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Pubblicato in L'iniziativa il 08 Maggio2020
Federico Latteri in alto e Matteo Ascheri

“I primi due mesi del 2020 sono stati fantastici, da qui in avanti è una grossa incognita che preoccupa tutti. Aspettiamo di scoprire come si svilupperà il mercato nei prossimi mesi. E’ un momento di smarrimento, ma rimango fiducioso”.

A dare una carità di positività è "Mistero Barolo", Matteo Ascheri, proprietario delle tenute Ascheri a Bra, in provincia di Cuneo e dal 2018 Presidente del Consorzio di tutela del Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani. “Noi nasciamo come azienda storica, ma nel tempo abbiamo investito nella ristorazione e nell’accoglienza – racconta - Il riconoscimento Unesco è stato molto importante, ha portato in zona molte persone. Il turismo enogastronomico è fondamentale per il Piemonte, che è una regione che ha un’offerta prettamente enogastronomica”. E addentrandoci tra i suoi vigneti, Ascheri ci ha portato a degustare con la mente i suoi vini. “Il Nascetta è un bianco autoctono che si sta rivalutando – spiega - I produttori stanno cercando di produrlo e presentarlo. La Morra, invece, produce sempre vini legati all’eleganza. Qui abbiamo una complessità olfattiva. Si apprezza molto dal punto di vista gustativo, c’è il Nebbiolo con la sua parte floreale, ma c’è una parte speziata importante. Nel Nebbiolo è difficile trovare equilibrio ed eleganza già dai primi momenti, spesso bisogna attendere qualche anno. L’annata del 2016 racchiude tutte queste proprietà. Il Nebbiolo è un vino che risente molto dell’andamento climatico. Quello che rende il 2016 fantastico è il connubio tra la modernità e la tradizionalità, sono vini complessi e ricchi, ma allo stesso tempo con un grande equilibrio. Siamo molto orgogliosi del 2016, è complesso, strutturato con una parte tannica molto elegante che solitamente nel Nebbiolo è difficile da gestire. Ci sono Nebbioli che in questo periodo si avvantaggiano molto dei cambiamenti climatici e ne vengono fuori dei capolavori”.

E in questi giorni di quarantena cosa ha bevuto? “Io sono appassionato di Pinot nero in generale, è un vitigno che ricorda il Nebbiolo. Poi mi piacciono i vini bianchi complessi, noi abbiamo impiantato anni fa il Viognier. Sono uno da vini da invecchiamento, hanno una struttura acida molto importante ma sono dei grandi vini”. Per Ascheri, nell’ottica di una semplificazione, Barolo e Barbaresco sono i più importanti, ma poi c’è tutto il comparto Langhe. “La Morra produce vini che sono sempre legati all’eleganza con una parte speziata e floreale, con questo vitigno però volevamo aggiungere una certa complessità, lontana dal classico stereotipo di La Morra. Il colore è un colore legato al Nebbiolo, si parla di rosso granato, un colore dato dalla natura”.

Giorgia Tabbita

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