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Pubblicato in L'intervista il 19 Luglio2021

di Annalucia Galeone

Il 75° congresso Assoenologi si terrà a Verona il 4 e 5 dicembre.

L'annuncio è stato dato dal presidente Riccardo Cotarella a Milano durante la presentazione dell'evento alle aziende partner. Quest’anno la manifestazione cade nelle celebrazioni per i 130 anni dell'associazione. E' una data che segna la ripresa delle attività di Assoenologi con la presenza del pubblico. A Cotarella abbiamo posto qualche domanda per sapere come il mondo del vino e delle fiere evolverà con la pandemia.

Quali sono le novità del prossimo congresso Assoenologi?
“La novità più importante è senza dubbio il ritorno in presenza del congresso, ovviamente nel rispetto di tutte le norme anti-Covid. Ma tornare a parlarsi dal vivo e non solamente attraverso gli schermi dei computer o degli smartphone è qualcosa di molto bello e importante. Ci riporta alla normalità e ci fa guardare al futuro con speranza e grande ottimismo”.

L'anno scorso era stata scelta Genova, quest'anno Verona perché non è stata riconfermata la stessa tappa?
“Verona, con i padiglioni della fiera, offre una logistica più semplice e di fatto già pronta per garantire la massima sicurezza anti virus. Ma la scelta è ricaduta sulla città scaligera non solo per questo motivo, ma anche per ciò che Verona rappresenta per il vino italiano. Verona è Vinitaly, il ritorno in presenza del congresso Assoenologi doveva, in qualche modo, ripartire da qui. Genova, che è una città splendida, sarà sicuramente una delle prossime sedi che ospiterà il nostro appuntamento, quasi sicuramente già nel 2022”.

Il comparto delle fiere del vino con la pandemia è sicuramente cambiato. Quali sono le differenze rispetto al passato e quali le nuove sfide?
“La pandemia ha stravolto tutte le regole conosciute e inevitabilmente anche il comparto fiere del vino si dovranno adeguare ai nuovi canoni dettati dall’esigenza di evitare il più possibile i contagi. Le differenze rispetto al passato, almeno in questa prima fase, saranno essenzialmente concentrate sul numero di accessi consentito per la partecipazione degli eventi, poi non credo che ci sia una rivoluzione nelle formule delle fiere stesse. Magari si porteranno dentro quello che la pandemia ci ha insegnato da un punto di vista della comunicazione. Mi spiego meglio: durante questi mesi abbiamo scoperto le videoconferenze, le interviste in streaming è così via, ecco, forse la digitalizzazione della comunicazione entrerà sempre più nelle fiere, così da portarle in tutte le case del mondo. Le sfide che ci attendono sono molteplici. La più essenziale è quella di continuare a produrre vini sempre più di alta qualità, che sappiano raccontare la storia di un territorio e che sappiamo emozionare. A tutto questo si dovrà aggiungere una sempre maggiore capacità di comunicare il vino italiano nel mondo. In tal senso le Istituzioni, a tutti i livelli, sono chiamati a darci un importante sostegno. Noi, come sempre, faremo la nostra parte”.

L'enologo come si adegua ai cambiamenti?
“Con lo studio, la ricerca e la capacità di guardare lontano. Ma sempre mosso dalla passione e dall’amore per il vino”.

Si ricandiderà alla presidenza Assoenologi?
“Assoenologi è una meravigliosa famiglia e come in tutte le famiglie che si rispettano, certe decisioni vengono prese collegialmente e quindi se si riterrà che la mia figura possa essere ancora importante per guidare la nostra associazione, sarò a disposizione”.

Lei ha affermato che un enologo deve essere anche un comunicatore. C’è questa necessità perché il vino italiano è indietro sulla sua capacità di narrazione?
“Come ho in qualche modo anticipato prima, la comunicazione e la narrazione del vino è fondamentale. Noi enologi siamo i veri ambasciatori del vino e siamo chiamati anche a raccontarlo e spiegarlo al meglio. In ogni calice c’è un pezzo di storia fantastica del nostro Paese, non raccontarla questa storia è un peccato mortale”.

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