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Le grandi verticali

Come cambia il Brunello di Montalcino di Cinelli Colombini: 60 anni di storia in 7 bottiglie

09 Febbraio 2016
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Una verticale “storica” organizzata da Stefano Cinelli Colombini presso la Fattoria dei Barbi che ha permesso di valutare l'evoluzione del rosso toscano

(I Brunello di Montalcino de La Fattoria dei Barbi in degustazione)

Di recente ho avuto il piacere di partecipare ad una verticale del suo Brunello di Montalcino organizzata da Stefano Cinelli Colombini nella Fattoria dei Barbi, una delle cantine più antiche di Montalcino ancora in attività.

Piacere doppio perché alla Fattoria dei Barbi mi lega un piacevole ricordo, fu infatti la prima cantina che visitai quando ancora giovane appassionato misi per la prima volta piede a Montalcino e il loro fu la mia prima bottiglia di Brunello acquistata a Montalcino. I Colombini, nobili di origine senese, possedevano proprietà a Montalcino sin dal 1352, la Fattoria dei Barbi, più di 300 ettari, è stata invece fondata intorno al 1790 mentre esistono dei documenti che certificano che già nel 1817 il vino dei Cinelli Colombini veniva venduto all’estero, in Francia per essere precisi. D'altronde i Cinelli Colombini custodiscono gelosamente nella loro cantina esemplari di tutti i vini imbottigliati dal 1870 ai giorni nostri. Attualmente la fattoria dei Barbi può contare su 66 ettari vitati e una produzione annua che si attesta intorno alle 600 mila bottiglie. Oltre a produrre vino Stefano Cinelli Colombini supervisiona personalmente la produzione di salumi e formaggi della Fattoria così come segue personalmente la Taverna dei Barbi, il ristorante all’interno della Fattoria specializzato in cucina ilcinese e toscana. Una grande realtà dinamica ed importante per il territorio quella di Stefano da sempre impegnato nella valorizzazione di Montalcino e dei suoi vini. La verticale partendo dal 1957 racconta con una bottiglia per decennio gli ultimi 60 anni di storia ed evoluzione vitivinicola della Fattoria dei Barbi, inevitabilmente intrecciate con quella del Brunello e di Moltalcino, dove spesso e volentieri i Cinelli Colombini sono stati precursori ed innovatori.

Il 1957 è stata un’annata caratterizzata da una gelata a maggio che colpì gran parte della Toscana, i danni a Montalcino furono limitati perché le viti ancora non erano in piena vegetazione. Nonostante l’episodio della gelata l’andamento climatico fu estremamente regolare e l’annata fu considerata a 4 stelle. Nel bicchiere il vino colpisce subito per il colore che nonostante viri decisamente sull’aranciato è ancora brillante e vitale. Anche al naso il vino ha ancora molto da dire i profumi spaziano dal fungo alla torba, ma anche sentori balsamici e di liquirizia, corteccia di conifera, humus, pelle conciata, ferro, in quegli anni ricorda la signora Francesca, la mamma di Stefano, gli inverni erano molto freddi e per far partire la malolattica si usava accendere dei bracieri in cantina. In bocca il vino è ancora vivo, l’acidità da la sensazione di essere ancora un filo astringente e i tannini ancora vitali, la sosta, l’approccio è sapido e fresco di percezioni balsamiche che lo accompagnano sino in fondo. Dopo qualche minuto nel bicchiere il naso si arricchisce di rimandi a rose appassite, cannella e arancia disidratata.

Il 1965 dopo un giugno molto caldo ha avuto un andamento regolare con un settembre molto ventilato e caratterizzato da escursioni termiche più alte del solito. Anche questa annata, da molti considerata minore, arrivava dopo il mitico 1964, fu valutata con 4 stelle. All’esame visivo il vino si presenta sempre decisamente sul mattone anche se viene fuori ancora qualche riflesso rubino. L’attacco al naso rimanda al sottobosco, tartufo, liquirizia, fiori secchi, tabacco, caffè, chiodi di garofano le note minerali invece sassose di pietra focaia, dopo una sosta nel bicchiere vengono fuori anche sentori mentolati e di ginepro. In bocca è ancora freschissimo, turgido, di bella ampiezza e lunghezza, decisamente sapido e nel finale tornano le nuance mentolate ormai ben avvertibili al naso.

