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Pubblicato in Scenari il 29 Maggio 2020
di Giorgio Vaiana
Dall'alto a sinistra in senso orario: Filippo Ventimiglia, Giuseppe Geraci, Saro Grasso, Pietro Caruana e Salvatore Campisi

di Stefania Petrotta

Ormai ci siamo. Lentamente ma fiduciosamente si ritorna alla vita “normale”.

Lentamente ma coraggiosamente si ricomincia ad uscire. E lentamente ma caparbiamente riaprono i luoghi della ristorazione, bar, pizzerie, ristoranti. Ecco, forse i più preoccupati in tutto questo periodo di crisi “coronavirus” sono stati – e sono – questi ultimi, avviliti per settimane da voci di corridoio che prospettavano scenari apocalittici con nuove regole igieniche poco sostenibili imprenditorialmente. Un giorno era il raggio di 4 metri quadrati da garantire intorno ad ogni cliente, un altro le teche di plexiglass a contenere i coperti, un altro ancora improbabili autocertificazioni che garantissero la coabitazione dei clienti. Oggi le idee sono più definite, sempre un poco oscure per certi punti, ma comunque regolate e dal 18 maggio è stata consentita la riapertura, anche se molti locali restano chiusi nell’attesa di comprendere meglio come muoversi.

(Quattroventi)

Andiamo quindi a vedere come vanno le cose, a più di una settimana dalla riapertura, ad alcuni di quelli che hanno fatto da apripista per il settore, iniziando dalla città di Palermo dove Gabriele Amato, co-titolare del Quattroventi Comfort Food insieme allo chef Filippo Ventimiglia, ha raccontato di una ripartenza lenta ma tangibile. “Noi venivamo da un restyling del nostro ristorante abbastanza importante e, giusto a qualche giorno dalla riapertura, è arrivata la quarantena. Pazienza. Abbiamo riaperto venerdì 22 maggio e devo ammettere che il weekend è andato benone. Certo, non i nostri numeri soliti, ma ci ha fatto piacere rivedere i nostri clienti più affezionati che sono venuti subito a trovarci. Ecco, io penso che quello che adesso si debba fare, a cominciare dagli organi governativi, sia smettere di fare terrorismo psicologico e rassicurare la gente. Perché noi ristoratori abbiamo fatto importanti investimenti per garantire la sicurezza dei nostri clienti, ma è importante che si infonda fiducia affinché la gente possa riprendere le abitudini di una buona cena senza avere timori. Noi comunque restiamo fiduciosi e lavoriamo con l’entusiasmo di sempre”. Nel frattempo, il Quattroventi affianca al servizio in sala, quello di asporto comprendendo, oltre ai piatti del menù, anche i vini e i gin tonic della loro carta, la bella novità che avevano introdotto alla riapertura a febbraio.

(Modì)

Ci spostiamo a Torregrotta, in provincia di Messina, per vedere come va al Modì Ristorante che ha aperto, anch’esso, lo scorso venerdì 22maggio e che è stato vicino alla propria clientela durante tutto il periodo di chiusura grazie al servizio di consegna a domicilio che gli ha dato grandi soddisfazioni. “Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dal tutto esaurito che abbiamo avuto sin dal primo giorno di apertura – confida Alessandra Quattrocchi, maître sommelier e titolare di Modì insieme al compagno Giuseppe Geraci che ne è lo chef – La nostra fortuna è che non abbiamo dovuto eliminare coperti perché i nostri spazi ci hanno sempre consentito di avere i tavoli molto distanziati. Abbiamo mantenuto anche lo stesso numero di proposte in menù, ma abbiamo puntato ancora più sul territorio cercando di eliminare tutto il superfluo e concentrandoci sui produttori locali con cui ci stiamo sostenendo a vicenda. Abbiamo deciso di aprire solo a cena, tranne la domenica in cui si può venire a pranzare, e siamo stati felici di constatare come tutta la clientela locale ci abbia sostenuto sin da subito. Per noi è stato molto importante vedere quanto siamo mancati loro. Anche i clienti che venivano tre o quattro volte l’anno, sono venuti subito e hanno già prenotato nuovamente per tornare a breve”. Entusiasmo quindi sulla costa settentrionale dell’Isola.

