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Comunicare il vino, dieci trend secondo Im*Media per non sbagliare

18 Luglio 2023
I nuovi trend per comunicare il vino I nuovi trend per comunicare il vino

Comunicare il vino è una cosa da esperti. Lo sanno ormai benissimo i produttori italiani che ogni giorno devono affrontare questa importante tematica. La comunicazione ormai è fondamentale per promuovere i proprio prodotti in Italia e all’estero. E va fatta in maniera accurata. E professionale. Come spiega l’agenzia Im*Media che progetta, disegna, sviluppa e fa evolvere sistemi di comunicazione digitale. La comunicazione, in generale, ma soprattutto quella del mondo del vino, è in costante evoluzione tra nuove dinamiche digitali e tendenze consolidate che, sul web, riprendono vigore. Il digitale si afferma come mezzo per eccellenza per farsi conoscere; il naturale processo di digitalizzazione produce nuove forme e nuovi canali per proporsi ai consumatori e raccontare le etichette, la storia, i terroir.

 

 

 

Dieci trend per non farsi trovare impreparati

Ed ecco, secondo gli esperti di Im*Media, quali sono gli ultimi trend che coinvolgono il settore vinicolo. Il primo è la ricerca di un approccio empatico con la natura. La valorizzazione del rispetto e del risparmio delle risorse del pianeta è una tendenza ormai consolidata. Per le aziende, dunque, diventa sempre più importante informare e supportare i messaggi con l’utilizzo di dati concreti e approfondimenti. L’attenzione posta sulle certificazioni, l’efficienza energetica, l’agricoltura priva di pesticidi è spesso unita al concetto di prossimità: la rilevanza del rapporto con il proprio territorio. Gli utenti sul web cercano una comunicazione che descriva le best practice del settore, valorizzi i vitigni autoctoni e la localizzazione delle materie prime. Al secondo punto c’è la “Social Responsibility”. Anche il comparto enologico partecipa attivamente e in maniera solidale al bene comune. Se non c’è business senza etica e creazione di valore condiviso, la social responsibility diventa il nuovo paradigma. Terzo punto, la “Customer Centricity”, ossia la comunicazione su misura. Significa progettare per fare una comunicazione che sia in grado di raggiungere perfettamente il proprio pubblico. E questo vuol dire costruire una relazione diretta e partecipata. Gli utenti richiedono maggiormente una comunicazione personalizzata e orientata all’ascolto e al dialogo, piuttosto che un racconto autoreferenziale centrato sul prodotto.

Consumatori sempre più... digital

I consumatori prima di comprare un prodotto o usufruire di un servizio, consultano il sito, guardano le pagine social, cercano informazioni online sulle varie piattaforme. E le aziende devono essere là dov’è il pubblico, in tutti quei luoghi online in cui le persone trascorrono del tempo e dialogano. Le persone diventano co-creatori di contenuti e non solo fruitori passivi. Questo si chiama anche “Content remix”. Che è il quarto punto di questa importante lista scritta da Im*Media. Le persone online diventano prosumer: non si limitano al ruolo passivo di fruitori, ma partecipano attivamente al racconto del brand e dei prodotti. Questo permetterà di creare una strategia di successo in grado di coinvolgere le community e potenziare la notorietà del brand. Si consolida ancora di più la tendenza del Food Pairing, l’abbinamento tra due o più alimenti o bevande con lo scopo di esaltarne le caratteristiche, attraverso un gioco di aromi e fragranze. Ecco il quinto punto. Quando il Food Pairing incontra blend e vini autoctoni, a essere abbinate alle bottiglie sono spesso le materie prime stagionali. Un approccio etico verso la terra e l’uva che valorizzano il contatto intimo con il territorio. E sono tantissime le cantine che utilizzano il Food Pairing come leva di business. Una comunicazione semplice e diretta che fornisce informazioni utili al pubblico, che coltiva relazioni e che suscita curiosità attraverso contenuti coinvolgenti sviluppati in chiave narrativa grazie alla logica dell’infotainment che unisce l’esperienza di degustazione con la cultura di un particolare territorio, esaltandone sinergicamente i sapori.

