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Pubblicato in Il progetto il 19 Aprile2013

Nell'isola si sta lavorando alacremente per poter costituire l'Identificazione Geografica Protetta, Igp Sicilia per l'olio extravergine d'oliva.

Cronachedigusto ha chiesto ai produttori le loro impressioni. All'unanimità gli intervistati hanno applaudito la costituzione della nuova Igp che è vista come momento di valorizzazione, promozione e tutela. Una denominazione che utilizzando il nome trainante della Sicilia può portare ricchezza e valore aggiunto in un settore, quello dell'olio, che grande importanza ha sull'agricoltura isolana. Nel particolare:
 
Massimo Carlino, oleificio Val Paradiso di Naro (Ag): “Sarà un'operazione validissima perchè la parola Sicilia è tra le prime cinque italiane più conosciute al mondo, al contrario per esempio di Valdemone, la Dop di cui nessuno sa dove sia e cosa rappresenti. Costituirà sicuramente una svolta per l'olivicoltura siciliana. In Italia e nel mondo si parla di olio Toscano, di olio Ligure, non è necessario aggiungere altro. Oggi purtroppo le assurde normative non permettono in etichetta la dizione Sicilia o siciliano, così finalmente si ovvierà a questa penalizzante situazione”.
 
Francesco Pellegrino, oleificio Terre di Shemir di Trapani: “ Speriamo che con la IGP non si aggravino le spese specialmente per i piccoli produttori, come nel vino dove si sono dovute cambiare tutte le etichette per adeguarle alle mutate normative. Ci diano la possibilità di utilizzare quelle vecchie permettendo l'apposizione di uno sticker adesivo almeno per i primi anni.”
 
Adele Giaconia Mocciaro, oleificio Villa Colonna di Reitano (Me): “ Sarà sicuramente un valore aggiunto, ma si spera che non aumentino le spese per i piccoli produttori. Già una piccola azienda come la nostra deve assumersi i costi per la conduzione e la certificazione biologica, per cui ci si augura che la Regione possa adottare una normativa che non sia penalizzante economicamente”.
 
Accursio Alagna, oleificio  Goccia d'Oro di Menfi (Ag): “Igp Sicilia sicuramente accrescerà il valore del prodotto, avremo un maggiore appeal sul mercato con dei parametri regolamentari meno restrittivi delle Dop. Avremo una piramide con il semplice, si fa per dire, extravergine alla base, poi la Igp e in cima le Dop. E' importante che il confezionamento sia previsto nell'isola per dare garanzia e ricchezza, contrariamente a quanto sta avvenendo per la Doc vino, anche se temporaneamente.”
 
Federico Caprì, oleificio Tornisia di Castelbuono (Pa): “ Igp è una ulteriore garanzia nel mondo locale dell'olio dove c'è purtroppo in qualche caso di tutto e di più. Le attuali Dop non ci hanno interessato anche perchè il consumatore estero cosa può capire di Dop Val di Mazara, se poi siamo al confine della provincia di Messina?  Speriamo solo che la IGP non sia un semplice bollino nell'etichetta ma rappresenti veramente la qualità eccelsa dell'olio siciliano.”

Giuseppe Rosso, oleificio Zottopera di Chiaramonte Gulfi (Rg) e presidente del Consorzio di Tutela della DOP Monti Iblei: “Iniziativa valida ma si sta perdendo la grande occasione di costituire una Dop Sicilia invece di una IGP  che è una denominazione indubbiamente inferiore. Sarebbe stato molto meglio una Dop Sicilia con sottozone che riportassero nomi conosciuti come Etna, Ragusa, Agrigento, Trapani. Sicuramente ci sarà stata l'opposizione di qualche DOP esistente, magari di Dop che non sono riuscite a dare un vero valore aggiunto al loro territorio tanto che ci sono produttori che sono costretti a vendere l'extravergine Dop a prezzi irrisori.”
 
E' quello che ci chiediamo anche noi, anche se alla fine come dice il proverbio “il meglio è nemico de bene” per cui contentiamoci, si fa per dire, della Igp Sicilia.

G.P.

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