(Osteria dei Folli)

Scendiamo fino alla costa meridionale, a Realmonte in provincia di Agrigento, per ritrovare lo stesso entusiasmo all’Osteria dei folli. “Abbiamo aperto venerdì scorso – racconta Pietro Caruana, chef e titolare dell’osteria insieme a Peppe Licata – e non nego che lo abbiamo fatto esclusivamente per rimetterci in gioco. Non pensavamo che avremmo avuto questi riscontri. È chiaro che non facciamo confronti con lo stesso periodo dell’anno scorso, ma inaspettatamente sin da venerdì, che è un giorno solitamente scarico per noi, abbiamo avuto subito i primi clienti. Sabato e domenica abbiamo avuto il 50% dei coperti occupati e lunedì addirittura il 75%. E considerate che noi non abbiamo dovuto ridurre i posti perché il locale ha sempre avuto gli spazi per essere idoneo, anche volendo considerare i 4 metri quadrati a persona. Quello che ci ha fatto felici più di ogni cosa e ci ha reso consci di quanto sia apprezzato il nostro lavoro, è stato constatare come le persone siano venute apposta da tutta la provincia perché mancavano loro i nostri sapori. Abbiamo lasciato il nostro solito menù, naturalmente aggiornato alla stagione, e abbiamo venduto tutto. Da non credere”.

(4 Archi)

Tanta voglia di ricominciare anche al 4 Archi di Milo, sull’Etna, che ha riaperto giovedì scorso. “All’inizio – confessa il patron Saro Grasso – è stato strano riaprire perché, dopo più di due mesi di quarantena, ho faticato a riabituarmi ai miei spazi. Ma questa è la mia creatura e quindi ci siamo rimessi subito in carreggiata. Anche io ho dovuto ridurre di quasi più della metà i miei coperti e, conseguentemente il mio personale altrimenti avrei rischiato di non riaprire. La mia clientela ha reagito sin da subito e già dal giorno della riapertura ho avuto la metà dei coperti occupati. Da allora ogni giorno migliora un poco, mi ritengo quindi soddisfatto. Ma vorrei fare un appello ai miei colleghi con cui, in questi giorni, mi sono sentito e confrontato spesso: se non si riparte, la situazione non si sbloccherà. È vero, infatti, che la mia clientela ha reagito bene, ma ancora molta gente ha paura e quindi non esce da casa. Solo riportando la situazione alla normalità la gente riprenderà coraggio e ricomincerà ad uscire, quindi è importante che anche i miei colleghi aprano, perché restando chiusi trasmettono un segnale negativo, come se non ci credessero loro per primi. Invece, nel momento in cui un ristoratore riapre, vuol dire che si rimette in gioco, facendo anche un investimento e quindi significa che ci crede con determinazione e quello che arriva alla gente è assolutamente un segnale di fiducia. Che poi dico loro, ma cosa cambia per noi ristoratori in termini di norme igieniche? Da più di vent’anni, con l’introduzione delle procedure dell’Haccp, per noi è pane quotidiano rispettare queste norme igieniche. Quindi qual è il problema? Il fatto che avremo la mascherina in sala e che misuriamo al personale la temperatura? Non sono questi i problemi, siate coraggiosi".

(Antica Filanda)

Chiudiamo ancora con la positività di un ristorante che riapre proprio oggi, l’Antica Filanda a Capri Leone, in provincia di Messina. “Siamo più che positivi – conferma entusiasta Salvatore Campisi, uno dei quattro titolari – Apriamo infatti con tantissime prenotazioni già da oggi fino a martedì prossimo, tanto che questa settimana non rispetteremo il nostro giorno di chiusura che solitamente è il lunedì. Certo, abbiamo dovuto dimezzare i coperti e, conseguentemente, mettere in stand-by il 30% del personale, ma siamo fiduciosi di richiamarli presto. La gente ha voglia di uscire, non è vero che è chiusa in casa terrorizzata. L’ho potuto constatare io stesso in queste ultime serate in cui mi sono goduto le ultime uscite con la famiglia. E ha anche voglia di fare gite fuori porta, il ché è rassicurante per tutti i ristoranti di provincia. Noi abbiamo eliminato i piatti alla carta e proponiamo due menù degustazione, uno da 5 e l’altro da 7 portate nell’attesa di capire come si muoverà il tutto. Ma siamo davvero positivi, contiamo di ristorante alla normalità al più presto”. E dopo questa bella iniezione di ottimismo, come si può non desiderare di tornare al ristorante subito?


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