie di misure punitive per l’intero comparto: divieto di pubblicità, promozione e attività di marketing, aumento della tassazione, giro di vite sulla disponibilità delle bevande alcoliche, obbligo di health warning in etichetta. Un vero e proprio schiaffo in pieno volto a un comparto che, pur vivendo un momento di estrema difficoltà, ha mostrato, soprattutto in Italia, grande vitalità e capacità imprenditoriali che lo rendono un asset fondamentale nella bilancia economica dell’intero Paese, con oltre 1 milioni di posti di lavoro e un export in costante crescita. Un settore che si appresta ad affrontare i prossimi mesi con la voglia di confermare una leadership mondiale e che vede nel documento di Tel Aviv un pericolo non solo a livello economico ma anche di immagine.

“Quanto emerso dal recente summit dell’Oms sconcerta e addolora – commenta Giangiacomo Bonaldi, Presidente Federdoc – soprattutto perché i recenti segnali erano stati di diversa natura. Troviamo assolutamente discutibile un atteggiamento che sembra porre sullo stesso piano consumo consapevole e abuso. Anzi, se questa dichiarazione dovesse trovare anche solo parzialmente una sua attuazione, diventerebbe difficile proseguire proprio sul sentiero dell’educazione che invece rimane essenziale per tutti i player del comparto. L’OMS sembra dimenticare che proprio l’attività di promozione ha portato, negli ultimi anni, ad abbassare i consumi del vino a livello mondiale: si beve meno, si beve meglio, si beve con la consapevolezza che il vino non è una bevanda”. Appare quindi in qualche modo antistorica l’iniziativa annunciata dall’OMS che sembra anche dimenticare che metodi “proibizionistici” difficilmente hanno portato a risultati positivi. “Meglio, molto meglio investire in promozione, soprattutto nei confronti del pubblico più giovane che mostra una particolare sensibilità in tal senso – conclude Bonaldi – Ed è per questo che Federdoc, così come altri protagonisti del settore, chiede con forza a tutto il mondo politico italiano di mettere in agenda, sin da subito, una serie di interventi e di risposte necessari a proteggere un comparto fondamentale nell’economia, nella storia e nella cultura del nostro Paese”.

C.d.G.

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