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Pubblicato in La degustazione il 19 Novembre2021
Federica Camerani, Marinella Camerani, Leonardo Garbuio

di Michele Pizzillo

Dopo le presentazioni di rito, una piacevole conversazione, una sostanziosa e deliziosa colazione accompagnata da ottimi vini, rifletti un po' e ti chiedi “ma la signora Marinella Camerani più che dei suoi vini, ha parlato quasi sempre del Valpolicella Superiore”.

Nemmeno una brava giornalista come Clementina Palese che a Milano ha “convocato” un po' di colleghi ed enotecari nel ristorante stellato L’Alchimia, è riuscita a contenere la sua foga da super ultras del terroir dove vive, per riportare la conversazione anche sugli obiettivi raggiunti e le strade da percorrere per il futuro dell’azienda agricola Camerani che, praticamente, è nata quando lei (ma papà Dante e mamma Luciana avevano acquistati i terreni nel 1976), a 25 anni di età, nel 1983, decise di lasciare la città per trasferirsi a Mezzane, trasformandosi in “coltivatrice diretta” per occuparsi a tempo pieno dell’azienda. Una scelta che in questa zona del veronese venne vista come una piccola rivoluzione, perché una giovane donna diventasse capo di un’azienda agricola e, oltretutto, facendo a disfacendo a suo piacimento senza alcun condizionamento. E che capo è stato, possiamo dire di Marinella che da coltivatrice diretta è diventata vignaiola biodinamica, ha imparato a conoscere e usare i quattro elementi della natura come fuoco, aria, acqua, terra tanto che insieme alla vite, sostiene il progetto di tutela della pecora Brogna, unitamente ad altre specie animali. Mentre nella vigna dalla pergola è arrivata al primo Guyot, passando per il cordone speronato (mezzo fallimento) e l’alberello (sesto d’impianto romantico, ma scarsamente applicabile ai vitigni veronesi) abbracciando totalmente e senza compromessi esigenze qualitative a discapito della quantità.

Per non farla tanto lunga, diciamo che la dinamica vignaiola di Mezzane, ha conosciuto insoddisfazioni prima di arrivare ai traguardi raggiunti, all’ampliamento dell’azienda, al coinvolgimento delle tre figlie, e a trasformarsi in una sorta di “guerriera” del Valpolicella, una denominazione per certi versi bizzarra nella sua conformazione di piramide qualitativa che prevede quattro vini diversi da uve raccolte nello stesso vigneto, ma vinificate in modi diversi. Eppure – dicono Marinella e Clementina, in perfetta sintonia – la loro identità è forte grazie a un territorio vocato e alle varietà autoctone veronesi. Ecco l’importanza di arrivare alle sottozone per fare emergere i cosiddetti vini “invisibili” perché prodotti da piccole aziende che non hanno la forza di potersi fare conoscere. Per sostenere la creazione delle sottozone di Valpolicella, la Camerani già vent’anni fa ha pubblicato lo studio “Around soil. Suoli e dintorni” che con l’aggiunta “punti di arrivo e di partenza”, è diventato il titolo dell’incontro conviviale milanese e, così, arriviamo alla conoscenza di un’azienda tutta al femminile perché a collaborare con Marinella sono le tre figlie (a Milano era presente solo Federica ed anche il giovane enologo Leonardo Garbuio) che l’hanno sostenuta a portare a tre le proprietà e, cioè dall’iniziale Corte Sant’Alda, al Podere Adalia e infine al Podere Castagnè, “il sogno di mamma”, confida Federica. Per un totale di una quarantina di ettari dove coltiva vitigni autoctoni come Corvina, Corvinone, Rondinella, Garganega, Trebbiano di Soave che sono alla base della produzione di circa 140.000 bottiglie vendute prevalentemente tra Verona e Milano ma con presenze su moltissimi mercati esteri.Tutto, però, inizia dal vigneto Corte Sant’Alda, tant’è che per la presentazione dell’azienda agricola Camerani lo chef Giuseppe Postorino de L’Alchimia ha dovuto pensare a piatti per degustare tre vini, più la piacevole sorpresa di un intruso che ha completato un pranzo sereno e conviviale dove, dice Marinella, si sono mescolati argomenti seri e conversazioni leggere.

Corte Sant’Alda Soave doc 2020

Uve di Garganega (80%) e Trebbiano di Soave (20%) raccolte nei vigneti Monte Tombole e Bine Longhe per questo elegante vino di colore giallo intenso che al naso rivela note di mela matura, erbe aromatiche e mandorla amara. In bocca è fresco, morbido, sapido ed eccellente come aperitivo (scelta dello chef de L’Alchimia) oltre che straordinario compagno di risotti, carni bianche e pesce. La produzione media è di 9.000 bottiglie all’anno.

Corte Sant’Alda Valpolicella doc Ca’ Fiui 2020

Qui, nell’uvaggio, c’è tutto il terroir della Valpolicella tra Corvina, Corvinone, Rondinella e altre varietà selezionati in quattro vigneti della Val di Mezzane, in piacevole vino che festeggia la ventesima vendemmia. Il colore è rosso vivo e il bouquet decisamente fruttato. In bocca è secco, vellutato con una buona acidità e una leggera trama tannica. La produzione annuale supera le 20mila bottiglie.

Poderecastagne Valpolicella doc superiore 2018

Le uve Corvina, Corvinone e Rondinella arrivano tutte dal vigneto omonimo sempre della Val di Mezzane, con il vino affinato in botti da 25 ettolitri per 24 mesi. Il colore è rosso intenso; profumo complesso tra frutta rossa matura, spezie e un gran bel tocco di cioccolata. Eleganza e buona struttura avvolgono il palato e questo gran piacere è completato da una gran bella persistenza con piacevole finale fruttato. La produzione di questa vendemmia è stata di 3.300 bottiglie.

Mithas Valpolicella doc superiore 2015

In questo caso le uve – sempre le solite, si potrebbe dire – provenienti dal vigneto Macie, sono raccolte un po' sovramature e il vino è affinato in botti di rovere francese da 10 e 25 ettolitri per quattro anni. Il colore è rosso intenso. Gran bel bouquet con sentori di frutta rossa matura, spezie e note balsamiche. In bocca esprime tutta la sua eleganza, la grande struttura e una persistenza che assicura una chiusura prevalentemente fruttata. Un gran bel vino prodotto in circa 3.000 bottiglie.

Camerani azienda agricola
Località Fioi, Via Cà Fioi 1 – Mezzane di Sotto (Verona)
T. 045 8880006
Camerani.wine
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