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Il progetto

Il ritorno al futuro dei Preparatori d’uva

02 Febbraio 2012
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Da sinistra Pierpaolo Sirch e Marco Simonit

Non hanno inventato nulla, come tengono a precisare, ma a loro va il merito di avere riportato vignaioli e produttori a pensare al benessere delle loro viti.

Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, insieme al loro team di collaboratori, diffondono oggi una nuova concezione della viticoltura che applica il sapere antico alle esigenze moderne.  “Il nostro metodo lo chiamo un ritorno al futuro”, dice Simonit, dietro a cui ci c’è una sperimentazione a lungo termine che vede l’affiancamento di Attilio Scienza e Laura Mugnai. 

I principi si possono già cogliere dal nome che hanno dato al loro gruppo:  Preparatori d’uva. Dal rispetto della pianta, nella sua morfologia e integrità, alle condizioni degli spazi del vigneto, il sistema di potatura, di cui oggi ne sono i portabandiera, punta infatti alla salute della pianta, come fulcro della produzione vitivinicola, una potatura concentrata sul taglio delle parti giovani.

A spiegarci meglio di cosa si tratta è lo stesso Marco Simonit. “La coltivazione della vite, che nei secoli è passata attraverso le mani dell’uomo nei vari territori, ha avuto espressioni che si sono legate e adattate a quei territori, a quegli ambienti, a quelle  culture, alle condizioni storiche e genetiche di quelle zone. Poi trant’anni anni fa esplode l’omologazione viticola, in virtù di una fase di progresso e sviluppo che ha coinvolto tutti per abbracciare nuove vie di viticoltura moderna e apparentemente tale, che hanno portato a coltivare in spazi via via sempre più ristretti. Tutto questo dimenticando che la vite è una liana, è una pianta che ha bisogno di sviluppare una struttura che nel tempo si espande, si accresce e occupa spazi sempre più grandi man mano che avanza nella sua età – spiega Simonit -. Da qui siamo partiti col progetto,  pensando di tenere conto prima di tutto dell’aspetto ancestrale della pianta, dalla conoscenza della cultura della pianta”.

Assecondare la vite per renderla longeva e quindi meglio produttiva, sembra essere allora questa l’idea di base del metodo dei Preparatori d’uva. “Bisogna garantire alla pianta la ramificazione se vogliamo che la vite possa durare a lungo nel tempo e far sì che possa mantenere una struttura legnosa sana, è l’unico modo per far dare frutti di quella terra. Se non le diamo spazio per ramificare, come fa ad arrivare a cinquanta anni? Oggi molti produttori lamentano il fatto che le loro vigne non superano i quindici, venti anni, morendo. Avviene perché le tecniche usate oltre a modificare quella che è la viabilità interna della linfa, ad alterare l’anatomia e il sistema vascolare della pianta, portano ad una serie di malattie con una mortalità crescente in età giovanile”.

Come metodo esemplare della potatura soffice Simonit cita l’alberello. “Pensiamo agli alberelli che tanto mi hanno ispirato, anche all’estero, per me un esempio straordinario di bellezza morfologica, come quelli che possiamo ammirare in Sicilia, in Puglia. I potatori che curavano  gli alberelli, o i tendoni in Abruzzo, le pergole in Trentino, i capovolti in Toscana che non ci sono più oramai sostituiti dal cordone speronato, avevano ben chiaro cosa fare anche se non sapevano il perché – e aggiunge -. Noi apprendiamo queste pillole del passato nel tentativo di educare i potatori a tagliare il legno giovane, e saper tagliare senza perturbare i flussi della linfa. Non possiamo certo rinnegare la tecnologia, dobbiamo fare i conti con il 2012, ma lo possiamo fare in modo culturalmente preparato”. 

Le regioni vinicole che per Simonit da anni usano questo metodo nel modo migliore sono in Francia e in Spagna. “Mi vengono in mente come esempio alcuni territori, quello del Priorato in Spagna, conosciuto da pochi,  e la zona dello Châteauneuf-du-Pape, zone importanti, non molto grandi, in tutti questi territori la vite viene considerata come un individuo. Se chiedi a questi vigneron quanti ettari hanno, non sanno di cosa parli, non sanno quante piante sono giovani e quante anziane, lì è la pianta che conta, si concentrano singolarmente su quella”.

La Sicilia invece per l’agronomo è stata terra di ispirazione. “Per me ha rappresentato da sempre una terra dove ho trovato tantissime ispirazioni, dove ho potuto osservare, dove ho intuito molte cose, grazie alle zone classiche di coltivazione della vite come l’Etna, o come altri territori come la zona di Vittoria e di Noto”. 

Il metodo dei Preparatori d’uva è raccontato anche in un video pubblicato sul loro sito a questo link.

C.d.G.