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Pubblicato in Il caso il 13 Aprile2022

Renato, Sebastiano e Gipi De Bartoli

La notizia arriva via FB come accade di questi tempi. Ed è di quelle destinate a far discutere.

L’azienda De Bartoli ha deciso di rinunciare alla Doc Sicilia per uno dei suoi vini, il Vigna Verde 2021, una delle referenze più conosciute dell’azienda marsalese, Grillo in purezza, la versione per così dire più semplice delle tante prodotte con quest’uva a bacca bianca. Motivo? La commissione 4 della Doc Sicilia ha giudicato il campione del vino, scrivono sul profilo social della cantina “rivedibile all’unanimità alla vista per eccesso di colore di natura chimico-fisica; all’olfatto evidenzia anomalia e carenza di caratteri specifici di natura chimico-fisica e al gusto per evidenza di anomalia e carenza di caratteri specifici di natura chimico-fisica”. Tradotto dal burocratese il vino non è stato ammesso. Non corrisponde a quanto previsto dal disciplinare. È stato giudicato rivedibile. L’azienda avrebbe potuto ripresentare altri campioni e sperare nell’ammissione ma la scelta di Renato, Sebio e Gipi De Bartoli è stata quella di rinunciare alla Doc per l’annata 2021.

Loro stessi aggiungono nel post di Facebook: “Ci spiace se questo comporterà disagi a voi affezionati consumatori che non potrete leggere più il vitigno in etichetta, ma preferiamo “declassarlo” a Bianco Terre Siciliane, piuttosto che effettuare “pratiche enologiche ammesse per richiedere una nuova campionatura per un giudizio definitivo” come previsto dalla prassi e mantenerlo naturale così come piace a noi, come abbiamo sempre fatto. Siamo certi che a prescindere dalla classificazione del vino lo riconoscerete coerente, come sempre, e per noi il vostro giudizio finale è quello che ci sta più a cuore”. Renato De Bartoli raggiunto al telefono aggiunge: “Forse avremmo accettato di mandare un’altra campionatura se i tempi burocratici del portale dedicato a questi aspetti fossero stati più celeri. Alla fine abbiamo deciso di declassarlo”. 

Fine della discussione? Macché. Perché quella del Grillo suscettibile di bocciature è una vecchia questione che riemerge. Uno dei produttori più in vista di Marsala, Nino Barraco, qualche anno fa, aveva sollevato (qui l’intervista di Cronache di Gusto) la questione per il suo Grillo prodotto nel modo più tradizionale ma non contemplato dalle regole della neonata Doc Sicilia. Tanto che poi il consorzio chiese di cambiare alcune regole prevedendo anche le versioni Riserva e Vendemmia Tardiva. E sempre Renato De Bartoli una decina di anni fa declassò il suo Grappoli del Grillo (qui l’articolo) per una contestazione sul residuo secco che non raggiungeva le quantità previste dal disciplinare. Mentre più recentemente l’annata 2020 è stata accettata solo come Riserva. Insomma col Grillo prodotto a Marsala c’è qualche problema. È utile ricordare che la cantina fondata da Marco De Bartoli e oggi gestita dai figli produce 140 mila bottiglie. Del Vigna Verde se ne producono circa 20 mila bottiglie e il prezzo in enoteca è di circa 15 euro. Vigna Verde è il nome che i De Bartoli hanno dato a una parte del vigneto di Samperi da dove nasce il vino diventato un caso.

C.d.G.

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