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Pubblicato in Le grandi verticali il 09 Gennaio 2015
di C.d.G.

di Francesco Pensovecchio

Procuratevi un paio di occhiali da sole. Varcati i cancelli del Baglio del Cristo di Campobello sarete colpiti da diversi dettagli: le campagne tranquille e lavorate, gli antichi oliveti, la continuità dei vigneti, la moderna cantina, il baglio stesso. 

Però, uno in particolare sorprende più degli altri: da alcune porzioni di terreno erompe una quantità di luce davvero notevole, una “coperta” di bianchissimi e luminosi cristalli. E, per il winelover, scatta la domanda: “sarà il segreto del vino”? Passa qualche istante per capire. È gesso, quasi fossero candidi sassi di vetro. Per gli appassionati di vino è una tra le composizioni più interessanti.

Ci troviamo sulla SS123 tra Campobello di Licata e il mare, in contrada Favarotta. L’azienda è della famiglia Bonetta, Angelo la conduce assieme ai figli Carmelo e Domenico. È costituita da 50 ettari di cui 30 vitati. I terreni sono profondi, di un misto calcareo e gessoso, la giacitura è collinare, la densità è di 5.000 ceppi per ettaro. Dieci le differenti micro-aree che si trovano tutte su di una sorta di arieggiato canalone distante, appunto, otto chilometri dalla costa mediterranea. 300.000 le bottiglie prodotte divise per otto prodotti.

Dal cambio di passo, avvenuto nel 2006 con il rifacimento della cantina e la consulenza di Riccardo Cotarella, tutte le etichette hanno a modo loro qualcosa di particolare. E a dirlo non è solo la critica di settore, ma anche un pubblico che sembra intuire nei Bonetta sincera spontaneità e radicamento generazionale alla terra. Tra l’altro, il nome “Baglio del Cristo” si riferisce a una croce lignea presente tra i vigneti, già meta di visite e pellegrinaggi. Nel riorganizzare il vigneto, la croce è stata spostata in luogo più indicato, ma sempre tra i campi. 


(I vigneti di Baglio del Cristo di Campobello)


La produzione dei Bonetta, vista nella sua totalità, smentisce per l’ennesima volta chi sostiene che la Sicilia è terra di rossi. Oltre il Lalùci (il vino più conosciuto che ha quasi polverizzato le distanze tra il Grillo e il Sauvignon Blanc) ci sono altri bianchi – forse meno chiassosi – ma di gran pregio. Tra questi uno, l’Adenzia bianco, colpisce per fascino e timidezza. Un vino a tratti misterioso, ponderato, che usa il taglio tra Grillo e Insolia in pari quota per esprimersi in eleganza. Ma non è sempre stato così. Tra il 2008 e il 2010, infatti, l’uvaggio era composto da Grillo e Chardonnay. 

Per sondare il vino abbiamo quindi seguito una piccola verticale tra 2008 e il 2013, sei annate che esprimono – pur con tagli diversi – un territorio unico. Si noti che dopo la fermentazione, pur lavorato in acciaio, il vino resta sulle fecce fini per circa tre mesi. Circa 30.000 le bottiglie prodotte.


(La cantina di Baglio del Cristo di Campobello)


Adenzia 2013, DOC Sicilia

Colore giallo paglierino brillante con qualche riflesso verde. Naso fragrante, freschissimo. Mandarino, pompelmo, pesca bianca, ananas e gelsmino. Quasi un appunto di pepe. In bocca è agile, sapido, dal corpo equilibrato, lieve, piacevole al tatto. La tensione acida ne fa un sicuro vino da affinamento. 

Adenzia 2012, DOC Sicilia

Grillo–Insolia. Colore giallo paglierino brillante. Naso composto, netto, bilanciato. Le note della frutta evolvono verso sensazioni rotonde e più intense. Pesca, nespole, mousse all’arancia. In bocca è armonico, sapido, come il precedente di eccellente beva. 

Adenzia 2011

Grillo–Insolia. Colore giallo paglierino. Naso ordinato, netto. Mela con note floreali di ginestra e zagara. Foglie di citronella. Al gusto è fresco, persistente, spiccata acidità ben bilanciata dall'alcool. Finale morbido e armonico. L’evoluzione è appena iniziata. 


(Angelo Bonetta)

Adenzia 2010

Chardonnay-Grillo. Colore giallo paglierino. Naso intenso, maturo, energico. Frutta a polpa gialla, banana, fiori di camomilla e miele di zagara. In bocca è elegante, aristocratico, di pieno corpo. E’ nella sua migliore fase evolutiva, forse il più bello della verticale.

Adenzia 2009

Chardonnay-Grillo. Colore giallo paglierino con qualche sfumatura oro chiaro. Al naso sono ancora ben vive le note floreali, di agrumi e pesca gialla. Si aggiungono riconoscimenti di erbe officinali e di mandorla dolce. In bocca è pieno, ricco. Si caratterizza per un palato sapido ed equilibrato, sempre ben bilanciato in freschezza. Nel finale prevale la sensazione calda.

Adenzia 2008

Chardonnay-Grillo. Colore giallo paglierino con qualche riflesso oro. Naso sorprendente. Permane, nonostante il tempo, un’incantevole aromaticità e la sensazione della frutta a polpa bianca, tra cui pesca e nespola. Non ci si stupisce del Grillo quale incrocio tra Catarratto e Zibibbo. In bocca regala è sapido, morbido, appena cedevole.


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