Storytelling ed enoturismo

Altro punto chiave, il sesto, è l’enoturismo, ossia sfruttare la vocazione turistica del territorio per offrire esperienze di gusto ancora più autentiche e complete. Il racconto dei luoghi, le attività da praticare nelle vicinanze, le suggestioni che esprimono i terroir, le tradizioni, le fasi produttive, l’entrare in contatto con le persone del luogo e conoscerne la cultura, permette di assaporare appieno le caratteristiche del vino.
Attività a carattere informativo o ricreativo accompagnano la degustazione, creando un’esperienza sensoriale completa e immersiva. Ma nella comunicazione non va mai tralasciato il fatto che i consumatori tendono a preferire brand che hanno radici profonde e che credono nell’innovazione dei prodotti. Ecco, questo punto, il settimo, gioca oggi un ruolo fondamentale nella mente del consumatore. L’immissione nel mercato di nuove tipologie di vini, che affiancano le storiche etichette, fa sì che il consumatore percepisca chiaramente l’identità del brand e, contemporaneamente, la sua attenzione ai nuovi metodi di coltivazione e produzione. Fondamentale è anche quello di sfruttare le nuove tecnologie. E tra queste, molto importante è l’uso del QR Code. Dall’8 dicembre 2023, secondo il Regolamento europeo, sarà obbligatorio indicare l’elenco degli ingredienti in etichetta e la dichiarazione nutrizionale dei vini. Lo sviluppo degli strumenti digitali permette l’integrazione di queste informazioni, per esempio attraverso l’uso dei QR Code stampati sull’etichetta che rimandano a una landing page dove leggere nel dettaglio tutte le informazioni. E gli usi del QR Code non si fermano qui: in chiave promozionale si può utilizzare su una brochure per rimandare l’utente alla scheda prodotto sull’e-commerce. Oppure, si può inserire sull’etichetta e collegare alla “Carta d’Identità” del vino la scheda prodotto che ne racconta la storia, dalla vigna al calice, con i possibili abbinamenti e le curiosità legate alla bottiglia. Gli ultimi sviluppi, invece, lo vedono reindirizzare a pagine dedicate ai sistemi messi in atto per il rispetto della sostenibilità.

Il futuro degli Nft

Si chiamano Nft, (Non-fungible token). Lo scopo di un NFT è di fornire e certificare al compratore di un oggetto digitale la sicurezza che questo non possa essere copiato o trasferito senza il proprio consenso ad altri. Quali possono essere gli usi di un NFT in questo settore? Lo spiega Im*Media nel nono punto. Sono già diverse le cantine che hanno associato una bottiglia di vino reale a un NFT. Chi l’ha acquistata è diventato così proprietario di un oggetto che non detiene fisicamente. Inoltre, secondo quanto riporta Wine-Searcher, il certificato digitale firmato tramite blockchain accompagna la bottiglia ogni volta che questa cambia di proprietario, rendendo i collezionisti certi dell’autenticità della bottiglia. Infine, un’altra possibilità d’uso nel settore è quella proposta dalla Italian Wine Crypto Bank, che consente l’acquisto attraverso criptovalute. Sono gli acquirenti a decidere se riscattare le bottiglie personalizzate o se conservarle nel magazzino della banca in Belgio. Così, non solo il valore del vino aumenta ogni mese, ma la clientela ottiene anche dei bonus in base all’andamento della criptovaluta usata. Ultimo punto, i web Tasting, ossia gli incontri virtuali con Proprietari e Sommelier. L’uso dello storytelling per raccontare il territorio e le etichette, materiali audiovisivi coinvolgenti e un linguaggio semplice e informale avvicinano sempre di più le cantine a nuove fette di pubblico, in modo diretto e interattivo. Attraverso i podcast, per esempio, alcune cantine hanno instaurato un legame diretto con i propri consumatori, offrendo vantaggi indubbi a chi ama il genere: è possibile così informarsi e rimanere aggiornati sul mondo del vino, senza particolari costi e svolgendo contemporaneamente altre attività. A seguire i contenuti audio-podcast è spesso un pubblico molto giovane: oggi il 68% degli ascoltatori ha tra i 25 e i 34 anni. Il periodo della pandemia ha dato vita all’esperienza di degustazione video-guidata, con il produttore dell’azienda vitivinicola nella comodità di casa propria. Oggi questo trend si è consolidato: la wine experience online è una delle strategie che integra il marketing mix di molti brand vinicoli. Oggi non essere presenti online è un’opportunità non colta. Dall’ottimizzazione sui motori di ricerca a un sito responsive, passando per i social e le campagne di web marketing, il legame tra vino e digital è un binomio indissolubile. E, proprio come un buon vino, la presenza strategica del brand online è parte di un processo che va progettato con cura e seguito con passione. Da più di 25 anni, con una squadra di oltre 50 professionisti, e con oltre 45 clienti del settore, Im*Media> è al fianco di grandi e piccole aziende food & wine, nella loro evoluzione digitale. Spaziando dal mare ai monti Im*Media promuove eccellenze enogastronomiche, contribuendo al loro sviluppo”.