L’annata 1977 è stata invece caratterizzata da una primavera fresca e piovosa, un’estate calda ma senza picchi di temperatura e un settembre soleggiato. Stefano Cinelli ricorda che sia Veronelli e Wasserman avevano considerato il Brunello dei Barbi il migliore di quell’annata che fu valutata con 4 stelle. Nel bicchiere il colore, tra il marrone ed il granato, è comunque limpido e brillante, al naso ai sentori terziari, sottobosco, fiori secchi, funghi, cuoio, cannella e noce moscata vengono fuori più fresche note fruttate, di mela cotogna e balsamiche. In bocca il frutto è ancora più avvertibile ed integro, le note minerali avvertite al naso si ripresentano sotto forma di sapidità che ben combinata con l’acidità ne accentua la freschezza, persistente e vitale sino in fondo. Il 1977 è stata la prima annata seguita per intero da donna Francesca Cinelli Colombini che aveva appena preso in mano le redini aziendali subentrando al padre.

Nel 1982 l’estate è stata calda e siccitosa, ad agosto le abbondanti piogge contribuirono invece ad una ripresa del sangiovese che a luglio era andato in stress idrico, l’annata comunque fu anch’essa valutata con 4 stelle. Di un bel granato inteso e ancora brillante al naso si presenta con sentori di frutti rossi in confettura, sottobosco di conifera, cuoio rosa appassita e pasticceria, ma anche spezie come pepe rosa e cannella erbe officiali seccate, tabacco da sigaro e frutta secca. Complesso ed accattivante anche al palato, dove il frutto si fa spazio tra tannini, acidità e rimandi speziati, profondo e persistente anche il lungo finale.

L’annata seguente in degustazione il 1995 fu caratterizzata da un’estate funestata dal maltempo, rovesci torrenziali, temporali e perfino grandine imperversarono fino ad agosto, un settembre caldo e asciutto invece raddrizzò un’annata che sembrava perduta tanto da essere classificata poi a 5 stelle. All’esame visivo il vino si presenta di un bel rubino granato dai riflessi intensi e vivaci, il vasto ventaglio olfattivo all’inizio è dominato da sentori agrumati, chinotto e buccia di arancio candita, che con l’ossigenazione lasciano spazio alla viola mammola, frutti rossi maturi e amarena sotto spirito, erbe aromatiche, spezie dolci, cioccolato e liquirizia, ma anche sentori balsamici e minerali. In bocca ha spessore, bella persistenza e un frutto ancora integro e polputo, lungo e persistente anche il finale tenuto su da un’acidità ancora vivace.

Con la penultima annata, il 2008, siamo ai giorni nostri, il freddo e la pioggia di primavera praticamente si sono protratte sino a fine giugno, luglio e agosto invece sono stati caldi, le uve perfettamente maturate sono state raccolte in leggero anticipo, annata valutata a 4 stelle. Di un bel rubino intenso e brillante con riflessi ancora più scuri si presenta al naso con profumi fitti e variegati, si riconoscono innanzitutto le spezie dolci, cannella ma anche cardamomo e pepe, frutti di bosco maturi, more in particolare e poi ciliegia scura, i toni floreali virano decisamente verso la viola e non mancano richiami alle erbe aromatiche fresche, la mineralità è iodata, dopo qualche minuto nel bicchiere mentre scendono in sottofondo le note speziate e prende consistenza il frutto e si aggiungono delle note balsamiche che ricordano l’eucaliptolo. Di gran carattere anche il sorso, pieno, nervoso, spesso dove il frutto è arricchito da una fresca e sapida corrente acida mentre il lungo finale lascia un netto ricordo di frutti rossi e liquirizia sul palato.

La verticale si è chiusa con il 2010, annata ritenuta da molti la migliore di inizio secolo, le riserve idriche accumulate durante l’inverno e a primavera  che sono state entrambe stagioni piovose e ricche di neve hanno fatto sì che il sangiovese sopportasse bene il caldo intenso di luglio ed agosto, uve perfettamente mature quindi su tutti e quattro i versanti di Montalcino.  Di un bel rubino brillante il 2010 è indubbiamente un vino ancora giovane, Stefano Cinelli Colombini sostiene che grazie alle moderne tecnologie, al controllo delle temperature questo vino tra cinquant’anni sarà ancora più integro e godibile del 1957 appena aperto. Intanto si presenta al naso con profumi intensi e fitti di ribes, more, ciliegia, spezie dolci, acqua di violetta ed iris, balsamico e minerale. La bocca seppur ancor segnata da tannini ancora non domi ha già un buon equilibrio complessivo, struttura e frutto son ben fusi con la trama tannica fitta ed elegante mentre sapidità ed acidità ne accentuano la piacevolezza, lungo ed intenso il finale. Una verticale questa che oltre a dare ulteriore prova della longevità e della versatilità del sangiovese sottolinea anche dalla degustazione dei vari millesimi e dalla visita in cantina che l’ha preceduta come i Cinelli Colombini alla Fattoria dei Barbi abbiano sin dall’inizio saputo coniugare le moderne tecnologie a tradizione, tipicità e territorio. 

M.L.