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Pubblicato in L'evento il 10 Marzo2022

di Emanuele Scarci

A Cibus 2022 “non ci saranno espositori e non ci sarà incoming dalla Federazione russa”.

Lo ha detto Carlo Ferro, presidente di Ice Agenzia, intervenendo alla presentazione della 21esima edizione di Cibus, la fiera internazionale dell’alimentare italiano, che si terrà dal 3 al 6 maggio a Fiere di Parma (ne parlavamo in questo articolo). Fiere di Parma e Federalimentare, che organizzano Cibus, prevedono la presenza di circa 3 mila espositori e l’arrivo di circa 60 mila visitatori professionali, molti dei quali dall’estero. Ferro ha ricordato i numeri dell’agroalimentare italiano, che nel 2021 hanno superato la soglia dei 50 miliardi di valore, con un aumento del 14,7% rispetto al 2019 e, riferendosi allo scenario internazionale, ha precisato che “in questo contesto fare sistema è ancora più importante. Cibus è un appuntamento iconico dell’agroalimentare italiano – ha detto – e quest’anno Ice ha voluto dare particolare sostegno con lo stanziamento più elevato degli ultimi 6 anni per l’incoming di operatori dai mercati esteri tra buyer e giornalisti”.

La crisi ucraina
I riflessi delle tensioni internazionali sul settore agroalimentare sono stati al centro dell’intervento di Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare: “La guerra in Ucraina sta provocando un aumento di prezzi smisurato di gas e di materie prime fondamentali, come il grano, il mais e il girasole e la situazione logistica non migliora la situazione. Con il blocco dal Mar Nero, infatti, l’unico trasporto possibile è quello via terra e via ferro ma l’Ungheria, proprio in questi giorni, sta rendendo molto difficile se non impossibile il trasporto dei cereali, provocando un reale rischio di approvvigionamento per il nostro Paese. L’appuntamento di Cibus serve a ribadire la centralità delle nostre imprese alimentari che, pur in condizioni sfavorevoli, continuano a produrre, a cercare nuove soluzioni, consapevoli del fatto che fermarsi non è possibile. Cibus ci ricorda così il valore del food&beverage in condizioni ordinarie e, ancor di più, in condizioni extra-ordinarie”. Sul fronte delle previsioni, Vacondio ha detto che “quest’anno la produzione alimentare italiana dovrebbe crescere di appena l’1% mentre l’export dovrebbe fermarsi ad appena il +2/+3%”.

Le virtù nelle difficoltà
Il ceo di Fiere di Parma Antonio Cellie ha sottolineato che “Il made in Italy, durante il Covid, ha mostrato tutta la sua flessibile resilienza quindi si candida, anche in questa delicata fase, a fornire la distribuzione mondiale. Migliaia di buyer verranno a Cibus con questo spirito: capire con i loro fornitori chiave come gestire l’emergenza e, auspicabilmente, uscirne. Dobbiamo ricordare che il cibo è un bene primario e personalmente auspico che il dibattito della community di fronte alla tragedia umanitaria in Ucraina viri rapidamente dagli aspetti economici a quelli sociali. Su questo infatti apriamo Cibus 2022: come l’agroalimentare può e potrà contribuire alla stabilità dei territori e all’ inclusione delle persone”.

Infine a proposito del progetto di partnership tra Cibus e la milanese Tuttofood, Vacondio ha detto: “Guardiamo con favore a questa eventualità”. Mentre Cellie ha sottolineato che “il progetto Cibus-Tuttofood mira a creare un evento diverso dall’esistente. Abbiamo sempre sostenuto che sono manifestazioni diverse con differenti obiettivi. Cibus è la manifestazione del terroir nel cuore della Food Valley è il palcoscenico ideale per il Made in Italy alimentare. E’ insomma il manifesto dei prodotti Dop e Igp. Una grandissima fiera dove i buyer vengono da tutto il mondo per conoscere origini e caratteristiche dei nostri prodotti. Dalle novità alle nicchie. Tuttofood ha e deve avere ambizioni diverse: competere con i colossi internazionali, come Anuga e Sial“.

 

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