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Pubblicato in Cosa bevo
di Giorgio Vaiana

di Andrea Camaschella
Questa situazione in cui mi trovo obbligato a stare in casa, io che sono abituato a girare come la birra nei tubi (cito Riccardo Franzosi di Birra Montegioco, anche se lui non usava la birra nel paragonarmi…), niente aeroporti, stazioni… beh inizia ad avere anche dei risvolti piacevoli.

Sto riscoprendo birre e birrifici che avevo un po’ ignorato negli ultimi anni alla ricerca di novità. Nel caso di BrewFist poi devo dire che sono due o tre anni che non vado a trovarli, forse di più. Ci si è incrociati in festival, fiere ed eventi vari, mentre le loro birre le trovo saltuariamente in pub e locali: li do per scontati ma li seguo, piacevolmente. Devo anche dire che passare del tempo con Pietro Di Pilato, socio fondatore e responsabile della produzione, non ha prezzo. Tecnico, preparato, con un curriculum lungo e pesante che lo portò a fondare BrewFist insieme ad Andrea Maiocchi nel 2010. Partiti alla grande, sono cresciuti costanti e sicuri, in quantità e soprattutto in qualità: Pietro ha messo in campo ogni strategia e tutta la sua competenza e i risultati si vedono e soprattutto si sentono, all’olfatto come al gusto! Loro che sono famosi per le birre con il luppolo sono anche in grado di arrivare al cliente finale con un prodotto di qualità eccelsa.

Mi spiego meglio. In un momento storico in cui si parla, spesso a vanvera, di freschezza delle birre, Brewfist ha colto il significato del termine: le loro birre arrivano fresche (inteso come in piena forma) all’utente finale grazie al fatto che sono prodotte alla perfezione, dalla scelta dei chicchi di malto fino alla bottiglia. Ogni passaggio è tracciato, monitorato, controllato. Un costo esorbitante, in macchinari e molto altro. La bottiglia, o meglio, il bicchiere non mente: birra dal colore perfetto, aromi e sapori perfetti, anche con birre che non sono fatte per invecchiare, ma conservavano le loro qualità integre anche dopo molte settimane. Chapeau. 

La Spaceman gode di queste cure e attenzioni. E’ una delle prime vere West Coast Ipa made in Italy arrivate nelle nostre pinte. Fu la quinta birra del birrificio, uscita poco meno di un anno dopo l’apertura. Fu una birra che segnò il passo. Ritrovarsela nel bicchiere oggi e riprovare quelle emozioni, ancora oggi, è bello così com’è bella da vedere, giallo dorato tendente al carico, schiuma bianca, persistente, a grana fine e compatta. I profumi sono dominati da luppoli nord americani, con possenti note fruttate, di agrumi, pompelmo, arancia, lime, mandarino, la suggestione direbbe anche bergamotto e buccia di limone, e ancora frutta tropicale, resina, dietro, timidi, i sentori dei malti a fare da collante. Un bouquet avvincente, sarebbe da ascoltare con calma ma invoglia al sorso. E il sorso non tradisce. In bocca il registro è deciso, di carattere. Entra dolce ma è un attimo, poi è un crescendo di amaro, esaltato da un finale secco, preciso al millimetro per dare sfogo nel retrolfatto agli aromi di pompelmo che si ricollegano sulla piacevole nota amara. La frizzantezza esalta la nota fresca di agrumi e frutta. Una bevuta appagante, sorso dopo sorso. Perfetta per accompagnare i barbecue per chi ha un terrazzo o un giardino, altrettanto perfetta per dissetarci e allietarci la solitudine forzata.

Il sito di e-commerce è in costruzione (manca la parte del pagamento), ma niente paura, Pietro e Andrea ci fanno sapere che spediscono in tutta Italia, isole comprese e che “prenotare il vostro ordine è semplicissimo: scrivete in privato sulle nostre pagine Facebook o Instagram, oppure inviate una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.".

Spaceman
Birrificio: BrewFist
grado alcolico: 7,0%
Stile: (West Coast) American India Pale Ale

BrewFist
Via Molinari, 5 - Codogno (LO)
T. 375 5591846
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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2 - Hauria di Croce di Malto

3 - James Blonde di Birra 120 

4 - Slurp di Soralamà


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