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Pubblicato in Il caso il 26 Aprile2011

Il mondo del vino della Sicilia non ci sta affatto all’ipotesi di chiusura dell’IRVV ventilata negli ambienti parlamentari regionali, in vista dell’approvazione del bilancio, e difende a denti stretti l’Istituto della Vite e del vino, visto come una risorsa “autorevole e riconosciuta” del sistema pubblico regionale. Sull’ipotesi di soppressione dell’Istituto Vite e Vino della Regione Sicilia, Diego Planeta presidente di Assovini e della più importante cantina sociale la Settesoli ha dichiarato: “Chiudere l’Istituto Vite e Vino sarebbe un errore ma prima di fare qualsiasi affermazione sarebbe utile un approfondimento sulle intenzioni della Regione. In ogni caso l’Irvv sta lavorando bene, portando avanti importanti successi sul piano della ricerca. All’Istituto sono stati affidati anche i controlli, un aspetto che tutte le regioni ci invidiano. Non è da tutti avere un ente pubblico che si occupi di questo aspetto”. Giacomo Rallo -fondatore di Donnafugata, marchio storico del vino siciliano - richiama alla prudenza e alla riflessione: “perché sciogliere l’IRVV? Sarebbe un paradosso difficile da spiegare a quanti, invece, ce lo invidiano. Senza l’Istituto il processo di modernizzazione del sistema produttivo vitivinicolo non si sarebbe potuto realizzare e sarebbe stato circoscritto ad una piccola nicchia di produttori. Oggi, con una platea, più ampia e riconosciuta, di aziende che fanno qualità, il Brand Sicilia è più forte e i nostri vini si possono confrontare al meglio sui mercati esteri. Proporlo in questo momento di ripresa del nostro export – aggiunge Rallo – sarebbe davvero negativo. Capisco e sono d’accordo nel definire una politica di razionalizzazione della spesa regionale, ma non è detto che questo obiettivo si raggiunga con la cancellazione dell’IRVV. Vedrei meglio, e sarebbe una gratificazione anche per le professionalità esistenti nell’ente, che all’Istituto, invece di creare un nuovo organismo, venisse affidata la competenza anche per l’Olio extra-vergine d’oliva prodotto in Sicilia. Sarebbe – conclude Giacomo Rallo - una scelta che consentirebbe di valorizzare una struttura importante già esistente e di conseguire un contenimento della spesa e delle economie”. Nicolas Gatti, piccolo produttore nel Messinese, tornato in Sicilia dall’Argentina per produrre Mamertino definisce l’ipotesi “assurda e incomprensibile” perché l’Irvv è “un ente che smentisce il luogo comune secondo il quale in Sicilia non funziona nulla”. Giovanni Greco, presidente della Cantina sociale Viticultori Associati di Canicattì, parla di “errore grave che non tiene conto della realtà dei fatti e rischia di mandare in fumo un processo importante di certificazione del vino siciliano, a garanzia delle aziende e dei consumatori. Oggi l’IRVV – sottolinea Greco – è per il MIPAF l’unico ente autorizzato a certificare il vino, con costi abbordabili per i produttori e con garanzie da servizio pubblico. Senza l’IRVV, dovremmo andare, ad esempio, in Veneto, pagare le analisi con costi notevolmente più alti e con la sensazione, sgradevole, di aver affidato il vino che produci al giudizio di operatori interessati di una regione concorrente. Sarebbe una follia. Siamo nettamente contrari e ci stupiamo che possa essere soltanto avanzata – conclude Greco – l’IRVV è un punto di riferimento del sistema regionale sull’agro-alimentare che funziona e che deve essere messo nelle condizioni di operare con serenità, al fianco delle aziende che lavorano, che fanno qualità e mercato”. Gli fa eco il cavaliere del lavoro di Catania Giuseppe Benanti, storico produttore dell’Etna: “mi sembra un’idea non percorribile, non verrebbe riconosciuto tutto quello che ha fatto l’IRVV per le aziende – prosegue Benanti – che sono state supportate, in tutti questi anni, con prestigio. Chi fa queste proposte ignora il funzionamento dell’IRVV”. Tra le voci a difesa dell’Istituto, anche quella di Giorgio Calabrese – Presidente dell’ONAV e nutrizionista di fama internazionale - Pur comprendendo le idee di razionalizzazione dei costi invito a riflettere sull’ipotesi di un’eventuale accorpamento dell'IRVV, poiché ritengo che l'Istituto svolga un ruolo importantissimo nel campo dell'approfondimento del legame tra territorio, produttori e cultura del vino, soprattutto nell'educazione dei consumatori”. Da Trapani, l’azienda FIRRIATO, attraverso le parole di Vinzia Novara di Gaetano, si mostra stupore:”non credo che ci sia qualcuno che, in Sicilia, possa davvero invocare la chiusura dell’IRVV, uno dei pochi istituti regionali che ha dato una mano concreta al sistema produttivo, con la ricerca e la sperimentazione sui vitigni autoctoni, con le analisi sui terreni e che, sull’internazionalizzazione, ha ben operato per lo sviluppo del comparto, sostenendo l’immagine del vino siciliano nel mondo. C’è competenza, professionalità e conoscenza delle specificità del vino, un prodotto che non può essere assimilato ad altri e che deve prevedere un marketing dedicato. Non dimentichiamo – spiega Vinzia Di Gaetano – che il settore vitivinicolo della Sicilia è l’unico comparto agricolo che produce margini e investimenti privati. Esiste dal ’50 ed ha una reputazione che, pochi altri enti italiani del settore, possono vantare”. Franco Di Miceli – delle Cantine Patria, da Catania, è sulla stessa lunghezza d’onda ed imputa la proposta di chiusura dell’IRVV “ai soliti invidiosi che guardano con sospetto il lavoro egregiamente svolto dall’Istituto. Molte aziende sarebbero restate al palo – commenta Di Miceli – e saremmo restati una regione produttrice di vini da taglio”. Se Assovini Sicilia – l’associazione che raggruppa le maggiori aziende del vino siciliano - annuncia nelle prossime ore una presa di posizione ufficiale, l’Amministratore di PRO.VI.DI. Antonino Cambria – altro consorzio di produttori – alza la protesta è si dice “sconcertato per una proposta sgangherata che vorrebbe eliminare un punto di riferimento essenziale per il sistema produttivo della vote e del vino siciliano. Al di là della sua storia costruita in cinquanta anni di attività, nella ricerca, nelle sperimentazioni e a sostegno della promozione, l’IRVV degli ultimi anni, è nettamente migliorato nei servizi resi per le certificazioni e nelle politiche di aggregazione per lavorare sull’estero. I produttori delle altre regioni produttrici di tradizione si lamentano di non avere un loro IRVV e noi pensiamo di chiuderlo. Mi sembra davvero una mossa che non tiene conto del valore economico e produttivo della filiera della vite e del vino in Sicilia”.

C. d. G.

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